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Armi & Balistica
 

 

 

                                                                                                                         

 

Una canna già era sufficiente per fare del fucile il più potente stru­mento di offesa e di difesa del­l'uomo, due canne avrebbero concesso di sparare due colpi in rapida se­quenza, migliorando la micidialità e l'ef­ficienza dell'arma da fuoco. Questo assio­ma è di tale evidenza, che all'uomo mo­derno la soluzione del problema può ap­parire facile, quasi come quella dell'uovo di Colombo. Invece, a causa delle diffi­coltà di natura meccanica che al tempo presentava la fabbricazione delle armi portatili, dagli inizi del XV si sarebbe do­vuto attendere la fine del XVI secolo so­lo per realizzare pistole a due canne. Fat­ta eccezione per precedenti sporadici esperimenti, che non ebbero seguito, i fu­cili da caccia con due canne cominciaro­no ad avere discreta diffusione solo tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII seco­lo. L'evidente necessità di migliorare la velocita di ripetizione del colpo, oppure di moltiplicare i colpi a disposizione, era già stata avvertita in tutte le epoche, mag­giormente nelle armi da guerra, in misu­ra inferiore in quelle da caccia. Non man­carono tentativi di risolvere il problema con metodiche diverse. Fino dagli albori furono costruite bocche da fuoco plurime, montate affiancate su dì un unico affu­sto, oppure si fece ricorso alla cosiddetta «candela romana», cioè a più cariche so­vrapposte all'interno della stessa canna, accese in successione da un'unica miccia. Anche per le armi portatili, ma solo con sensibile ritardo, si comprese che l'unica soluzione logica per superare tale difficol­tà consisteva nell'accoppiamento di due canne su di un solo affusto.

BREVE STORIA DELLA DOPPIETTA

II metodo della canne sovrapposte fis­se sì prestava abbastanza bene al sistema degli acciarini a ruota, molto meno agli acciarini a pietra focaia e più tardi a quelli i percussione su capsula innescante. Il focone della canna inferiore risultava infatti troppo lungo, a causa della distanza in-:e:corrente tra la canna sottostante ed il relativo scodellino, od il luminello. Mancate ignizioni, partenze ritardate di col­pi, persuasero per ben due secoli i costruttori, salvo sporadiche eccezioni, ad abban­donare le canne sovrapposte per passare a quelle affiancate.Sebbene fino dal 1600 siano state costruite armi da caccia con canne affian­care o sovrapposte, diversamente unite tramite viti, cerniere, fascette o tiranti, solo nel 1736 in Parigi, ad opera di Jean Le Clerc, fu realizzata la saldatura delle canne con bindelle fermate a stagno, più tardi ad ottone. Abbandonate le canne costruite con una verga di ferro dolce, ri­piegata e saldata longitudinalmente, si ini­ziò a questo scopo ad adoperare delle verghe in ferro ed acciaio frammiste, avvol­te in spire di diverso disegno intorno ad un mandrino, poi martellate a caldo. In tal modo si ottennero dapprima le canne «a ruban», più tardi quelle a «damasco», raggiungendo la robustezza necessaria per resistere a forti cariche di polvere. L'avvento della retrocarica con il fuci­le a spillo intorno al 1850, della percus­sione centrale nel 1862, della strozzatu­ra delle canne nel 1876, circa nello stes­so periodo della percussione a batterie in­terne, portarono la doppietta a quella struttura perfetta e quasi definitiva che possiamo ammirare negli odierni esempla­ri. Solo verso la fine dello scorso secolo le canne in acciaio riuscirono a detroniz­zare quelle di damasco, le chiusure furo­no perfezionate, le bascule risultarono molto irrobustite dall'impiego di ferro speciale o di acciaio, la forma delle diverse parti della doppietta fu esteticamente mi­gliorata.

