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Manuale Prev. Incendi

                                                                                      MANUALE TECNICO

 
 
 
 

La caccia del futuro, è sempre più impegnata per la riqualificazione del cacciatore moder­no, ormai da anni volge il suo sguardo anche in altre dire­zioni, in altri campi della vita sociale e della collettività; tra questi la gestione dell'ambiente è uno dei principali, e, in esso, la difesa del patrimonio boschivo ci sta particolarmente a cuore.La natura è infatti il grande e meraviglioso stadio nel quale eser­citiamo il nostro sport, e vogliamo che essa sia il più possibile pre­servata da quel degrado ambientale che ormai investe tutto l'habi­tat umano. Tra questi fattori di degrado uno dei più importanti è rappresentato dagli incendi boschivi, che ogni anno ripropongo­no in maniera drammatica la necessità di concorrere tutti ad una efficace opera di salvaguardia di questo patrimonio.

L'Italia è infatti uno dei Paesi del bacino mediterraneo più sog­getti al rischio degli incendi estivi, poiché le temperature e la sicci­tà che si manifestano in certi periodi dell'anno favoriscono la tra­scuratezza, la distrazione, l'incoscienza o la volontà dell'uomo. Non dobbiamo dimenticare, che la maggior parte degli incendi che col­piscono le aree verdi del Paese sono determinati da colpa o da do­lo: dall'irresponsabile o dal piromane. II cittadino, quindi, deve im­parare a convivere con la natura e a contribuire, nei limiti delle sue capacità, alla difesa del bene comune.

Il volontariato, infatti, è tale solo se qualificato e preparato ad operare in maniera efficiente, e questa preparazione può concre­tizzarsi a fianco della Protezione Civile.

È per questo, che ho pensato a questo manua­le, che vuole essere un insieme di norme di comportamento, un rias­sunto di suggerimenti e di indicazioni da seguire per sapere come agire sul territorio tanto nella fase di prevenzione che in quella di emergenza, per essere realmente pronti a svolgere il com­pito con competenza ed entusiasmo.

 

 
 IL MANUALE
 
Rappresenta in altre parole, il mezzo di mobilitazione di un «eser­cito» di cacciatori forte di circa 850 mila uomini sul fronte degli incendi estivi, che può contribuire in maniera rilevante non solo alla salvaguardia dei nostri boschi ma anche alla diffusione di una mentalità più attenta verso gli interessi di tutti.
 
Solo così il cacciatore può   Essere veramente parte funzionale di un sistema più complesso nel quale assolvere il proprio ruolo con coscienza e passione ma an­che con serietà e preparazione, nella speranza che il suo contribu­to, anche se piccolo, possa essere di aiuto alla salvaguardia ed alla difesa dell'ambiente in cui viviamo, per poterlo lasciare alle gene­razioni future, che già oggi ce lo chiedono, migliore di come l'ab­biamo trovato.

LA PREVENZIONE DEGLI INCENDI BOSCHIVI

 

Molti incendi sono causati da fattori naturali, anche se pure in questi c'è sempre una componente umana. La maggior parte di es­si, però, sono più o meno volontariamente causati dall'uomo.Se è vero, infatti, che gli incendi dolosi costituiscono una note­vole piaga nel nostro Paese, è altrettanto vero che la maleducazio­ne e l'incuria di chi frequenta i boschi costituiscono il motivo do­minante dell'insorgere degli incendi per cause naturali: mozziconi dì sigaretta, fiammiferi e cerini, fuochi per pic-nic, depositi dì im­mondizie, frammenti di vetro: sono, questi, solo alcuni «segni tan­gibili» di questa poca civiltà.La prima opera da fare è quindi di divulgazione e di promozione dell'idea che il bosco è una zona di ricreazione ed un patrimonio collettivo,alla salvaguardia del quale ognuno può e deve dare il suo contributo.

