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Caccia

 

 

DAI PRIMORDI

Che la caccia sia antica quanto l’uomo è affermazione comunissima,anche perché vera. Basta intendersi sul termine “ uomo “. Probabilmente non lo fu,e quindi non fu neppure cacciatore,il preominide i cui resti fossili sono stati trovati nella celebre cava presso OLDUVAI ( Tanzania ),dove sono stati scoperti i più importanti reperti fossili della specie umana.

Considerato da alcuni studiosi come facente parte del gruppo degli australopitecidi e da altri come un genere a se stante,lo zinjantropo ( questo il nome dato al nostro preominide che visse circa tre milioni di anni prima di Cristo),rappresenta un gradino importante nel processo dell’ominazione,sebbene non possa essere considerato un diretto antenato dell’homo sapiens.

Probabilmente si procurava il cibo anche attraverso la caccia,ma è da supporre che fosse fondamentalmente un raccoglitore di prodotti naturali.

Se vogliamo davvero incontrare il primo uomo cacciatore occorre risalire all’uomo herectus,caratterizzato dalle peculiarità di mantenere la stazione eretta, di correre su due gambe anziché quattro,meno veloce ma più resistente nell’inseguire le prede,  e di avere l’uso articolato della mano. La caccia ha deciso anche l’aspetto fisico,prima eravamo coperti di peli,ma li abbiamo dovuti perdere perché causavano un’eccessivo aumento di temperatura nell’inseguimento. Quest’uomo visse a partire da circa un milione di anni fa e,insieme all’homo habilis,che già aveva la capacità di usare bastoni come armi,di produrre il fuoco e di scheggiare rozzamente la pietra,colonizzò tutto il pianeta. Davvero questi uomini furono grandi cacciatori, anche  perchè  a quel tempo la caccia risultava necessaria per procurarsi cibo.

Cacciatori di mammiferi molto più numerosi ed enormi di quelli attuali,alcuni scomparsi,altri ancora presenti come la renna,le antilopi,gli elefanti,i rinoceronti etc.

La tecnica di usare il fuoco per spaventare gli animali e indurli a correre a precipizio verso trappole e dirupi,fu fondamentale per sviluppare un tipo di caccia a carattere massivo,forse anche troppo distruttiva,ma certamente redditizia.

 

CACCIATORI DA SEMPRE

Per l'uomo la caccia viene prima di tutto.
Dal punto di vista cronologico, uccidere animali per mangiarseli, e per rivestirsi delle loro pelli, è infatti un evento che precede sia l'agricoltura che la pastorizia.

Nel periodo compreso tra 80.000 e 8.000 anni fa,la prima civiltà umana,che fu quella dei grandi cacciatori del Paleolitico,il tempo dell’antica “ selce  ,in quanto le armi principalmente usate erano costituite da selci che venivano arrotondate nella parte che aderiva al palmo della mano e appuntite in quella opposta,per essere usate come corpo contundente,pietre che noi chiamiamo amigdale per la loro forma a mandorla. Si tratta della civiltà dell’homo sapiens,caratterizzato appunto dal fatto di saper lavorare la pietra producendo arnesi rozzi ma funzionali, da utilizzare il legno  e le fibre vegetali per fabbricare armi,di produrre e conservare il fuoco.

Prima dell’homo sapiens furono comunque autori di un importante cultura preistorica gli uomini di NEANDERTAL,vissuti durante la glaciazione wurmiana che si comportarono da valentissimi cacciatori di mammut,renne e rinoceronti lanosi. La caccia dell’homo sapiens fu tragica ed epica insieme,in quanto era rivolta verso animali forti e feroci. Poiché la sopravvivenza dall’orda dipendeva dal valore dei cacciatori,l’importanza di un uomo era proporzionata all’abilità venatoria,alla sua audacia,al suo ardimento,alla sua generosità che,generando ammirazione,gratitudine e rispetto,dettero origine a valutazioni sociali e morali. La divisione delle prede secondo il principio che anche i più deboli dovevano sopravvivere,promosse il concetto di giustizia. In effetti si può dire,che,essendo l’uomo vissuto da cacciatore per il 99% della sua storia,la nostra biologia,la nostra psicologia e le nostre usanze discendono dai cacciatori del passato. In un senso molto reale il nostro intelletto,i nostri interessi,le nostre emozioni e la nostra vita sociale fondamentale sono tutti prodotti evolutivi originati dal successo dell’adattamento del cacciatore.

