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Armi & Balistica » Balistica Venatoria
 
 
 
 
 
 Non dobbiamo confondere la portata del fucile a pallini con la sua gittata. La gittata è la massima distanza che possono raggiungere i pallini di un determinato diametro e peso,sparati con particolare velocità iniziale ed angolo di proiezione. La portata utile indica invece la distanza massima alla quale gli stessi pallini hanno sufficiente potere lesivo,sia per penetrazione che per  il numero delle ferite che possono provocare ad un selvatico.
La gittata di un pallino del n. 7 sparato con V/0 di 380 m/s e con un inclinazione di 20° rispetto alla linea di orizzonte,è di circa 200m. Il suo potere lesivo per animali di 400gr di peso,per i quali risulta indicato,non è più sufficiente oltre 47m. A  soli 39 m dalla bocca dell’ arma la media del numero di ferite riportate dal selvatico è però inferiore a cinque,quantità ritenuta quasi indispensabile per avere buone probabilità di provocare la morte o l’arresto sul posto dell’animale. Quindi la gittata del pallino in esame può raggiungere i 200m,mentre la sua portata utile non supera i 37-38m su selvatici per i quali è indicato.
La portata di un'arma a palla è la di­stanza alla quale il proietto possiede suf­ficiente potere lesivo nei confronti del­l'animale di un determinato peso, di par­ticolari difese naturali e vitalità. Nel ti­ro a palla è possibile colpire un punto vi­tale con precisione, mentre nel tiro a pal­lini la dislocazione delle ferite è affidata al caso. Sparando con munizione spezzata non è perciò sufficiente che il singolo pal­lino disponga della energia necessaria, ma è indispensabile che il selvatico venga col­pito da una media di 5 pallini. Questa media si basa su di un calcolo statistico ed è abbastanza attendibile, pure essen­do vero che si può uccidere un selvatico con un solo pallino che riesca a lesionare un organo vitale, come si può perderlo pure avendolo colpito con molti pallini. Non polendo minimamente influire sul­la sede delle ferite, dobbiamo cercare di compensare questo svantaggio aumentan­do il numero e la gravita delle ferite stes­se.
 
 
LA CAPACITA' LESIVA
 

La gravita delle ferite è infatti un altro fattore di primaria importanza. Le fe­rite lievemente penetranti, o di tipo contusivo, raramente provocano l'arresto del selvatico. Dobbiamo causare ferite pene­tranti in cavità o passanti, capaci di spez­zare le ossa lunghe e più resistenti dello scheletro, di provocare una ingente e ve­loce emorragia, soprattutto interna. Ab­biamo visto precedentemente come sia possibile stabilire per il singolo pallino la quantità di energia cinetica che risulta ne­cessaria per produrre ferite gravi. Essa aumenta con i! peso del selvatico, ma an­che in rapporto alle difese naturali delle quali dispone (pelame, piumaggio, spes­sore della cute, sviluppo dei tessuti mu­scolari, connettivi ed adiposi).

Nel calcolo dell'energia necessaria è perciò indispensabile tenere in conside­razione anche questi fattori derivanti dal­la conformazione fisica dell'animale, quindi non facilmente valutabili e quan-tificabili in valori matematici. Approssi­mativamente possiamo però modificare, aumentandolo o riducendolo, quel coef­ficiente 2,8 che compare nella formula empirica, citala in precedenza, che ci consente di ricavare l'energia cinetica ne­cessaria al pallino. Per selvatici con forti difese naturali in genere questo coeffi­ciente risulta valido, per quelli di scarse difese e bassa resistenza alle ferite pos­siamo invece adottare il valore 7.

Tuttavia, una identica energia residua può essere posseduta da un pallino pic­colo, ma veloce, come da un pallino pe­sante, ma lento. Nei due casi l'effetto le­sivo dei due pallini è però molto diver­so: per il primo è passante, per il secon­do soltanto contusivo. Ricapitolando, di­remo che si deve adottare quella nume­razione di pallino che non solo abbia suf­ficiente energia ad una determinata di­stanza, ma che al tempo stesso sia capa­ce di produrre ferite profondamente pe­netranti.

Alcuni autori del passato hanno soste­nuto che tra il peso del pallino e quello del selvatico debba stabilirsi un rappor­to da uno a cinquemila. Questa regola i' però inaccettabile, perché non tiene con­to del valore della velocità del piombo, inoltre spinge a sparare alle piccole prede pallini troppo minuti, ed alla selvag­gina stanziale dei pallcttoni sproporzio­nati. In precedenza abbiamo spiegato che essendo l'energia non solo funzione del peso, ma soprattutto della velocità del piombo, risulta preferibile adottare una formula che esprima un rapporto diretto tra il peso del selvatico e l'energia (non il peso) del singolo pallino.

A rigore di logica, tale rapporto do­vrebbe anzi essere stabilito tra peso del selvatico ed energia complessiva dei pal­lini che colpiscono il corpo dell'animale, se le ferite risultano più di una, perché il potere lesivo dei singoli pallini viene evidentemente a sommarsi. Poiché non sappiamo quanti pallini raggiungeranno il selvatico, per evitare un calcolo inuti­le con una media ipotetica, forse anche per tradizione, è diffusa abitudine valu­tare l'energia singola del pallino, insieme raccomandando di infliggere al selvatico il maggior numero possibile di ferite. Sta­tisticamente viene dimostrato

che un sel­vatico resta quasi sempre bloccato sul po­sto se viene colpito da una media di 5 pal­lini, capaci di penetrare in cavità. Altri autori abbassano la media a 4 od anche a 3 pallini, ma in tali condizioni non si raggiungono effetti «quasi» sicuri, ma «abbastanza» probabili. Il principio del­le 5 ferite è accettato universalmente, per il motivo che le oscillazioni intorno alla media possono andare da 1 a 9, da 2 a 8, e così via.