REGOLAZIONE DELLE CANNE

Nel caso che gli assi delle canne della doppietta fossero tra loro paralleli, la can­na destra sparando colpirebbe in basso a destra, la sinistra in basso a sinistra. Que­sto avverrebbe perché le canne, non es­sendo coassiali alla calciatura ed alle chiusure dell'arma, generano coppie di forze di rotazione che spostano la linea di tiro. Le canne della doppietta vengono perciò saldate in posizione convergente, in mo­do che i rispettivi assi sì incontrino a cir­ca metri 1,70-1,90 dalla bocca, allo sco­po di sovrapporre le rosate delle due can­ne intorno a 35-40 m dì distanza di tiro. La bindella superiore, che scorre tra le due canne, viene tenuta più alta presso la cu­latta, più bassa al vivo di volata, in modo da formare, rispetto all'asse delle canne, un angolo di alzo di circa 28°. Tale al­zo corregge l'abbassamento della rosata a m 35, valutabile in 32 cm circa.Le correzioni sopra descritte sono sta­te calcolate dai fabbricanti, in modo em­pirico, per ciascun tipo e marca di fucile. L'abbassamento e la deviazione laterale della rosata variano secondo il peso del­l'arma, lo spessore e la foratura delle can­ne, la struttura delle bindelle, la qualità dell'acciaio. Variano anche in funzione del peso della carica dei pallini, della lo­ro velocità iniziale, del tempo di canna della cartuccia, delle misure e pieghe di calciatura. Per questo motivo, le doppiet­te raggiungono una precisione di tiro che è accettabile solo ad una distanza stabilita. Le due canne vengono ritenute suffi­cientemente regolate, infatti, allorché i centri di rosata delle due canne, a m 35 di distanza, non distano ciascuno più di 8 cm dal punto mirato. Non bisogna drammatizzare se la mancanza di preci­sione si mantiene in questi limiti, che so­no compensati dall'ampiezza della rosa­ta. Il problema diviene grave nelle dop­piette male regolate, in cui tale deviazio­ne si raddoppia o si triplica e può som­marsi allo scarto naturale di puntamento del tiratore.L'accoppiamento dei tubi può essere ottenuto tramite saldatura ad ottone in culatta, con ramponi incastrati a coda di rondine e saldati, con canne saldate su piani in pezzo unico coi ramponi, oppure tramite monoblocco di culatta. II sistema di accoppiamento più fine e ricercato è quello «demibloc», consistente nel ricava­re i due tubi delle canne ciascuno in bloc­co unico con metà dei piani e dei rampo­ni. I semipiani vengono affiancati, i due semiramponi incastrati tra loro a coda di rondine e saldati con lega a basso punto di fusione.Il perno di cerniera consente la rotazio­ne delle canne rispetto alla bascula, se la chiave di apertura viene azionata, men­tre il catenaccio posteriore, avanzando ed incastrandosi nelle sedi dei due ramponi, realizza la chiusura del fucile.Alcune doppiette montano una terza, talvolta una quarta chiusura in aiuto alla duplice Purdey. Le migliori chiusure com­plementari sono la Greener a spina ton­da trasversale, o la Westlev Richards a «testa di bambola», le quali realizzano un vincolo stabile tra la culatta delle canne e la testa della bascula. In fase di sparo, queste chiusure si oppongono validamente al distacco del vivo di volata delle canne dalla faccia di bascula, alleviano sia il la­voro della duplice chiusura ai ramponi, sia le sollecitazioni di spinta trasmesse dai ramponi sulla cerniera anteriore.Le chiusure costituivano un tempo il vero tallone di Achille della doppietta, perché non lavorano in asse con le due canne, bensì al centro di esse, molto in basso sui ramponi sottostanti. Tale posi­zione asimmetrica delle superfici resistenti genera momenti torcenti sui vari pezzi, riducendo la resistenza delle chiusure nel­l'uso prolungato del fucile. L'impiego di acciai di grande resistenza hanno molto ridotto la necessità di una terza chiusura nelle doppiette moderne, perciò i fabbri­canti concordemente non hanno esitato ad abolirla, anche perché essa richiedeva un paziente e costoso lavoro manuale di aggiustamento. Una efficiente terza chiu­sura, tuttavia, non sarebbe mai superflua, in particolare nelle doppiette realizzate in calibri magnum.