ALLARME

Non sempre la vigilanza e la prevenzione sul territorio danno i frutti sperati: ci sono infatti situazioni nelle quali potremmo tro­varci di fronte a fumo e, di conseguenza, a dover decidere il da farsi.La prima valutazione che va fatta è proprio sul tipo e sulla quan­tità dì fumo; bisogna, infatti, riuscire a distinguere i «falsi fumi», quelli che possono costituire una fonte di inganno, e cioè: rocce grìgie, polvere di strada, scarichi di impianti industriali, depositi di immondizie, case, campeggi, ferrovie ed altre attività umane che producono, appunto, questi «falsi fumi».Quando si avvista quello che sembra essere un incendio, quindi, bisogna decidere anzitutto in base a quanto detto sopra, alla propria esperienza ed alla conoscenza del territorio  se il fumo è vero o falso.Nel caso questo fumo sia vero, allora bisogna decidere se può costituire ragione di allarme; questa è una decisione non sempre facile ma che comunque deve essere presa rapidamente, così come rapidamente devono essere valutate ed eventualmente trasmesse le conclusioni; in caso di dubbio è preferibile fare la segnalazionelasciando poi la valutazione ai tecnici sensibilizzati sul rischiopiuttosto che lasciar ingrandire un incendio sulla cui consisten­za iniziale si hanno dei dubbi.

 Le cose principali da segnalare sono:

— ÌI punto dì osservazione

— la collocazione rispetto alle caratteristiche locali del paesaggio

— l'oggetto che brucia

— l'aspetto del fumo

— la direzione e l'intensità del vento

— la distanza del fuoco dal punto di osservazione

— la superficie stimata dell'incendio

— l'ubicazione del fuoco in comune o frazione

— il punto di origine del fuoco

— il momento stimato in cui è iniziato l'incendio

— il momento in cui è stato individuato

— se l'osservazione è fatta da un osservatorio attrezzato l'ango­lo orizzontale (azimut) e l'angolo verticale del punto in cui c'è l'in­cendio.

Quando si sono valutati tutti questi elementi, bisogna trasmet­tere la segnalazione al Centro Operativo più vicino (l'elenco in un capitolo a parte, più avanti); l'imporrante sono, oltre alla tempe­stività, la chiarezza e la sinteticità della segnalazione da effettua­re. Una volta trasmessa la segnalazione, bisognerà aspettare sul posto l'arrivo della squadra antincendio del Corpo Forestale o dei Vigili del Fuoco. Nel frattempo converrà continuare a tenere sotto con­trollo, almeno visivo, il fuoco.

 

FUOCO: CARATTERISTICHE E COMPORTAMENTO

E opportuno conoscere ciò che determina l'origine di un fuoco, ciò che lo fa sviluppare, e ciò che aumenta la rapidità e la direzione di diffusione.Quando sufficiente calore è fornito ad un combustibile, si svi­luppa il fuoco (fig. 1), il quale è il risultato di una rapida combina­zione di combustibile, calore e ossigeno.Il calore è necessario per iniziare la reazione; una volta iniziato, il fuoco produce calore da solo; gli incendi forestali iniziano con sorgenti di calore come scintille, mozziconi di sigarette, ceneri, tu­bi di scappamento di automobili, camion o trattori e fulmini.Le sorgenti dì calore possono anche essere dì natura molto va­ria, specialmente quando, purtroppo, si verifica il caso di incendi dolosi.Il fuoco non può esistere in assenza di calore, combustibile o aria; il principio base di soppressione dell'incendio è di rimuovere il ca­lore o Ìl combustibile o l'aria nella maniera più rapida ed efficace.Il materiale combustibile si può incendiare, anche se non è at­taccato direttamente dalla fiamma, per radiazione o per conven­zione di calore:

1)      Radiazione: la radiazione è la trasmissione di calore nell'aria attraverso raggi. Il calore si può irradiare in tutte le direzioni, pro­prio come il calore che fuoriesce da una stufa. II materiale nell'im­mediata vicinanza di questo calore intenso si può incendiare anche se non è toccato dalle fiamme (Fig. 2).
 