 

  LA ROSATA

 

 I pallini vengono sparati con una velocità di 375 metri al secondo calcolata alla bocca  della canna: a 50 metri, dove si trova il germano tale velocità sarà ridotta a 180 metri al secondo. I pallini di testa distano da quelli di coda 5 metri  e quindi se i primi centrano il volatile gli ultimi hanno un ritardo (x) così calcolato   

1:180 = x:5 
x = 0,028 secondi
Il germano ha una velocità di volo di 25 metri/sec e quindi nel ritardo di 0,028 secondi dei proiettili avrà percorso 0,70 metri e quindi sarà fuori dall’efficacia dei pallini . Qualora sia centrato dalla prima parte e considerando - nell’esperimento- che prosegua il volo -percorre ancora 0,70 m.  e quindi la maggior parte dei pallini si rivela inutile perché giunge in ritardo. Ed il numero dei proiettili inutili è maggiore quanto più grande è il ritardo della rosata. La velocità del germano ( 25 metri al secondo) e il diametro della rosata ( 60 cm ) si avrà                        
             
    1 :25=X:0,60
 X = 0.024 secondi

In tale tempo i pallini percorrono appena 4 metri e quindi il germano è già lontano.  Da questo esempio risulta che una cartuccia avrà maggior efficacia con una rosata più corta e quindi minore dispersione. Il selvatico quindi verrà centrato da un numero maggior e di pallini.  Si consideri per comprendere meglio,una cartuccia di 36 grammi con una rosata che a 50 metri sia di 3 tre metri.                  
 
1:180 = x:3
x=0,016 secondi 

Il germano percorrerà 0,40 metri  la risultante di  25x0.016=m. 0,40.Il volatile quindi è colpito da un maggior numero di pallini.
 
 

LE PROVE DI ROSATA

 

Le rosate dei pallini subiscono una di­spersione trasversale ed una più imponen­te dispersione longitudinale. Quella tra­sversale può essere facilmente verificata sparando su di un cartone, oppure su di una placca metallica cosparsa di latte di calce o di malta. Queste prove di tiro vengono effettuate ad una distanza di m 35. La circonferenza che racchiude le im­pronte dei pallini deve avere diametro di cm 75. L'indice di dispersione è dato dal quoziente tra il numero dei pallini rac­chiuso da questa circonferenza, ed il nu­mero dei pallini contenuti nella cartuc­cia. Tale indice di dispersione è certa­mente importante, ma non l'unico ai fi­ni di un'esatta valutazione della rosata dei pallini.
Sparando cartucce prive di contenito­re, le canne cilindriche ottengono rosate contenenti circa il 40-45% dei pallini lan­ciati, mentre le canne della massima strozzatura possono raggiungere anche i] 70-75%. Ovviamente le canne con stroz­zature intermedie ottengono percentuali comprese tra questi valori minimi e massimi. Con cartucce dotate di conte­nitore queste percentuali aumentano me­diamente del 10%, con tutti i valori di strozzatura.
Una rosata è tanto più efficace, quan­to più i pallini sono distribuiti in modo regolare ed uniforme su tutta la superfi­cie del cerchio. Non risulta vantaggioso un forte addensamento di pallini al cen­tro della rosata, che lasci sguarnita la pe­riferia, ed è pure nociva una forte diffe­renza di pallini tra i vari settori in cui è possibile suddividete il cerchio. Da ciò deriva la necessità di stabilire almeno due indici: uno di concentrazione, o adden­samento al centro, uno di regolarità, cioè di uniformità di distribuzione.
I metodi seguiti per la vantazione delle rosate sono moltissimi. Alcuni ricercatori suddividono semplicemente il cerchio in 4 settori, tagliandolo con due rette orto­gonali, in pratica le stesse che servono per individuare con esattezza il centro di ro­sata. Altri tracciano una serie di circon­ferenze concentriche, ottenendo corone circolari di identica superficie. Non po­chi suddividono l'intera superficie del cerchio in un numero di «campì», che può variare da 16 a 100. Possiamo descrive­re in breve il metodo Manaresi semplifi­cato, che risulta uno dei più semplici e di facile interpretazione. All'interno della circonferenza maggio­re tracciamo un'altra circonferenza con­centrica, avente diametro pari alla metà del primo. La superficie del cerchio in­terno risulta uguale ad un quarto della su­perficie totale. Tracciamo poi due rette perpendicolari, passanti per il centro. L'indice di concentrazione è dato dal rap­porto tra il numero dei pallini contenuti nel cerchio più grande, ed il numero dei pallini contenuti nel cerchio più piccolo. Supponendo di avere al centro ed alla pe­riferia di rosata lo stesso numero di pal­lini per unità di superficie, l'indice di concentrazione sarebbe uguale a 4. Que­sto in pratica non può avvenire, perché l'infittimento al centro è sempre superio­re. Quanto più tale indice si avvicinerà al valore 4 ideale, tanto inferiore sarà l'addensamento al centro dei pallini. L'indice di regolarità può essere calco­lato nel seguente modo. Dopo avere ef­fettuato il conteggio dei pallini contenu­ti nei 4 settori in cui risulta suddiviso il cerchio maggiore dalle due rette ortogonali, dividiamo il numero delle impron­te del settore più sguarnito per la quarta parte della somma totale delle impronte dei 4 settori. Supponendo che in ciascun settore vi sia un identico numero di pal­lini, l'indice di regolarità sarà uguale ad 1. Anche questo è un valore ideale pres­soché impossibile, ma quanto più il quo­ziente si avvicina all'unità, tanto più la distribuzione dei pallini è regolare.Altri criteri di valutazione tengono conto dei cosiddetti «vuoti di rosata», cioè della frequenza ed estensione degli spazi nei quali non compare alcun palli­no, ed attraverso i quali un selvatico può uscire indenne anche se compreso nel cer­chio di rosata. Troppo spesso ci dimen­tichiamo che le famose rosate altro non sono che la proiezione ortogonale dello sciame dei pallini su di un piano. I vuoti di rosata, difficilmente eliminabili soprat­tutto se la loro estensione è modesta, han­no importanza innegabile nel tiro contro bersagli immobili, ma non determinanti.' su bersagli che attraversano lo sciame con forte velocità ed angolazione. Più temi­bili risultano le rosate completamenti: vuote al centro, dette «a corona circoli! re», il cui indice di concentrazioni raggiunge un valore superiore a 4, denun­ciando un chiaro segno di cartuccia irre­golare.
Le forti percentuali di piombi nel cer­chio di rosata non sono sempre utili in caccia: più importante è la regolare distri­buzione dei pallini in ogni settore. Un no­tevole addensamento al centro non costi­tuisce un fattore positivo: il rendimento ideale consiste nell'avere un numero pres­soché identico di pallini in ogni unità di superficie. I vuoti di rosata non debbo­no essere notevoli, né troppo frequenti.
La presenza di raggruppamenti di pal­lini a costellazioni è quasi sempre segno di eccesso di pressione. I grappoli di pal­lini fusi indicano una qualità scadente della lega di piombo, od un'insufficiente tenuta del borraggio. Una rosata trop­po dispersa è indice quasi sicuro di ec­cesso di velocità e di pressione, o di al­tissima deformazione dei pallini, od an­che di fughe di gas causate da borraggio non idoneo. Gli accentramenti notevoli sono segno di velocità iniziale troppo bas­sa, o di una eccessiva dose di piombo.
Una rosata vuota al centro può indi­care l'impiego di un borraggio troppo pe­sante, quella vuota in un settore può segnalare un disco di chiusura troppo alto, pesante e non friabile, od una borra-contenitore in plastica le cui alette si so­no aperte in modo irregolare, oppure un'orlatura non uniforme su tutti i lati. I colpi molto irregolari, definiti «anoma­li», se non risultano troppo frequenti non sono molto significativi, ma possono de­rivare da un caricamento difettoso, da una combustione imperfetta della polve­re, etc.
Persone esperte possono valutare una rosata «a colpo d'occhio», ma tali giudi­zi empirici spesso non sono attendibili. Le prove «alla placca» non debbono es­sere effettuate su di una superficie limi­tata, o sparando senza appoggio, perché gli errori di puntamento sono frequenti. Neppure dobbiamo dimenticare, in que­ste prove, che pallini di identica nume­razione, ma di diversa fabbricazione, pos­sono molto differire per diametro, peso specifico di lega, sfericità, fornendo ri­sultati non sempre comparabili. Una pro­va condotta sparando pochi colpi non è attendibile. Per valutare il rendimento di un lotto di cartucce è necessario verificare le rosate di almeno 10 colpi, con an­notazione dei risultati, procedendo successivamente a ricavare almeno la media aritmetica degli indici ed il valore medio degli scarti.