TIPI DI BATTERIE

La doppietta a cani esterni, prescinden­do dall'armamento manuale delle batte­rie, non presenta alcuno svantaggio pra­tico nei confronti del fucile a cani inter­ni (hammerless), bensì i pregi di avere una bascula integra (che non alloggia nell'in­terno le batterie), oltre a permettere di te­nere le cartucce in canna, con relativa si­curezza, pure avendo le batterie disarma­te. Il cani esterni ha batterie montate su piastre laterali di bascula, non dispone normalmente di estrattori automatici, coti l'eccezione di alcuni modelli finissimi.Il sistema Anson & Deeley classico monta batterie con molle a lamina, allog­giate entro i piani della bascula, che perquesto motivo risulta assai indebolita. Molte doppiette attuali vengono costrui­te con batterie corte, azionate da molle a spirale e collocate non all'interno della tavola di bascula, bensì alloggiate sopra il ponticello, nel vano del calcio, guada­gnando in semplicità costruttiva.Le doppiette sistema Holland & Holland presentano invece acciarini lungi montati su cartelle laterali, spesso prov­visti di una seconda leva di aggancio con­tro gli spari accidentali, che arresta la ca­duta del cane-noce quando avviene lo scatto senza che sia stato premuto il gril­letto. Questo sistema di acciarini consente di lasciare intatta la tavola di bascula, di ottenere scatti leggeri, in alcuni modelli anche di smontare manualmente le cartel­le, per revisione o manutenzione. Le dop­piette tipo H. & H., a parità di finezza di lavorazione, generalmente sono di clas­se superiore rispetto a quelle di tipo An­son, anche perché richiedono un aggiusta­mento più curato, hanno una bascula al­lungata che migliora l'estetica del fucile, in genere recano pregevoli incisioni.Le doppiette Anson hanno il pregio di avere una linea snella ed una superiore leggerezza e maneggevolezza, sono economiche rispetto agli H. & H., montano una meccanica più semplice. Talvolta le An­son vengono fornite di finte piastre late­rali, per dare alla bascula una linea più ar­moniosa e filante, per offrire una maggio­re superficie all'incisione.Non tutti gradiscono queste piastre or­namentali ,preferendo la linea più sobria e snella della corta bascula dell’Anson classico.  

I DIFETTI

I principali difetti di questo tipo di arma sono quasi tutti di natura fun­zionale. Per quanto giunta probabil­mente al limite della perfezione mec­canica, la struttura della doppietta, la conformazione, può sembrare superata ed anacronistica. Le can­ne non sono in asse con la calciatura .con la linea di mira, con le chiusure. Esistono forti deviazioni la­terali ed abbassamento al tiro da correg­gere. Allo sparo, l'arma subisce un sen­sibile scarto laterale ed un notevole rile­vamento, che solo tiratori allenati alla doppietta riescono a controllare. Questo tipo di fucile non ha mai una grande pre­cisione intrinseca, a meno che l'accoppiamento e la convergenza delle canne non vengano modificati e corretti a seguito di prove di tiro. Comunque, ripetendo quanto già detto, l'esatta sovrapposizio­ne delle rosate delle due canne può esse­re ottenuta solo su di una distanza pre­scelta. Le chiusure sono il punto debole dell'arma, in quanto sottoposte a forti sol­lecitazioni fuori asse. Se la doppietta è do­tata di asta normale, le dita della mano si­nistra vengono a pog­giare sul metallo del­le canne. Tale contat­to non è piacevole se i due tubi sono surriscaldati da frequen­ti spari. L'asta a coda di castoro rimedia questo inconveniente e rende più agevo­le nello sparo il controllo dell'arma, ma la appesantisce troppo, ne modifica il bi­lanciamento, la peggiora dal lato esteti­co. Sparando con asta normale, stretta e bassa, la doppietta tende a sfuggire di ma­no, a seguito degli scarti laterali e dell'impennamento delle canne.