 

LA CACCIA NELL’ANTICHITA’

Le prime immagini di caccia che possediamo nascono nelle caverne, in cui occasionalmente o stabilmente si rifugiavano le comunità degli uomini preistorici,i cacciatori del paleolitico.

Di caverne ne sono state ritrovate tante e nelle quali i graffiti rappresentano un’azione,una pratica magico religiosa, singoli animali isolati

Ma anche scene di caccia. La caccia vera e propria che si compiva senz’altro in condizioni analoghe a quelle rappresentate. Prima di trovare ancora raffigurazioni di cacciadovranno passare millenni fino ad arrivare  alla civiltà Egizia. In una tomba  è stato ritrovato un dipinto che rappresenta una scena di caccia con dei grossi cani che azzannano antilopi e sciacalli,mentre cacciatori con archi e frecce  colpiscono gli animali al petto e al collo. I re d’Egitto abbattevano antilopi,lepri,elefanti,al popolo lasciavano cacciare gli ippopotami. In Mesopotamia gli Assiri e Babilonesi cacciavano soprattutto leoni e anche buoi,gazzelle,asini. Da ricordare Assurbanipal re dell’Assiria è ricordato come il più grande cacciatore del suo tempo. I Persiani cacciavano cervi,gazzelle,bufali,tori,pecore selvatiche,gli orsi,i grossi cinghiali e i leoni erano riservati al sovrano.

Gli Ebrei non tennero la caccia in particolare considerazione,ma dalle scritture sulla Bibbia si desume che era comunemente praticata. NEMBROD ,contemporaneo di Abramo e nipote di Cam, non era ebreo e viene citato,perché costruttore della Torre di Babele,con l’epiteto di “ Grande cacciatore al cospetto di Dio “.

Per questo chi pratica la caccia si dice seguace di NEMBROD.

 

PAPI A CACCIA

Molti Papi, sia nel Medioevo che nel Rinascimento si dedicarono alla caccia ed in particolare alle cacce forzate. Citiamo alcuni di questi: Leone X ,figlio di un grande cacciatore Lorenzo dei Medici,la praticava nel Viterbese ,sul lago di Bolsena nella sua villa sull’isola Martana,cacciava cervi e cinghiali che spinti verso il mare venivano uccisi dai cacciatori che li attendevano in barche.

 

 

GRECI E ROMANI     

Dobbiamo alla mitologia greca la Dea protettrice della caccia. Artemide ( Diana per i Romani ),figlia di Giove,assistendo alla nascita del fratello Apollo,e vedendo la sofferenza della madre Latona,disgustata si votò a verginità perpetua,elesse a suo regno la foresta e “ inventò “ la caccia,che ella praticava con arco e frecce. I cacciatori Greci e Romani la adoravano,la consideravano loro protettrice. Grandi cacciatori furono i Centauri,metà uomini e metà cavalli. Poi Ercole, leggendario cacciatore, gli eroi Omerici come Achille e Ulisse. Ma il primo vero trattato sulla caccia fu scritto nel V° sec. a.C. da Senofonte per cui grazie al suo “ Cinegetico “ conosciamo i sistemi di caccia adottati dai Greci,soprattutto per quanto riguarda la caccia alla lepre con i cani da seguita. A quei tempi la caccia era considerata un’esercizio fisico e morale che provocava salute al corpo e allontanava la vecchiaia. Poi Alessandro Magno che alla sua epoca chi non avesse ucciso almeno un cinghiale non poteva partecipare ai conviti pubblici. A Sparta i giovani affinche si temprassero in previsione delle fatiche di guerra,erano obbligati ogni mattina ad esercitarsi alla caccia. Anche i Romani tennero in gran conto la caccia e non ebbero niente da imparare dai Greci,anzi vi aggiunsero qualcosa di loro,soprattutto per quanto riguarda la cucina. I nostri antenati furono infatti dei buongustai di cacciagione e per esaudire le richieste crearono dei parchi per allevare la selvaggina. Si racconta che Pompeo fu salvato da una grave malattia grazie ad un arrosto di tordi,che gli furono forniti dall’allevamento di Crasso. Per conoscere le varie tecniche praticate dai Romani in merito di caccia,oltre le scritture,importanti sono le pitture,le sculture ma soprattutto i mosaici della Villa Imperiale,a piazza Armerina,in Sicilia. I Romani benché fossero legislatori attenti,non cedettero opportuno regolare l’esercizio venatorio. Fino ad oggi con la legge n.968 e poi con la 157/92,la selvaggina in Italia,era ancora considerata “ re nullius “,vale a dire  di proprietà di nessuno,sulla base di concezione romana.       