 

LA DISPERSIONE LONGITUDINALE

Sentiamo spesso parlare della «coda» delle rosate, alla quale vengono attribui­ti i più straordinari prodigi e misfatti ba­listici, come se unicamente al valore mas­simo o minimo dell'allungamento dello sciame dei pallini in traiettoria fossimo debitori della possibilità di colpire o non colpire il bersaglio, La dispersione lon­gitudinale è invece un fenomeno in gran­de parte negativo, purtroppo non elimi­nabile ma solo riducibile, le cui conse­guenze fortunatamente interferiscono in modo apprezzabile solo in particolari con­dizioni di tiro.
La rosata ha tre dimensioni, in quan­to non si espande solo in senso verticale e trasversale, ma anche in profondità nel­la direzione di tiro. La dispersione radia­le, detta comunemente trasversale, può essere verificata tramite una proiezione ortogonale dello sciame dei pallini, spa­rando contro un qualsiasi foglio di carta od una piastra metallica. La dispersione longitudinale, più trascurata perché di difficile rilevazione, veniva accertata in passato tramite bersagli rotanti o larghe piastre in rapidissimo spostamento. Og­gi è possibile eseguire foto ultrarapide dello sciame de! pallini in volo, attestan­ti sia l'esistenza che la misura del distan-ziamento reciproco dei pallini.
La «profondità», o allungamento, del­la rosata deriva in parte dalla disposizione  inziale della carica in raggruppamen­to cilindrico, ma soprattutto dalla resi­stenza dell'aria all'avanzamento dei pal­lini. Anche nei primissimi metri di traiet­toria la massa dei pallini non si compor­ta come un proiettile unico, risultando «penetrabile» alle pressioni idrodinami­che. I pallini situati in testa e sui fianchi dello sciame incontrano una maggiore re­sistenza, quindi subiscono una più forte ritardazione, perciò vengono progressiva­mente sorpassati e distanziati dai pallini della zona centrale dello sciame. Il dia­metro dei singoli pallini costituenti la ca­rica non è mai perfettamente identico: i pallini più piccoli e leggeri perdono più rapidamente la loro velocità. Stessa cosa possiamo dire dei pallini deformati per schiacciamento, di quelli «sfaccettati» per attrito radente durante il percorso di can­na, che sono soggetti a percorrere traiet­torie molto irregolari, a disporsi in peri­feria ed in coda allo sciame, in tal modo contribuendo non solo ad allargare, ma anche ad allungare la rosata.
Con il progredire della distanza di ti­ro la rosata si allunga, perché i pallini cen­trali si distanziano sempre di più dai pe­riferici e da quelli di coda. Possiamo di­re, in modo orientativo, che uno sciame di pallini di medio diametro subisce un allungamento pari a circa il 10% della di­stanza di tiro. A m 40 dalla bocca del fu­cile la rosata «utile», cioè efficace per il tiro, può essere valutata in circa 4 me­tri. In realtà, le foto di rosata in volo, me­glio ancora il tiro contro bersagli mobili, hanno dimostrato che a m 40 di distan­za di tiro intercorrono anche 12 o più me­tri tra il primo e l'ultimo pallino dello sciame. Con il metodo fotografico non riusciamo a contenere agevolmente nel campo d'immagine l'intero sciame dei pallini, se non nei primi metri di traiettoria. La profondità di rosata aumenta con la riduzione del diametro dei pallini, con l'incremento delle pressioni in can­na e delle deformazioni dei piombi, con l'impiego di pallini di forma irregolare o aventi grossi scarti di diametro, con piombo di basso peso specifico di lega. Aumenta pure con la strozzatura delle canne: quelle cilindriche o debolmente strozzate generano rosate più ampie, ma di minore lunghezza, soprattutto a di­stanza medio-breve dalla bocca della can­na.
La strozzatura incolonna i pallini in formazione più lunga e sottile, provocan­do una maggiore deformazione nei palli­ni situati ai fianchi della carica, durante il loro passaggio attraverso il cono di re­stringimento. Le canne strozzate recupe­rano però ampiamente questo svantaggio con la sensibile riduzione della dispersio­ne trasversale, consentendo di allungare il tiro in modo notevole.
La dispersione longitudinale non eser­cita alcuna influenza nel tiro contro ber­sagli immobili, o che si spostano nella stessa direzione dell'asse di tiro, anche se i pallini raggiungono il selvatico in tempuscoli successivi. Solo quando il ber­saglio si muove a grande velocità in di­rezione ortogonale, o comunque trasver­sale, rispetto all'asse di tiro, la dispersio­ne longitudinale esercita la sua influen­za negativa, perché il bersaglio viene col­pito da un numero insufficiente di palli­ni. Questa condizione si verifica difficil­mente, perché il selvatico deve uscire dal cerchio di rosata utile prima che la parte arretrata dello sciame, la famosa coda, giunga ad intercettare la sua traiettoria. Sembrerebbe auspicabile che i pallini si muovessero in formazione disposta sul­lo stesso piano, ossia che la rosata avesse uno sviluppo bidimensionale, mancando di profondità. Le migliori cartucce riesco­no a limitare in modo considerevole la di­spersione longitudinale, tanto che il sel­vatico difficilmente riesce ad attraversa­re il cerchio di rosata prima che siano so­praggiunti tutti i pallini che formano la parte efficace dello sciame. La restante parte della carica dei pallini risulta trop­po rada e dispersa per essere presa in con­siderazione. Se Ì] tiratore ha calcolato un eccessivo valore di anticipo, può accade­re che il selvatico «entri» nel cerchio di rosata «dopo» che è stato raggiunto dai pallini di testa, e «prima» che venga rag­giunto dai pallini di coda. Quest'unico caso favorevole è ancora più raro, ma può verificarsi: l'ipotetico selvatico viene ad essere intercettato dai pallini di coda, mentre sarebbe sicuramente mancato da una rosata bidimensionale, o comunque poco sviluppata in profondità.
Sembrerebbe quindi che la famosa co­da svolgesse una funzione di grande uti­lità nei tiri trasversali, ma la maggior par­te degli errori di mira consiste in un di­fetto di anticipo, non in un eccesso, per cui la dispersione longitudinale viene quasi sempre ad aggravare tutte le con­seguenze dell'errore. I pallini di coda so­no inoltre molto più lenti e deformati, animati da scarsa energia cinetica, quin­di non sempre idonei all'abbattimento dell'animale, soprattutto se Io colpisco­no in numero limitato. L'impiego gene­ralizzato del contenitore dei pallini ha di­minuito la profondità della rosata soprat­tutto nei tiri lunghi, perché ha ridotto la deformazione del piombo. Dei vantaggi di tale riduzione beneficiano soprattut­to le canne di massima strozzatura, che vedono aumentare le loro brillanti pre­stazioni. Altri fattori che limitano la lunghezza della rosata sono i pallini nichelati, i pal­lini di acciaio, le polveri di lenta combu­stione, le borre molto elastiche e legge­re, la chiusura stellare. In pratica, si tratta degli stessi componenti di caricamento che riducono anche le dispersioni trasver­sali.
 