I VANTAGGI

Dal punto di vista puramente estetico, la doppietta è l'arma da caccia più pregevole, dotata di un disegno elegante, di una linea pura ed aggraziata. Notevole l'ar­monia della forma, con seni di batteria che si accordano mirabilmente ai due tubi di canna in culatta, con bascula arroton­data che si sposa al profilo dell'asta, nel bordo superiore del petto, E superfluo specificare che le doppiette possono mon­tare estrattori automatici o normali, due grilletti od il monogrilletto, asta norma­le od a coda di castoro, asta anatomica di intermedia larghezza, calcio di forma inglese od a collo di cigno, oppure con impugnatura a tutta pistola, a mezza pi­stola, etc.Secondo l'impiego a cui è destinata, la doppietta può avere una bindella di lar­ghezza normale o maggiorata, di altezza comune oppure abbassata tra i tubi nel tratto mediano, di tipo pieno oppure ven­tilata a lunghi ponticelli. La scelta del tipo di bindella tiene conto del peso (piu­ma, leggero, standard) che il fucile deve raggiungere, del suo bilanciamento, in­fine dell'estetica complessiva che gene­ralmente si ispira ad un modello classi­co.Dal punto di vista della funzionalità, diremo che la doppietta è il tipo di fuci­le che più si presta ad essere costruito in versione piuma, avendo una bascula bassa e snella, potendo notevolmente ridurre il peso e la lunghezza delle canne, oltre tutto avendo soltanto due bindelle, la su­periore e l'inferiore, non tre come il so­vrapposto. La doppietta è un fucile più equilibrato, rispetto al sovrapposto ed al­l'automatico, i quali per diversi motivi presentano un baricentro alquanto avan­zato.La doppietta ha inoltre un puntamen­to facile ed istintivo, è agile negli sposta­menti laterali compiuti ad arma imbrac­ciata. E perciò un fucile adatto ai tirato­ri veloci ed impulsivi, che sparano di stoc­cata, senza neppure cercare un aggiusta­mento nella mira. E inoltre stimata l'armaclassica per eccellenza, il fucile «sto­rico» che ha fatto la caccia, legato ad una tradizione antica di cui subiamo il fasci­no.La doppietta moderna può disporre di strozzatori intercambiabili interni (a scomparsa), che migliorano notevolmente la sua versatilità. Probabilmente risulta il fucile più adatto per tutte quelle cacce che vengono effettuate con il cane da fer­ma, specialmente in bosco folto, nelle quali spesso sono necessari tiri rapidi da distanza corta e cortissima. In alcuni mo­delli pesanti le doppiette possono essere camerate pure nei calibri magnum, anche se non risultano armi di elezione in tale impiego. Da qualche tempo sono dispo­nibili nella versione slug, con canne ci-lindriche o di modesta strozzatura, tal­volta anche con una prima canna rigata in prossimità del vivo di volata. Tali can­ne rigate sono utili per aumentare la pre­cisione nel tiro a palla unica, ma servo­no anche nei tiri cortissimi con cartucce a pallini, perché incrementano notevol­mente le dispersioni.

 

 

 

 

                                                                                                                               

 

Seguendo l'ideale di bellezza che si è formato in noi e che una tradi­zione ultracentenaria ha maturato, nessun sovrapposto raggiunge la perfezione di linea, il concetto puro di for­ma, che la doppietta ha conseguito. Al­trettanto vero che nessuna doppietta rag­giunge la funzionalità del sovrapposto, perché dal punto di vista meccanico esso costituisce un progetto concettualmente più evoluto, più attuale nelle prestazioni, anche se di origini più antiche. Il problema della scelta tra i due tipi di arma non può essere ignorato, perché costituisce un argomento di pratico inte­resse per il cacciatore, un dilemma che puntualmente si ripresenta in concomitan­za ad ogni cambio di fucile. Non tanto preoccupa conoscere la struttura mecca­nica del tipo di fucile, quanto sapere quale sia lo specifico impiego, il rendimento mi­gliore, la versatilità d'uso. Solo attraver­so la conoscenza delle particolari caratte­ristiche del tipo di arma, le sue prestazioni in ciascuna forma di caccia e gli eventua­li svantaggi originati dalla struttura, Io sportivo ha la possibilità di optare per il fucile più adatto al proprio fisico, al mo­do personale di impugnare l'arma, al metodo di tiro, al genere di caccia che pratica.II cacciatore, in questa scelta, è rima­sto vincolato per secoli dalla tecnica armiera contemporanea, né maggiore libertà è stata data al soldato, costretto a servir­si del fucile l'ordinanza a colpo singolo quando il cacciatore già disponeva dei due colpi. Nel suo periodo iniziale, neppure l'avvento della retrocarica in armi lisce concesse al sovrapposto quella eguaglian­za di funzionalità, quel miglioramento tecnico, quella parità di diffusione, che costituiscono condizioni indispensabili per una libera scelta del modello. Solo ne­gli ultimi quarant’anni, almeno nel nostro paese, questo dilemma ha acquisito una certa credibilità, iniziando dal momento in cui il sovrapposto è stato offerto allo stesso prezzo di un parallelo di caratteri­stiche pressoché equivalenti, cioè da quando il sovrapposto è stato fabbricato mediante procedimento industriale, con macchine a ciclo programmato.