2)      Convenzione: la convenzione è la trasmissione di calore per mezzo di correnti d'aria. Le correnti di convenzione riscaldano il materiale che si trova nello spazio intorno all'incendio o al di là della linea e lo rendono più combustibile. Se il materiale è molto vicino a queste correnti può addirittura essere incendiato dal solo calore (Fig. 3).

 

FATTORI CHE INFLUENZANO  LA DIFFUSIONE DEL FUOCO

 Ci sono molte cause che determinano il comportamento del fuo­co, ma i fattori principali che influenzano la sua diffusione sono tre:

Tipo di combustibile, condizioni del tempo e pendenza del ter­reno.

 

 1) combustìbili; I combustibili naturali sono comunemente di­visi in due grandi gruppi:

    combustibili rapidi: erba secca, foglie secche, aghi, arbusti e piccoli alberi

    combustibili lenti: ceppaie, tronchi, ramaglia, humus gresso.

2)Tempo: Le condizioni del tempo che ci interessano sono il vento, l'umidità e la sua temperatura.

     Vento: più è forte, più rapida è la diffusione del fuoco, in quan­to il vento arreca al fuoco stesso una provvista addizionale di ossi­geno, dirige il calore verso il combustibile vicino e, facendo volare scintille e tizzoni al di là del fuoco principale, causa nuovi focolai di incendio. Inoltre l'aria calda causata dal fuoco sale e viene via via sostituita da aria fredda; il fuoco, quindi, determina nel terri­torio correnti d'aria che si aggiungono all'effetto dei venti preva­lenti. Per effetto del calore del terreno, infine, si consideri che le correnti d'aria risalgono valli e pendici durante il giorno e le di­scendono, invece, nella notte: la direzione del vento nelle valli e nelle pendici deve, quindi, essere ben valutata allorché si progetta un attacco all'incendio.

    Umidità: sottoforma di vapore acqueo, l'umidità è sempre pre­sente nell'aria ed agisce sulla quantità di umidità presente anche nei combustibili; ovviamente più umidità c'è nel combustibile più lentamente brucerà il fuoco. Inoltre l'aria è, generalmente, meno asciutta durante la notte, perché l'umidità dell'aria notturna viene assorbita dai combustibili; per questo motivo di notte un incendio brucia più lentamente che durante il giorno, e, in caso di emergen­za, è quindi importante sfruttare al massimo proprio le ore notturne.

    Temperatura: i combustibili riscaldati dal calore solare brucia­no più rapidamente dei combustibili freddi; la temperatura del ter­reno, inoltre, agisce sulle correnti d'aria; infine il caldo agisce sul­l'uomo opprimendolo e rendendogli più faticoso e scomodo lavo­rare. E facile intuire, quindi, come la temperatura dell'aria abbia un effetto diretto sulla lotta agli incendi (Fig. 4).

 3) Pendenza: La pendenza agisce fortemente sulla diffusione del fuoco in due maniere; riscaldando preventivamente il terreno e de­terminando un tiraggio. Infatti se il vento non è sufficientemente forte da influenzarne altrimenti la diffusione, un incendio si svi­lupperà più rapidamente in salita che in discesa. In salita le fiam­me sono più vicine al combustibile, e questo causa un pre­riscaldamento sia del terreno che del combustibile stesso e, quin­di, un'accensione più rapida. Il calore che sale su un terreno in pen­denza causa una corrente d'aria che aumenta ulteriormente la ra­pidità di diffusione del fuoco. Inoltre in pendici ripide grossi tiz­zoni ardenti possono rotolare lungo il pendio, innescando nuovi fo­colai .