 

 

 

LA DISPERSIONE TRASVERSALE

La rosata ha tre dimensioni, in quan­to non si espande solo in senso verticale e trasversale, ma anche in profondità nel­la direzione di tiro. La dispersione radia­le, detta comunemente trasversale, può essere verificata tramite una proiezione ortogonale dello sciame dei pallini, spa­rando contro un qualsiasi foglio di carta od una piastra metallica. La dispersione longitudinale, più trascurata perché di difficile rilevazione, veniva accertata in passato tramite bersagli rotanti o larghe piastre in rapidissimo spostamento. Og­gi è possibile eseguire foto ultrarapide dello sciame de! pallini in volo, attestan­ti sia l'esistenza che la misura del distan-ziamento reciproco dei pallini.
La «profondità», o allungamento, del­la rosata deriva in parte dalla disposizione  inziale della carica in raggruppamen­to cilindrico, ma soprattutto dalla resi­stenza dell'aria all'avanzamento dei pal­lini. Anche nei primissimi metri di traiet­toria la massa dei pallini non si compor­ta come un proiettile unico, risultando «penetrabile» alle pressioni idrodinami­che. I pallini situati in testa e sui fianchi dello sciame incontrano una maggiore re­sistenza, quindi subiscono una più forte ritardazione, perciò vengono progressiva­mente sorpassati e distanziati dai pallini della zona centrale dello sciame. Il dia­metro dei singoli pallini costituenti la ca­rica non è mai perfettamente identico: i pallini più piccoli e leggeri perdono più rapidamente la loro velocità. Stessa cosa possiamo dire dei pallini deformati per schiacciamento, di quelli «sfaccettati» per attrito radente durante il percorso di can­na, che sono soggetti a percorrere traiet­torie molto irregolari, a disporsi in peri­feria ed in coda allo sciame, in tal modo contribuendo non solo ad allargare, ma anche ad allungare la rosata.
Con il progredire della distanza di ti­ro la rosata si allunga, perché i pallini cen­trali si distanziano sempre di più dai pe­riferici e da quelli di coda. Possiamo di­re, in modo orientativo, che uno sciame di pallini di medio diametro subisce un allungamento pari a circa il 10% della di­stanza di tiro. A m 40 dalla bocca del fu­cile la rosata «utile», cioè efficace per il tiro, può essere valutata in circa 4 me­tri. In realtà, le foto di rosata in volo, me­glio ancora il tiro contro bersagli mobili, hanno dimostrato che a m 40 di distan­za di tiro intercorrono anche 12 o più me­tri tra il primo e l'ultimo pallino dello sciame. Con il metodo fotografico non riusciamo a contenere agevolmente nel campo d'immagine l'intero sciame dei pallini, se non nei primi metri di traiettoria. La profondità di rosata aumenta con la riduzione del diametro dei pallini, con l'incremento delle pressioni in can­na e delle deformazioni dei piombi, con l'impiego di pallini di forma irregolare o aventi grossi scarti di diametro, con piombo di basso peso specifico di lega. Aumenta pure con la strozzatura delle canne: quelle cilindriche o debolmente strozzate generano rosate più ampie, ma di minore lunghezza, soprattutto a di­stanza medio-breve dalla bocca della can­na.
La strozzatura incolonna i pallini in formazione più lunga e sottile, provocan­do una maggiore deformazione nei palli­ni situati ai fianchi della carica, durante il loro passaggio attraverso il cono di re­stringimento. Le canne strozzate recupe­rano però ampiamente questo svantaggio con la sensibile riduzione della dispersio­ne trasversale, consentendo di allungare il tiro in modo notevole.
La dispersione longitudinale non eser­cita alcuna influenza nel tiro contro ber­sagli immobili, o che si spostano nella stessa direzione dell'asse di tiro, anche se i pallini raggiungono il selvatico in tempuscoli successivi. Solo quando il ber­saglio si muove a grande velocità in di­rezione ortogonale, o comunque trasver­sale, rispetto all'asse di tiro, la dispersio­ne longitudinale esercita la sua influen­za negativa, perché il bersaglio viene col­pito da un numero insufficiente di palli­ni. Questa condizione si verifica difficil­mente, perché il selvatico deve uscire dal cerchio di rosata utile prima che la parte arretrata dello sciame, la famosa coda, giunga ad intercettare la sua traiettoria. Sembrerebbe auspicabile che i pallini si muovessero in formazione disposta sul­lo stesso piano, ossia che la rosata avesse uno sviluppo bidimensionale, mancando di profondità. Le migliori cartucce riesco­no a limitare in modo considerevole la di­spersione longitudinale, tanto che il sel­vatico difficilmente riesce ad attraversa­re il cerchio di rosata prima che siano so­praggiunti tutti i pallini che formano la parte efficace dello sciame. La restante parte della carica dei pallini risulta trop­po rada e dispersa per essere presa in con­siderazione. Se il tiratore ha calcolato un eccessivo valore di anticipo, può accade­re che il selvatico «entri» nel cerchio di rosata «dopo» che è stato raggiunto dai pallini di testa, e «prima» che venga rag­giunto dai pallini di coda. Quest'unico caso favorevole è ancora più raro, ma può verificarsi: l'ipotetico selvatico viene ad essere intercettato dai pallini di coda, mentre sarebbe sicuramente mancato da una rosata bidimensionale, o comunque poco sviluppata in profondità.
Sembrerebbe quindi che la famosa co­da svolgesse una funzione di grande uti­lità nei tiri trasversali, ma la maggior par­te degli errori di mira consiste in un di­fetto di anticipo, non in un eccesso, per cui la dispersione longitudinale viene quasi sempre ad aggravare tutte le con­seguenze dell'errore. I pallini di coda so­no inoltre molto più lenti e deformati, animati da scarsa energia cinetica, quin­di non sempre idonei all'abbattimento dell'animale, soprattutto se Io colpisco­no in numero limitato. L'impiego gene­ralizzato del contenitore dei pallini ha di­minuito la profondità della rosata soprat­tutto nei tiri lunghi, perché ha ridotto la deformazione del piombo. Dei vantaggi di tale riduzione beneficiano soprattut­to le canne di massima strozzatura, che vedono aumentare le loro brillanti pre­stazioni. Altri fattori che limitano la lunghezza della rosata sono i pallini nichelati, i pal­lini di acciaio, le polveri di lenta combu­stione, le borre molto elastiche e legge­re, la chiusura stellare. In pratica, si tratta degli stessi componenti di caricamento che riducono anche le dispersioni trasver­sali.
 