 

MEDIOEVO E RINASCIMENTO

Benchè fosse ostacolata dalla chiesa che considerava la caccia un’attività pagana,questa ebbe nel Medioevo un grande sviluppo soprattutto nella nobiltà che la riteneva un diritto feudale. Questo privilegio si  mantenne fino al settecento, fu solo la Rivoluzione Francese ad abolirlo,liberalizzando l’attività venatoria. Si può dire che tutti i nobili,imperatori,re furono cacciatori perché la caccia anche in quest’epoca era considerata un pratico esercizio alla guerra,ed inoltre le invasioni barbariche distruggendo gran parte della civiltà romana avevano fatto tornare l’Europa ad una grande foresta popolata da ogni specie di animali selvatici,soprattutto cervi,cinghiali,caprioli,orsi. Questi erano ritenuti patrimonio del Signore. Al Medioevo dobbiamo la selezione di alcune specie di segugio per la caccia alla lepre e agli ungulati e verso il 1300,la nascita del cane da ferma. Quest’ultimo era utilizzato per la caccia con il falco,molto amata dai nobili e dai più ricchi,che per questa spendevano cifre folli. L’Imperatore Federico II scrisse anche un trattato di falconeria. Le prede erano Aironi,lepri,pernici,starne,anatre ecc. Diffusa era anche la caccia “ a forzare “ cioè cacciare un animale,per mezzo di grandi mute di cani da seguita ,in modo da sfinirlo per stanchezza. Il cacciatore che seguiva a cavallo interveniva per dare un colpo di lancia o di spada,il colpo di grazia. Le caccie forzate proseguirono anche nel Rinascimento ,anzi furono molto più ricche e fastose che nel Medioevo. Ebbe molto seguito anche in Itali,dove solo più tardi si trasformò in quelle forme di caccia a carattere paesano-societario quali sono la cacciar ella e le battute ai predatori,senza parlare della caccia alla lepre con i segugi che trovò sempre il favore popolare anche quando principi e potenti si riservavano le cacce alle grandi fiere.

Ma il Rinascimento è ricco anche per il rifiorire della falconeria. E poi è il periodo in cui riprende molto viva la cattura degli uccelli con le reti come facevano i Romani,perché ora la caccia non è solo appannaggio di nobili ma anche della media borghesia, e non riguarda solo la caccia ai grossi animali. Nel Rinascimento si perfezionarono le razze da seguita e da ferma che avevano avuto un’incerta selezione nel Medioevo e i bracchi italiani sono i migliori d’Europa e richiesti un po’ da tutte le corti.