SOPPRESSIONE DELL'INCENDIO

Premessa

Questa parte del capitolo riguarda più strettamente il comporta­mento da tenere e le azioni da compiere per la soppressione degli incendi.Bisogna, però, assiderare che:

in lìnea di massima si lavorerà sempre in ausilio a forze pre­parate ed addette a questo settore (Protezione Civile, Corpo Fore­stale, Vigili del Fuoco o Aeronautica Militare), e quindi agli ordinidi queste.

qualora ci si trovi da soli e in attesa di aiuti, organizzarsi con calma e secondo i suggerimenti forniti di seguito, ma mai ponendo a repentaglio la propria sicurezza personale o quella di altri compo­nenti la forza d'attacco all'incendio.

 

Criteri Generali

Ogni persona incaricata di combattere un incendio deve tenere presenti le regole che seguono:
tenersi informato sulle condizioni e previsioni del tempo
essere costantemente informato sul comportamento dell'in­cendio
agire in conformità al comportamento attuale e previsto del­l'incendio
avere zone di sicurezza per ognuno e farle conoscere
mettere alcuni osservatori in caso di pericolo
essere veloci, mantenere la calma, pensare chiaramente ad agire con decisione
tenersi in contatto con gli altri compagni, capo squadra e con le forze ausiliarie, volontarie e non
ricevere e dare istruzioni chiare e precise ed assicurarsi che siano capite bene
combattere l'incendio energicamente ma badare prima di tutto alla sicurezza personale.
Bisogna, inoltre, imparare a considerare l'incendio nel suo insie­me, analizzandolo nelle singole parti che dovessero richiedere ope­razioni diverse e scegliendo ed adoperando metodi dì lotta al fuoco già sperimentati e ritenuti validi ed efficaci sulle singole parti del­l'incendio, come quelli che seguono.
 

Soppressione Piccoli Incendi

Gli incendi piccoli presentano gli stessi problemi di soppressio­ne e richiedono le stesse operazioni dei grandi incendi.La soppressione efficace dei piccoli incendi comprende queste fasi: avvicinamento, scelta del luogo dove preparare la linea di con­trollo, preparazione della linea stessa, estinzione completa, controllo del luogo dopo l'estinzione dell'incendio, abbandono della zona. Di seguito, a questo proposito, forniamo alcuni esempi concreti da seguire.Primo attacco al piccolo incendio: Chi raggiunge prima l'ìncendìo ha numerosi problemi. Si trova davanti al problema dì decide­re qual è il lavoro da farsi per primo.

Dopo aver valutato velocemente le condizioni all'interno dell'in­cendio, intorno ad esso e nell'area circostante verso cui sta divam­pando, sceglie, d'accordo con il suo capo squadra, il punto più idoneo per Ìl primo attacco al fuoco:
 
     deve girare intorno all'incendio o trovare un punto favore­vole da dove poterne ispezionare l'intero perimetro;
 
     deve prendere nota di:
 
materiali (combustibile) in fiamme nell'immediata vicinanza del limite, particolarmente tronchi,ceppi, tronchi abbattuti, cespuglie gruppi di novellarne
materiali sul percorso di propagazione dell'incendio
barriere naturali quali strade, corsi d'acqua o terreno nudo
pendìi
condizioni atmosferiche (vento, temperatura, umidità) e ora del giorno.
 
•   deve stabilire:
i luoghi pericolosi dove il fuoco può divampare
il punto migliore per l'attacco
la possibilità per gli uomini di lavorare senza pericolo
la causa dell'incendio (se causato dall'uomo, trovarne la te­stimonianza e conservarla).
 

 Norme generali utili per il primo attacco

   -    adoperare acqua o terra per raffreddare ed estinguere i focolai

-  compiere operazioni di controllo provvisorie costruendo una fascia sterrata
           fissare il punto d'inìzio della fascia ad una strada o ad una barriera naturale, in maniera da   ridurre la possibilità di essere ag­girato dall'incendiocome prima operazione isolare il fuoco dal   materiale più pericoloso ed impedire che esso attacchi combustibili rapidi (boschi gio­vani, cespugli etc. o zone coperte da ramaglia)
 
 
delimitare l'incendio ad un'area più estesa piuttosto che la­sciare che si sviluppi su più fronti
 