LE PROVE DI PENETRAZIONE
 
 
 
II potere di penetrazione è la capacità di un proiettile di attraversare un bersa­glio resistente. 1 fattori che maggiormen­te influiscono sulla penetrazione sono la velocità d'impatto, il peso ed il calibro del proiettile, la densità del suo materia­le e la forma della sua ogiva. Notevole importanza riveste anche l’energia sezio­nale», cioè il rapporto tra l'energia cine­tica del proiettile e l'area della sua sezio­ne trasversale. Quanto più elevata risul­ta l'energia per unità di superficie, tan­to maggiore è il potere di penetrazione, cioè il lavoro che il proiettile è in grado di svolgere nell'ai traversare il bersaglio.
I cacciatori avvertono spesso la neces­sità di conoscere i! valore della velocità iniziale delle loro cartucce, che alcuni si illudono di valutare dal rinculo dell'arma, o dalla percezione sensoriale del tempu­scolo che impiega la carica a percorrere la distanza che separa il fucile da un ber­saglio di prova, come la placca. Questi grossolani criteri di stima non tengono conto che la sensazione fisiologica del rin­culo non tanto deriva dalla velocità, quanto dal]'accelerazione del moto di rin­culo, o che la capacità visiva, o più gene­ralmente sensoria, del tiratore può solo avvertire forti scarti nei tempi di traiet­toria della fucilata, che sono brevissimi.
Un accertamento sempre approssima­to, ma più preciso, della velocità residua dei pallini delle cartucce, può essere con­dotto tramite prove di penetrazione, se effettuate con valido metodo. Tali pro­ve sono sempre state considerate di scarsa affidabilità e guardate con un certo scet­ticismo, in parte giustificabile, perché nei loro risultati possono introdurre notevoli variazioni alcuni fattori che non sono fa­cilmente ponderabili, come la resistenza variabile dei bersagli, oppure la diversa durezza della lega di piombo dei pallini.  Tuttavia, sebbene con l'inevitabile ap­prossimazione, queste prove possono aiu­tare il cacciatore ed il caricatore dome­stico, che non dispongono di alcuna stru­mentazione di controllo, a stimare le doti balistiche di una cartuccia.
Le prove di penetrazione delle cartuc­ce a pallini possono essere effettuate spa­rando contro materiali diversi, quali ta­vole di legno naturale, di truciolato o di compensato, fogli di cartone sovrapposti, lamiere metalliche, blocchi di paraffina, di gelatina animale, di argilla refrattaria, etc. Ciascuno di questi materiali presen­ta in genere una diversa resistenza all'at­traversamento secondo la natura, la com­posizione, il tipo, la stagionatura, i col­lanti contenuti, ed altri fattori che trop­po lungo sarebbe esaminare. Alcuni si prestano egregiamente alle prove di pe­netrazione di cartucce a palla unica, non delle cartucce a munizione spezzata.
La mancanza di spazio non ci permet­te di approfondire l'argomento, né di esa­minare le diverse formule che dalla pe­netrazione dei pallini in materiali speci­fici consentono di risalire al valore della velocità residua. Ci limitiamo quindi a suggerire un metodo pratico di verifica che non ha alcuna pretesa di precisione assoluta, ma risulta abbastanza facile ed economico. Il metodo permette sempli­cemente di stimare se l'energia in posses­so dei pallini di una cartuccia del cai. 12 può essere sufficiente per il normale uso vena torio.
Possiamo sparare in appoggio contro una tavola quadrangolare dì compensa­to, formato da tre strati dì legno di abe­te dello spessore complessivo di mm 4, rispettando le seguenti condizioni:
  lato della tavola della misura mini­ma di almeno un metro;
  canna del fucile con lunghezza di cm 70 e strozzatura di una stella;
  distanza (misurata) di tiro di m 50;
  cartuccia dotata di contenitore, contenente g 32-36 di pallini temperati del n. 7.
A tiro centrato, la cartuccia deve por­re sulla tavola almeno il 50% dei pallini che contiene. II 70-80% dei pallini che colpiscono la tavola, deve risultare capa­ce di attraversarla nettamente. Se que­sto avviene, significa che la V/50 dei pal­lini n. 7 risulta in media superiore a 160 m/s, e la relativa V/0 superiore a 400 m/s. La cartuccia in esame si dimostra perciò di elevato rendimento, e può essere sot­toposta alle normali prove alla placca, che meglio evidenziano la dispersione e la re­golare distribuzione della rosata.
 