 

 

 

 

 

 

DEI,NUMI E SANTI PROTETTORI DELLA CACCIA

Quando solitario nelle foreste,nelle sconfinate pianure ,nell’intrigo delle paludi ,il cacciatore rivolge l’invocazione ai tutelari della caccia,rimane perplesso.
Dilemma arcaico come la passione cacciatoresca nata con il nascere del genere umano e con il bisogno di mangiare per vivere. Qual nume,dio santo,invocare?Perchè d’invocazione l’uomo ha sempre avuto bisogno in quanto vittima di naturale tendenza a credere in qualcosa o qualcuno che lo protegga dagli infiniti mali della vita e anche del dopo vita.
Più è primitivo,ignorante e superstizioso, più invoca. Prima che la civiltà progredisse su l’ardua via del progresso  e si inoltrasse negli oscuri meandri del problema filosofico e religioso,era facile per il cacciatore innalzare voti propiziatori. Rivolgeva la mente a Nemrod,figlio di Cus,il figlio maggiore di Cam,detto,dalle sacre scritture,potente sopra la terra,cacciatore robusto,divenuto il sinonimo dell’uomo venante: Nembrotte.
 

I cacciatori riconoscono ormai da secoli quale loro protettore Uberto di Aquitania,vescovo di Maestricht nel Belgio,proclamato Santo,la cui festa si celebra il  3 Novembre.

DIANA

La Divinità pagana Artemide,immortalata dal genio ellenico,tramutata solo nel nome (Diana) nel mondo romano,gode del favore dei romantici,dei classici,dei poeti del << Fuoco Sacro>>,di coloro che antepongono al carniere ,una bella ferma e un miglior riporto. Diana è Dea Italica,figlia di Giove e di Latona,nata da un parto con Apollo,sul monte Cinto,nell’Isola di Delo,onde ebbe anche i soprannomi di Cinzia o Delia. E’ Dea della caccia ,dei boschi,dei monti,della luna. Il cane e la cerva sono animali per lei sacri. << Signora dei monti,delle verdi selve,delle radure remote e dei fiumi risonanti>>,così la canta Catullo. Era venerata sui monti Albani.

 

 

S.UBERTO

In epoca posteriore si fa avanti,autoritario, S.Uberto ,di più recente creazione cristiana,protettore dei cacciatori; uomo rubesto e robusto,cresciuto all’ardua scuola della fatica e del digiuno. Trova larghi consensi nella massa umile del cacciatore mestierante,del  povero diavolo che fa della caccia lo sfogo settimanale alle fatiche quotidiane,che fa del carniere lo scopo delle sue uscite,che non conosce purismo o classicisismo,né nelle armi,né nei cani e neppure nella nobiltà del selvatico ucciso.
La donna cacciatrice ama crearsi un idolo nel focoso santo distruggitore di fiere terribili. Il giovane cacciatore preferisce invaghirsi della dea pagana assisa su bianchi destrieri,i capelli al vento,per selve,valli,fonti e praterie.
 

SANT’EUSTACHIO

Umile,disconosciuto,vi è poi Sant’Eustachio,la cui storia è commovente,vittima non si sa in seguito a quale esorcismo del clamoroso plagio fattogli da Sant’Uberto,quando volle attribuirsi il miracolo dell’apparizione del cervo con la croce tra le corna. Era patrizio romano ,vissuto sotto l’Impero Traiano intorno all’anno 100 d.c. Fu valorosissimo in guerra e appassionatissimo cacciatore. Proprio durante una partita di caccia gli apparve il cervo con la croce luminosa tra le corna dall’alto di una rupe. Il patrizio si recò dal pontefice Giovanni,il quale lo battezzò con il nome di Eustachio (che significa fermezza). Eustachio tornato tornato da una guerra contro i Parti avrebbe dovuto spargere l’incenso sull’Ara e ricevere dall’Imperatore la corona di alloro. Ma il condottiero si rifiutò di porre piede in qualsiasi tempio pagano. Condannato ad essere preda delle belve,queste,al suo cospetto,divennero mansuete ed allora fu introdotto in un toro di bronzo riscaldato per due giorni  e così Eustachio morì martire. Quindi i cacciatori hanno un patrono italiano,appassionato cacciatore,valorosissimo generale romano,amante della solitudine e della natura.
NEMROD
Fra tutti, assiso in sarcastico sorriso,vecchio come la vetusta antichità,sta Nemrod,che senza assurgere a protettore divino,è il caratteristico prototipo della schiera venante.
In conclusione il protettore della caccia è qual ognuno se lo vuole forgiare a proprio gusto,ammesso che sia necessario avere un protettore(oggi potrebbe essere un brutto termine)per andare a caccia. La letteratura e la voce popolare nembrotti  i cacciatori,perché forse è il più simpatico e il meno schiavo di miti pagani o credenze cristiane. Non si adombrino Diana o Sant’Uberto,la loro fama non viene offuscata,è solo circoscritta. Il povero Sant’Eustachio,negletto e sconosciuto,attende tempi migliori.
Però credenze,miti e leggende,hanno ispirato artisti di tutte le epoche e di tutti i paesi e si devono a loro capolavori di arte,di cui la caccia è superba protagonista.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quella che si chiama "etica venatoria" può essere ricondotta a due parole: educazione e buon senso. Riportati questi concetti al mondo venatorio è stato possibile codificare una serie di norme comportamentali:

Incontro con un altro cacciatore: è opportuno salutare all'incontro con un "Buongiorno" e lasciarsi con un "In bocca al lupo". 

Il proprio cane: dovrebbe essere ben addestrato e non recare disturbo ad altri cacciatori, o invadere aie e cortili. Se si possiede un femmina in calore non bisognerebbe portarla a caccia.Il cane degli altri: sarebbe opportuno non avvicinarsi a cani di altri cacciatori, non compagni di caccia, soprattutto se questi sono in atteggiamento di caccia o in ferma.I compagni di caccia: se si è assieme a compagni di caccia, possiamo decidere in funzione delle circostanze di cedere la posizione, o il capo abbattuto. E' inoltre opportuno cedere il passo ai compagni più anziani o meno prestanti di noi fisicamente. Non è inoltre educato inserirsi nel tiro degli altri o recuperare la selvaggina abbattuta da altri a meno che ciò non venga richiesto dagli stessi. Se siamo ospiti: nel caso in cui siamo ospiti in una riserva o in una zona di caccia non abituale, occorre adeguarsi alle abitudini tradizionali senza voler imporre le nostre.La nostra arma: l'arma va utilizzata in assoluta sicurezza. Atteggiamenti che per noi sono sicuri ma che non fanno sentire a loro agio i nostri compagni andrebbero rigorosamente evitati. In generale occorrerebbe essere particolarmente attenti a :

 

 

 

  •  caricare il fucile solo nell'immediatezza dell'inizio della battuta di caccia;
  •  scaricare l'arma all'attraversamento di zone scoscese quali fossi e dirupi;
  •  evitare di portare il fucile a mo di bastone e con sufficienza;
  •  non appoggiare il fucile carico ad alberi o frasche;
  •  evitare di puntare il fucile verso cani e cacciatori;
  •  evitare di passare un fucile carico ad un altro cacciatore;
  •  sparare solo dopo aver accertato la completa sicurezza per cani, persone, cose;
 
La fauna selvatica: la selvaggina appartiene a chi l'abbatte. Perciò se il nostro cane la cattura va restituita a chi l'ha abbattuta. Se la persona che ha abbattuto il selvatico non riesce a ritrovarlo offriamo l'aiuto nostro e del nostro cane per ritrovarla. Nel caso in cui la selvaggina abbattuta da noi venga recuperata da altra persona all'atto della restituzione procuriamoci di ringraziarlo sentitamente e di ridargli la cartuccia. Non è inoltre corretto esporre la preda in maniera esasperata legandola per esempio sopra la macchina. 
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La Smorfia della Regina  La Smorfia della Regina

La beccaccia porta fortuna anche in sogno. Purchè se ne sappiano interpretare le diverse situazioni traducendole poi in numeri da giocare al lotto. Anche questa è caccia......alla fortuna.

Se si sogna:

Una beccaccia: 73

Beccaccia in volo : 39

Beccaccia ferita: 42

Beccaccia morta : 70

Beccaccia mentre cova: 6

Beccaccia cucinata: 31

Beccaccia in gabbia : 13

Beccaccia mentre si spiuma : 60

Beccaccia catturata : 38

Beccaccia venduta : 82

Beccaccia comprata : 75

 


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