 
scegliere il luogo adatto, preparare la fascia e allontanare il materiale che si può far rotolare, perché non vada al di là della fa­scia stessa
 
non lasciare combustibile, né aree non bruciate, nelle vici­nanze della fascia
 
per essere sicuri che il controllo possa essere fatto entro un certo limite di tempo, vale la pena di sacrificare una certa superfi­cie per facilitare la costruzione della fascia su posizioni di maggiorsicurezza
 
sfruttare quanto più possibile le barriere disponibili
 
se non è possibile controllare tutto l'incendio, avvertire il ca­po squadra e compiere qualche operazione efficace su almeno unaparte dell'incendio
 
in casi particolari coordinati dal capo squadra, si ricorre al controfuoco. Questo è un fuoco acceso intenzionalmente in un punto della linea o lungo i fianchi di un incendio che si stia propagando rapidamente, e si accende quando non sì può praticare l'attacco di­retto. Per compiere questa operazione bisogna conoscere bene il comportamento del fuoco specialmente in presenza di vento; in gior­nate caratterizzate da contrasti di venti l'adozione di tale tecnica è da escludersi.Si tenga anche conto che il pericolo dell'incendio varia da me­dio a forte: tronchi, piante secche ed altri combustibili sono facil­mente infiammabili, e qui il fuoco può avanzare abbastanza rapi­damente e creare nuovi focolai.
 
 
Piccolo Incendio tra Combustibili Lenti 
 
Nel caso di un piccolo incendio a fiamma intensa che bruci tra combustibile lento, bisogna gettare terra su quest'ultimo per raffreddare il fuoco e, successivamente circondarlo con una fascia ster­rata. Il raffreddamento del fuoco a mezzo della terra riduce il peri­colo che si formino dei nuovi focolai, mentre la fascia sterrata che delimita l'incendio interrompe la linea del combustibile a terra .Sì può anche battere il fuoco con pale o frasche.

 

Piccolo Incendio tra Combustibili Rapidi

Nel caso di un piccolo incendio a fiamma intensa che bruci tra combustibili rapidi, bisogna spruzzare o gettare acqua alla base della fiamma per raffreddare fi fuoco e, successivamente, circondarlo con una fascia sterrata. Il raffreddamento del fuoco a mezzo dell'ac­qua permette di continuare l'operazione con gli attrezzi più ido­nei; la fascia sterrata deve essere realizzata anche se l'acqua ha spen­to il fuoco, per impedire che questo si accenda e si propaghi di nuovo dove l'acqua è evaporata (Fig. 7).Considerare che, almeno in linea di principio, lo spruzzo polve­rizzato dell'acqua è più efficace del getto diretto. Anche in questo caso il fuoco può essere battuto, con pale o frasche.

Incendio di una pianta in piedi o di un tronco abbattuto

Qualora una pianta ancora in piedi o un tronco abbattuto stiano cominciando a bruciare, gettare terra e/o acqua alla loro base, per impedire — soprattutto nel caso di una pianta ancora in piecli — che le fiamme si propaghino in alto verso la chioma della pianta.Ottenuto in questo modo il raffreddamento del combustibile, raschiare o togliere il materiale in fiamme con un'ascia o con una pala, facendo attenzione ai pezzi di corteccia ardenti che volano ed ai rami che cadono (Fig. 8).

 

 

 

 

Incendio a chioma dì novellami, ceduio arbustelli in fiamme

Bisogna gettare acqua e/o terra alla base dell'incendio, per im­pedire che questo si propaghi alla cima della chioma, avendo anche cura di togliere rami o altro materiale che si trovino davanti all'in­cendio (Fig. 9).