 

 

LA PRESSIONE DELLA CARTUCCIA

 La combustione della polvere della car­tuccia sviluppa un volume di gas molto superiore al volume iniziale della polve­re stessa, perciò la conseguente pressio­ne interna vince la resistenza dell'orlatu­ra, del peso e dell'attrito della borra e del­la carica di pallini, della pressione atmo­sferica in canna. La spinta dei gas in ra­pida espansione entro la canna, imprime ai pallini la necessaria velocità, cioè com­pie un lavoro meccanico. La pressione è il rapporto esistente tra una forza eser­citata uniformemente su di una superfi­cie, e l'area della stessa superficie. La co­lonna del borraggio e dei pallini si muo­ve ed avanza entro la canna, perché ce­de per prima, cioè offre una resistenza molto inferiore rispetto alle pareti della canna ed alla culatta del fucile, secondo il principio della parete mobile di una ca­mera di espansione.
Quando il fenomeno esplosivo è trop­po veloce (detonazione), quando la pres­sione massima raggiunge valori elevati o si sviluppa oltre la camera di cartuccia, si può verificare lo scoppio della canna od il cedimento della chiusura dell'arma. La pressione della cartuccia a pallini non deve perciò superare alcuni valori, corri­spondenti a poco più di due terzi della pressione di prova dei fucili. Quelli del cal. 12 e 16 sono sottoposti alla pressio­ne di prova di 900 bar, quelli di calibro inferiore a 1000 bar, i magnum di tutti i calibri a 1200 bar. Il regolamento in­ternazionale prevede che la media delle pressioni massime non deve superare 650 bar per le cartucce standard del cal. 12m, 680 bar per quelle del 16, 720 bar per quelle del 20 ed inferiori, 900 bar per le magnum le altre cartucce ad elevate pre­stazioni di tutti i calibri. Tali limiti sono spesso considerati alti rispetto alla pres­sione di prova delle armi, perciò molti fabbricanti di cartucce originali possibil­mente cercano di contenere la pressione delle loro munizioni a livelli prudenziali più contenuti.
Il collaudo balistico delle cartucce a pallini viene realizzato attraverso la mi­surazione strumentale delle pressioni di canna, del tempo di canna, della veloci­tà iniziale dei pallini, di altri parametri balistici e statistici che sarebbe lungo de­scrivere. Il caricamento personale delle cartucce non si avvale di una adeguata strumentazione di controllo, salvo casi particolari dì scrupolosi cacciatori che in­viano regolarmente le munizioni da loro confezionate presso un banco di prova privato od il Banco Nazionale di Gardo-ne Val Trompia. Speriamo vivamente che questa buona abitudine acquisti un mag­giore seguito.
L'occhio esercitato e competente del caricatore dovrebbe tuttavia constatare l'eccessiva pressione sviluppata dalla car­tuccia, attraverso un accurato esame del bossolo sparato. La presenza di deforma­zioni permanenti nel tubo del bossolo, di fessurazioni longitudinali, di snervamenti o strappi nel materiale del tubo a livello delle pieghe dì chiusura, lo spianamento dell'innesco entro la sede, lo spianamen­to delle iscrizioni impresse sulla base del fondello, la scomparsa o la riduzione del l'avvallamento prodotto dalla battuta del percussore sulla capsula esterna dell'in­nesco, costituiscono segni inequivocabi­li di un'alta pressione in camera di car­tuccia. Le cartucce che denunziano alle prove una pressione elevata debbono sempre essere scaricate, o distrutte. Quando esiste un fondato sospetto di una irregolarità od imprudenza nel caricamen­to, le munizioni non debbono neppure es­sere provate in armi comuni, ma inviate ad un banco pec il collaudo: basta una so­la cartuccia per dare luogo ad un inciden­te grave.
 
LA VARIABILITA' DELLA CARTUCCIA
 

 
Nessuno ha mai pensato a mettere in discussione le mutazioni, più o meno im­portanti ed evidenti, che il rendimento delle cartucce accusa in particolari con­dizioni climatiche ed ambientali. Possia­mo discutere a lungo sull'entità di tale va­riazione, ma non negarla, anche perché può essere accertata sperimentalmente tramite strumenti di controllo, stabilen­done il valore. Prescindendo dall'influen­za esercitata dalla particolare struttura della canna del fucile, sappiamo che par­ticolari fattori meteorologici influiscono sulle pressioni, sulla velocità dei pallini, sulle dispersioni.
La bassa temperatura e l'umidità am­bientale riducono le prestazioni mecca­niche della polvere delle cartucce, perché abbassano il rendimento termico. Di conseguenza, si verifica un sensibile calo nel­la pressione di canna sviluppata dalla car-tuccia e anche nella velocità del pallini. Per questo motivo alcuni cacciatori di­stinguono le loro cartucce in due tipi, estivo ed invernale, in base alla dose di polvere contenuta ed alla potenza dell'in­nesco. Una differenza di umidità atmo­sferica del 10%, comporta una variazio­ne di V/0 di circa 5 m/s in cartucce cari­cate con polveri monobasiche, e di 3 m/s con polveri alla nitroglicerina. Una varia­zione di temperatura di 1°C può causa­re una differenza nella pressione della cartuccia di circa 3 bar.
Alcuni ricercatori attribuiscono valo­ri poco diversi alle suddette variazioni, ma non è importante l'esatta entità dell'influsso negativo, se constatiamo che difficilmente può causare nella cartuccia una fortissima mutazione di efficacia, magari a distanza di poche ore. Se que­sto avviene, probabilmente la cartuccia è fuori dose, monta un componente non idoneo, l'innesco non si adatta alla pol­vere, l'orlo non ha giusta resistenza, la pressione e la velocità della cartuccia ri­sultano troppo alte o troppo basse: la car­tuccia quindi non ha il necessario equili­brio. Tuttavia, in particolari occasioni si viene a sommare per caso tutta una serie di fattori sfavorevoli di cartuccia, di ar­ma e di ambiente, che riesce a modifica­re rapidamente il gioco delicato di forze e resistenze all'interno della canna del fu­cile, od anche in fase di traiettoria della carica dei pallini.
Non neghiamo quindi il rapido mani­festarsi di una mutazione nelle prestazio­ni della cartuccia, avendo verificato det­to fenomeno molte volte, soprattutto cac­ciando in alcune zone del Sud della pe­nisola. Muta repentinamente la direzio­ne del vento, la temperatura ed il grado di umidità dell'aria: subito le cartucce ini­ziano a fare «le bizze». In questi casi la polvere non ha neppure avuto il tempo di avvertire la mutazione esterna di umi­dità e di temperatura, meno che mai di potere assorbire acqua o variare la pro­pria temperatura entro il bossolo di pla­stica. La direzione del vento non può in­fluire sul rendimento della cartuccia, tranne che nel facilitare, ostacolare o de­viare il percorso aereo dei pallini. Sono le altre condizioni atmosferiche (umidi­tà, temperatura, densità dell'aria) che normalmente si accompagnano ad un vento di particolare direzione, che pos­sono operare la loro influenza non solo sulla combustione della polvere, ma an­che sulla traiettoria dei pallini.
Alcuni cacciatori sono portati a colle-gare mentalmente, con molta fantasia, il funzionamento della cartuccia con la di­rezione del vento, assecondando una ra­dicata tradizione. Vento di scirocco? Car­tuccia con poco piombo. Vento di tra­montana? Cartuccia impiombata. Neppu­re cercano di spiegarsi il motivo per cui il freddo vento di tramontana dovrebbe aumentare la potenza della polvere, men­tre il caldo scirocco dovrebbe diminuir­la. L'espediente funziona e tanto basta, anche se sarebbe più razionale in entram­bi i casi mutare la dose della polvere o la potenza dell'innesco, per agire sia sul­la potenza della carica, sia sullo stesso processo combustivo della polvere.
L'espediente «spesso» funziona perché con il clima freddo-asciutto di tramonta­na il rendimento della polvere è quasi normale, poiché tutte le polveri temono più l'umidità che il freddo; aumentare la dose di pallini equivale a ridurre la dose della polvere. Funziona «talvolta» anche con il clima caldo-umido di scirocco, per­ché tutte le polveri, soprattutto le mono-basiche, riducono il loro rendimento con l'umidità. Diminuire la dose dei pallini equivale in proporzione ad aumentare la dose della polvere. Diremo, per maggio­re chiarezza, che l'espediente di ridurre il piombo con lo scirocco ottiene risulta­ti positivi solo se la carica di polvere man­tiene una combustione totale e con viva­cità regolare dopo la modifica del dosag­gio, nonostante che l'intasamento della cartuccia venga ridotto da tale modifica, mentre fallisce se la combustione divie­ne ancora più ritardata od incompleta.
Se invece, prima della variazione del­la dose, la combustione della polvere è già difficoltosa per eccessiva acquisizio­ne di umidità, non serve né ridurre il piombo, né aumentare la dose di polve­re. Questi due procedimenti rendono an­cora più problematica l'infiammazione e la combustione. In questo caso, serve mu­tare l'innesco con un apparecchio più energico, oppure la polvere con altra di maggiore vivacità e di superiore resisten­za all'umidità.
Ritornando alla rapidissima mutazio­ne di rendimento della cartuccia, dobbia­mo razionalmente ritenere che il fenome­no abbia origini diverse, oppure che sia determinato da più cause di differente natura, tuttavia coincidenti. L'effetto ri­tardatore risulta direttamente proporzio­nale alla densità dell'aria. Quando varia la temperatura, la pressione e l'umidità atmosferica, muta fortemente la densità dell'aria, con essa anche il valore delle di­spersioni e delle velocità residue dei pal­lini. I pallini subiscono una ritardazione tanto maggiore, quanto più elevata risulta la densità dell'aria. Oltre tutto divergo­no in superiore misura dall'asse di tiro, producendo rosate più disperse. La den­sità dell'aria aumenta con le alte pressio­ni, con il freddo e con il clima secco, men­tre diminuisce coti le basse pressioni, con il caldo, con l'umidità atmosferica.
Quando la densità dell'aria compie un rapido passaggio dai massimi ad i mini­mi valori, o viceversa, la velocità dei pal­lini può variare del 14-15% a m 40 di di­stanza di tiro, cioè diminuire od aumen­tare di oltre 25-27 m/s. Una variazione di tale importanza può essere tollerata so­lo da poche cartucce equilibrate, in pos­sesso di un'ampia scorta di energia. Ben diverse sono le conseguenze in una car­tuccia che raggiunge a stento una V/0 di 380 m/s. Inoltre, molto difficilmente le differenti variazioni meteorologie che si presentano da sole: più spesso si vengo­no a sommare, unendo i loro influssi a danno della cartuccia e riducendo talvolta le sue prestazioni a valori del tutto insod­disfacenti.
Possiamo assistere ad un vero crollo del rendimento di cartucce poco equilibrate, con velocità appena accettabili, caricate con polveri sensibili all'umidità od al ge­lo, soggette a fortissime dispersioni dei pallini, quando al freddo intenso ed al­l'umidità atmosferica si viene ad unire una densità dell'aria relativamente eleva­ta.
Non soltanto tali fattori, tuttavia, mo­dificano il rendimento delle cartucce:
l'eccessivo calore si dimostra un vero kil­ler, altrettanto temibile. Le cartucce deb­bono essere tenute nei bagagliaio dell'au­to per il tempo indispensabile al traspor­to, possibilmente racchiuse in una borsa di plastica, meglio in una valigetta fode­rata, per essere tolte subito dopo il ritor­no dalla caccia. Dobbiamo evitare che le cartucce rimangano per molto tempo ab­bandonate nell'auto, sottoposte non solo all'umidità, ma anche ad un forte ri­scaldamento quando il veicolo resta espo­sto al sole. Consigliamo di portare indos­so le cartucce disposte ordinatamente in cartucciera, la quale trova posto sotto la cacciatora, a! riparo sia dalla pioggia co­me dal sole.
Sotto pioggia battente, le canne del fu­cile debbono restare rivolte verso il bas­so fino al momento del tiro, non esitan­do a sostituire le cartucce in canna che si sono bagnate. Debbono però essere so­stituite anche le cartucce rimaste in can­na per molte ore, se l'arma è stata espo­sta lungamente al sole nel periodo esti­vo: la pressione di sparo di tali munizio­ni senza dubbio sale alle stelle.
Il caricatore domestico deve mantene­re le cartucce ed i materiali di caricamen­to in ambiente asciutto e ventilato, lon­tano da fonti di calore e dai raggi del so­le. Niente polvere essicata al sole o nella cappa del camino, niente cartucce poste dinanzi alla stufa accesa per asciugare il bossolo bagnato. Oltre ad essere fonte di grave pericolo, questi sistemi sono infal­libili per confezionare cartucce sensibili in modo particolare alle variazioni climatiche.
 