 

 

Incendio ai lati di una valle o di una strada

Seguire le procedure di cui sopra dando la priorità al fronte del­l'incendio meno esteso, per limitare le fiamme ad un solo Iato della valle e della strada.
Incendio in un pendio
Costituire subito una fascia sterrata a valle dell'incendio, raschian­do il terreno; spostare poi Ì tronchi abbattuti per evitare che roto­lino e, possibilmente, trascinarli in una fossa, senza però seppellirli. Scavare una fossetta intorno ai tronchi ancora in piedi, per raccogliere Ì tizzoni che cadono dalla pianta ad evitare che rotoli­no. Raffreddare il combustibile con acqua o terra mettendo in atto le procedure di cui ai precedenti esempi (Fig. 10).
Incendio nelle vicinanze di una strada, dì un corso d'acqua o dì altri ostacoli
Per sfruttare gli ostacoli preesistenti e per poter costruire una fascia sterrata più corta, controllare subito l'incendio sul lato op­posto all'ostacolo in maniera che il fuoco si sviluppi verso di esso, finché quel lato è salvo. Poi prendere nota dei punti migliori per fissare gli estremi della fascia sterrata. Dopo aver costituito que­st'ultima, lasciar bruciare tutto il combustibile all'interno di essa. E molto importante bruciare tutto il materiale fino all'ostacolo prima che l'incendio si possa considerare arrestato, a meno che gli osta­coli stessi non siano sufficientemente larghi per impedire la forma­zione dì nuovi focolai e che il materiale in fiamme rotoli al di là di essi.
Incendio in fabbricati che si sta propagando ad un bosco
Bisogna, anzitutto, evitare il tentativo di salvare l'edificio se in­cendio che si è sviluppato in esso lo ha reso, ad una prima valuta-zione, ormai irrecuparabile. Invece è necessario cercare di fermare il fuoco ed evitare il pericolo di un incendio più esteso nel bosco, scegliendo i punti migliori per l'attacco e spegnendo subito gli even­tuali nuovi focolai causati da scintille, facendo attenzione che non se ne accendano di nuovi ed evitando di attardarsi inutilmente den­tro o nei pressi dell'edificio in fiamme.
Organizzazione per incendi di grandi dimensioni
Gli incendi di grandi dimensioni prevedono ed impongono pro­cedure operative estremamente più complesse e strettamente di com­petenza degli esperti e delle autorità preposte, più specificatamen­te, alla lotta contro gli incendi.Bisogna assolutamente avere sempre presente che in un incen­dio di grandi dimensioni, più ancora che in uno piccolo, esiste un rischio mortale che è quello relativo alla sicurezza personale nostra e degli altri uomini che lavorano con noi. È quindi necessario, an­cora più che nei casi precedenti, agire sotto lo stretto controllo e coordinamento dei tecnici del settore.

Per questo motivo, ed anche perché i grandi incendi sono più difficilmente esemplificabili, non elenchiamo una serie di casi con­creti nei quali potremmo trovarci a dover agire, ma solamente al­cune utili indicazioni sul come organizzarsi nel caso che dovessimo collaborare allo spegnimento di un incendio di grandi dimensioni.

•   Ognuno di noi dovrà:

farsi spiegare dal capo squadra i propri compiti, avendo cura di averli capiti bene

verificare lo stato degli attrezzi da utilizzare e, nel caso si ab­bia la responsabilità anche di altri uomini, anche lo stato degli at­trezzi di questi ultimi

avere cura di compiere un lavoro continuato ma senza spre­chi inutili di forze proprie ed altrui

aiutare il capo squadra nei servizi supplementari

controllare che non ci siano pericoli per la propria sicurezza personale e, se necessario, anche di quella altrui

non mettere a repentaglio la propria incolumità personale cor­rendo rischi inutili e non richiesti

riferire al capo squadra se si è inadatti ad un compito ben specifico e, in caso di responsabilità di altri uomini, se tra questi ce ne sono di non adatti

controllare di avere viveri ed acqua potabile a sufficienza

non ingerire bevande alcooliche

 

•   Qualora un tecnico ci deleghi la responsabilità di altri uomi­ni , quindi del loro comportamento, della loro sicurezza e del lo­ro rendimento ,probabilmente dovremmo dirigere le operazioni necessarie per tutta la durata dell'incendio e rimanere sul posto fi­no a nuove istruzioni. In questo caso, e solo se si verifica questa eventualità, avremo anche delle mansioni supplementari.

Se ci troviamo in prossimità del fuoco queste mansioni supple­mentari consistono nello:

 

1) spiegare fin dall'inizio di ogni turno di lavoro:

il genere di lavoro da compiere

la durata approssimativa del turno

chi è il capo che da ordini

 

2)     organizzare il gruppo in maniera che adempia efficacemente i suoi compiti

3)     spiegare e possibilmente dimostrare agli uomini meno esper­ti come svolgere i compiti loro assegnati

4)     ispezionare frequentemente le zone assegnate per assicurarsi che il lavoro proceda bene.

 

Se invece ci troviamo lontani dal fuoco, queste mansioni sono di:

1)     fare in modo che il gruppo sìa compatto e mantenerlo unito in qualsiasi situazione

2)     controllare le condizioni fisiche e l'equipaggiamento di ogni membro prima di partire e immediatamente dopo l'arrivo sul luo­go dell'incendio

 

3)     prepararsi a relazionare il tecnico del settore sugli uomini anoi affidati, e cioè:

 nome di ogni membro

residenza

eventuale datore di lavoro

ore di lavoro eseguite.

4)sorvegliare il personale nel tragitto tra la base ed il luogo di impiego; guidare attentamente; camminare con prudenza, mante­nendo gli uomini a due metri l'uno dall'altro lungo la fila; far por­tare gli attrezzi correttamente.

 

 RICOGNIZIONE INIZIALE E FINALE

 
Premessa

Come abbiamo sottolineato anche in altra parte di questo ma­nuale molti incendi potrebbero essere evitati con un'operazione di vigilanza sul territorio realmente efficace e capillare. Ma ci sono altri due elementi estremamente importanti ai fini di valide opera­zioni di spegnimento degli incendi: la ricognizione iniziale a quella finale.

 

Ricognizione iniziale

Perché la lotta all'incendio porti dei risultati concreti è necessa­rio che si abbia, anzitutto,una visione chiara della situazione pri­ma dì iniziare le varie operazioni, a costo di ritardare di qualche minuto l'inizio degli interventi. Sarà quindi indispensabile una ve­loce ed esauriente ricognizione della zona,onde acquisire gli ele­menti necessari ad organizzare le successive operazioni di spegni­mento.Questa ricognizione, così come i successivi interventi, andrà com­piuta da soli se per primi si avrà avvistato l'incendio, ed eventual­mente ripetuta in seguito con i tecnici giunti in un secondo mo­mento.La ricognizione avrà una maggiore efficacia se sarà effettuata da chi dispone già di una conoscenza  parziale o totale di quella zona, per cui sarà necessario poter disporre di elementi locali per svolgere questa indispensabile funzione.

 
Ricognizione finale

Molto spesso, la mancanza o la trascuratezza nell'effettuare una ricognizione finale successiva allo spegnimento dell'incendio sono causa di grosse delusioni e di tanto e duro lavoro vanificato. E, questa, una fase da non sottovalutare né trascurare assolutamente.

Terminate le operazioni di emergenza, quindi, sarà non solo ne­cessario verificare che siano stati estinti tutti ì focolai d'incendio e che non ci sia combustibile spento solo parzialmente, ma anche provvedere ad una successiva e continuativa sorveglianza dei luo­ghi ove l'incendio sì è verificato ed è stato estinto; questa sorve­glianza ha lo scopo, indispensabile, di mantenere la zona sotto con­trollo.

 
TERMINOLOGIA

Nel redigere questo manuale abbiamo cercato dì usare termini più semplici possibile, e speriamo di essere riusciti nel nostro in­tento.

Qualche volta però abbiamo dovuto necessariamente usare dei termini cosiddetti «tecnici» che, d'altro canto, potremmo trovarci a dover udire ed usare nelle operazioni di prevenzione, spegnimento e ricognizione degli incendi. È quindi opportuno averne chiaro il significato ed impararli.