 
 
 
 
 

Accade di frequente che selvatici colpiti proseguano il loro volo o la loro corsa e vadano a morire lontano. Il fenomeno viene comunemente detto “passata” può essere causato da:Scarsa entità della lesione perché ha colpito parti molli e non vitali e limitata velocità residua del proiettile,pochi pallini che colpiscono parti non vitali,Cartuccia mal confezionata e che dà una rosata ampia e rada limitando quindi i proiettili utili ad abbattere l’animale 
 
 
Peso animale 
Area vulnerabile cm2
Pallini ideali
 Distanza micidiale massima con tali pallini
Energia restante alla distanza max in kg/m
 Allodole
 30
 20
 11
 34
 0,034 
 Tordi
 90
 40
 10
 40
 0,045
 Quaglie
 100
 45
 10
 40
 0,045
 Beccaccini
 100
 45
 9
 43
 0,060
 Beccacce
 300
 85
 8
 45
 0,080
 Starne
 350
 100
 7
 50
 0,100
 Coturnici
 550
 115
 6
 55
 0,130
 Anitre
 850
 175
 4
 60
 0,200
 Fagiani
 1000
 200
 3
 65
 0,240
 Lepri
 3500
 450
 1
 75
 0,350
Scelta non adatta di pallini in rapporto al peso ed alla velocità del selvatico. Pallini laterali o in coda della rosata e quindi con velocità relativamente bassa.Alcuni tecnici hanno redatto particolari tabelle  relative al peso dell’animale, alla sua area vulnerabile , ai pallini idonei e infine alle distanze.  
La cartuccia è sempre il primo colpevole di un bersaglio mancato. Ed a volte ma sono rare  può essere così. Spesso infatti la munizione è idonea ma inadatta a quel particolare tipo di selvatico. Comunque si usi sempre la massima prudenza considerando che i proiettili vanno ben oltre la distanza indicata dal costruttore per colpire ed abbattere un animale. E’ accaduto che siano state centrate persone a circa duecento metri di distanza dalla bocca dell’arma così come avviene in caccia di catturare prede a cui si è sparato convinti che mai sarebbero state centrati proprio per la loro lontananza.
 
Stag. calda
(apertura)
 Stag. fredda
(inverno)
 
 I col
II col 
 I col
 II col
 Allodola 
 12
11 
11 
10 
 Beccaccino
 10
 9
 9
 8
 Quaglia
 10
 9
 10
 8
 Tortora
 9
 7
 8
 7
 Beccaccia
 9
 7
 9
 7
 Starna
 8
 6
 8
 6
 Pernice
 7
 5
 6
 5
 Fagiano
 6
 4
 6
 3
 Lepre
 4
 1
 4
 0
 Anatre
 6
 2
 5
 1
In base al diametro dei pallini ed alla loro velocità è stata calcolata la distanza a cui possono giungere. Si tratta comunque di distanze limite magari per un solo proiettile dei tanti che compongono la carica e quindi scarsamente utili per la caccia pratica ma di cui occorre tener conto per evitare danni alle persone.  
Numero
pallini 
Velicità
iniziale 
Gittata
in metri 
Angolo 
di tiro
Velocità
finale
 9
 375
 170
 16°
 22
 7
 375
 210
 17°
 24
 2
 375
 280
 18°
 29
 00
 375
 315
 19°
 31
 Pallettoni 10/0
 375
 550
 21°
 43
 Palla
 375
 1060
 25°
 77

 
 
 
Esiste un preciso rapporto fra il peso dei pallini e la dimensione del selvatico e solitamente è di 1 a 5 000 cioè 1 grammo di piombo ogni 5 milligrammi di selvatico. Comunque nessuno ne tiene conto e di solito ci si limita ad acquistare cartucce con pallini ritenuti adatti ad un particolare tipo di caccia convinti che i proiettili abbiano una valenza “universale”, cioè siano utili per abbattere qualsiasi selvatico. 
Il generale Journee, uno dei più grandi tecnici del secolo scorso, scrisse in “Il tiro del fucile da caccia”: “L’arresto e la morte degli animali sono tanto più sicuri e più rapidi quanto più grande è il numero dei proiettili penetranti che li colpiscono.
 
 
 Numero 
delle ferite
Probablità 
d'uccisione 
Probabilità 
di catturare 
 1
 25
 40
 2
 43,8
 64
 3
 57,8
 78,4
 4
 68,4
 87,0
 5
 76,3
 92,3
 6
 82,2
 95,4
 7
 86,6
 97,2
 8
 90,0
 98,4
 9
 92,4
 99,0
 10
 94,3
 99,4
In base alle innumerevoli osservazioni fatte nel corso delle guerre si è constatato che le pallottole che raggiungono uomini o cavalli provocano: il 25% di ferite mortali, il 15% di ferite gravi o fratture, il 60% di ferite leggere. Dunque su quattro ferite ve n’è in media una che causa la morte in un tempo più o meno lungo. Bisogna provocare a un animale cinque ferite per avere delle probabilità di farlo morire in breve tempo: non si ha la certezza di uccidere rapidamente se non producendo almeno dieci ferite penetranti. 
 
 
 
 
 
 
 Il selvatico a cui si spara si trova solitamente fra venti e cinquanta metri e quindi le strozzature dei fucili sono state create in modo da dare a tali distanze risultati ottimali. In una serie di prove con cartucce caricate con 36 grammi di pallini numero 7 si sono ottenute in un cerchio di 70 cm le seguenti percentuali.  
TIPO
mm
 m 25 
 m 30 
m 35 
 m 40
 m 45  
 m 50  
Cylinder Improved
 0
 69
 54
 43
 35
 28
 23
Cylinder Skeet
 0,25
 81
 66
 53
 42
 33
 26
Modified Improved
 0,5
 92
 75
 63
 48
 38
 29
Modified
 0,75
 100
 86
 76
 56
 42
 32
Full
 1
 100
 96
 80
 63
 48
 35
 Strozzatura
% dei pallini n. 7 del cechio di 70 cm di diametro alle varie 
distanze e strozzature - Cariche di 36 g
 
 
 
 
 
 
 
 
 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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La Smorfia della Regina  La Smorfia della Regina

La beccaccia porta fortuna anche in sogno. Purchè se ne sappiano interpretare le diverse situazioni traducendole poi in numeri da giocare al lotto. Anche questa è caccia......alla fortuna.

Se si sogna:

Una beccaccia: 73

Beccaccia in volo : 39

Beccaccia ferita: 42

Beccaccia morta : 70

Beccaccia mentre cova: 6

Beccaccia cucinata: 31

Beccaccia in gabbia : 13

Beccaccia mentre si spiuma : 60

Beccaccia catturata : 38

Beccaccia venduta : 82

Beccaccia comprata : 75

 


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