Testa o fronte dell'incendio; la parte dell'incendio che si pro­paga più rapidamente, di solito sotto vento o verso la parte alta di una pendice; le altre parti dell'incendio sono chiamate fianchi o code.

Focolaio: fuoco che rimane sopito per un certo periodo di tem­po (o che scoppia improvviso in una zona per apporto di materiali incendiati, faville, pigne, etc.).

Controllo preventivo dell'incendio; abbrucciamento periodico per prevenire l'accumulo di materiali infiammabili che, in caso di incendio, potrebbero causare danni o difficoltà di spegnimento.

Lettiera; strato superiore del terreno formato esclusivamente da aghi, foglie e rami secchi.

Estinzione; operazione successiva alla messa sotto controllo del fuoco, consistente nell'estinzione vera e propria di ogni foco­laio evidente o sopito, nell'allontanamento di materiale combusti­bile e nella sua distruzione con fuoco. Parallelamente all'estinzio­ne si eseguono altre operazioni che impediscono una nuova ripresa del fuoco (abbattimento di piante bruciate, raffreddamento della
cenere, etc.).

 Zona di sicurezza; area usata per sfuggire ad un fuoco che su­peri la linea tagliafuoco e minacci l'incolumità delle persone.

Tenere il fuoco sotto controllo: completare la linea tagliafuoco intorno all'incendio, bruciare i materiali infiammabili in prossimi­tà della linea, raffreddare i punti dell'incendio che presentino pe­ricolo di espandersi.

Lìnea tagliafuoco: ogni barriera naturale o artificiale usata per tenere il fuoco sotto controllo.

Controfuoco: fuoco provocato intenzionalmente al di là di una fascia di controllo, per opporsi ad un incendio che avanza rapida­mente.

Punto di ancoraggio: posizione adatta, di solito una barriera contro il fuoco, da cui iniziare la preparazione della fascia di con­trollo.

Fuoco alto (o incendio delle chiome): incendio che avanza at­traverso le chiome degli alberi o degli arbusti anche indipendentem­ente da un fuoco che passa sul terreno.

Attacco diretto dell'incendio: intervento con terra, acqua o at­trezzi per estinguere le fiamme o per isolare il materiale in fiamme da quello non ancora bruciato.

Fascia sterrata: quella parte della linea tagliafuoco su cui si eli­minano vegetazione, lettiera ed humus grezzo per scoprire il terre­no minerale.

Vampata: improvvisa accelerazione della velocità dell'incen­dio o aumento della sua forza, di breve durata e di difficile con­trollo diretto, in grado di compromettere tutta una situazione sot­to controllo.

Capo Squadra: persona da cui partono gli ordini per eseguire le azioni.

 Nello svolgimento dei compiti di vigilanza potrebbe verificarsi un evento tale da rendere necessario un vostro intervento di «primo» soccorso.

 Perché «primo» e non «pronto» soccorso?

La differenza è semplice ma sostanziale: il «primo» soccorso è quello che si presta nelle primissime ed immediate fasi di una eventuale emergenza, e solo se non si presentano altre alternative. Il pronto» soccorso, invece, è una prestazione sanitaria che è strettamente di competenza dei medici addetti.

Andare quindi alla Sezione Pronto Soccorso

 

 

 

 

 

 

 

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La Smorfia della Regina  La Smorfia della Regina

La beccaccia porta fortuna anche in sogno. Purchè se ne sappiano interpretare le diverse situazioni traducendole poi in numeri da giocare al lotto. Anche questa è caccia......alla fortuna.

Se si sogna:

Una beccaccia: 73

Beccaccia in volo : 39

Beccaccia ferita: 42

Beccaccia morta : 70

Beccaccia mentre cova: 6

Beccaccia cucinata: 31

Beccaccia in gabbia : 13

Beccaccia mentre si spiuma : 60

Beccaccia catturata : 38

Beccaccia venduta : 82

Beccaccia comprata : 75

 


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