BREVE STORIA

Le prime pistole di origine tedesca, con doppio acciarino a ruota sulle due canne sovrapposte, risalgono al XVI secolo. Solo nel XVII comparvero i fucili da caccia a canne sovrapposte, ben presto costretti a cedere il passo ai giustapposti, che presen­tavano minori difficoltà di accensione con gli acciarini a percussione. La scelta di po­sizione delle canne (sovrapposte od affian­cate) dipendeva in larga misura dal siste­ma di ignizione impiegato, talvolta da dif­ficoltà costruttive che la tecnica dell'epoca non era capace dì risolvere.Come abbiamo ricordato parlando della doppietta in precedenti occasioni, l'accen­sione a ruota con pietra focaia si presta­va bene alla fabbricazione di sovrapposti, non erano ugualmente adatti agli acciari­ni a percussione a pietra e successivamen­te a capsula innescante, a causa della lun­ghezza eccessiva del focone della canna inferiore. Con il diffondersi della retro­carica, sia a cani esterni che interni, la canna inferiore del sovrapposto continua­va a trovarsi in condizioni di chiaro svan­taggio rispetto alla superiore. II percussore della inferiore aveva maggiore lunghezza e la sua battuta, anziché essere coassiale alla cartuccia, formava un'angolazione troppo forte con il piano della capsula in­nescante. Questa percussione obliqua era responsabile delle accensioni mancate o dei colpi ritardati, creava forti sollecita­zioni e vibrazioni nel percussore, provo­candone la rottura o la precoce usura.Tali difetti convinsero i fabbricanti ad abbandonare la produzione di armi a can­ne sovrapposte basculanti, per dedicarsi alle doppiette giustapposte, cioè a canne affiancate, talvolta impropriamente chia­mate «paralleli». Soltanto sul finire del se­colo scorso le migliori ditte inglesi, belghe e tedesche, realizzarono sovrapposti concettualmente moderni e validi anche sotto l'aspetto estetico. Si rese possibile tutto questo quando chiaramente si fece strada il concetto che il sovrapposto ne­cessitavadi chiusure e batterie apposita­mente studiate, diversificate e svincola­te rispetto agli schemi costruttivi della doppietta affiancata. Le difficoltà maggio­ri nella costruzione del sovrapposto infatti tuttora nel realizzare chiusure efficaci e batterie di percussione sicura e veloce.In relazione al tipo di chiusura si ven­nero a creare due scuole, cioè due metodi costruttivi che differivano sostanzial­mente. La scuola tedesca intraprese la produzione di sovrapposti ad asse trasver­sale e Tamponatura sottostante alla can­na inferiore, con un catenaccio simile al doppio Purdey delle doppiette, con una terza chiusura tipo Greener raddoppiata ed affiancata all'altezza della canna supe­riore (Merkel e derivati). La scuola ingle­se segui la soluzione, originaria della Fran­cia (Pidault), della cerniera su due semi-perni laterali, detta anche «ad orecchio­ni», con chiusura su Tamponatura latera­le alle canne (Boss e derivati). La produ­zione belga si divise in due tronconi, di cui il primo (Browning) adottò una Tam­ponatura sottostante modificata, l'altro i semiperni e la Tamponatura laterale (Francotte ed altri).In Italia la fabbricazione di sovrappo­sti è iniziata con relativo ritardo (prescin­dendo da sporadici tentativi artigianali, ma di ottima fattura), seguendo entram­be le scuole, spesso con soluzioni originali, ma senza uniforme orientamento genera­le. Lo studio e la realizzazione di batte­rie con diversa struttura e collocazione sull'arma, la messa a punto dei nuovi mec­canismi di estrazione, le modifiche apportate alla calciatura, col passare degli anni hanno permesso la costruzione di sovrap­posti più robusti ed affidabili rispetto al­la vecchia doppietta, volgendo in loro fa­vore quella superiorità funzionale che in massima parte deriva dalla più felice di­sposizione assiale delle canne.

CANNE

La giunzione delle canne del sovrappo­sto può essere realizzata con metodo demibloc, ma sempre con superiore frequen­za si fa strada il sistema del monobloc di culatta, anche nelle armi di grande clas­se. Il demibloc risulta più fine e ricerca­to, il monobloc più robusto e preciso. La saldatura a forte dei tubi e dei ramponi, tramite lega di ottone, forse è la più sta­bile, ma rischia di deformare la linearità dei tubi, o di modificare la struttura mo­lecolare dell'acciaio, a causa della elevata temperatura di saldatura. Anche se me­no robusta, senza dubbio è preferibile la saldatura effettuata con castolin, una le­ga a basso punto di fusione.I diversi procedimenti di lavorazione delle canne sono in pratica identici sia nei sovrapposti che nelle doppiette, ma nel­l'accoppiamento i due tubi del sovrappo­sto vengono montati con una convergen­za molto minore ed in senso verticale, in quanto le due canne non tendono a diver­gere l'asse di tiro orizzontai meni e, aven­do chiusure simmetriche. Quasi sempre la canna superiore del sovrapposto risul­ta parallela alla linea di mira, a forma con questa un piccolo angolo di alzo. Quella inferiore converge leggermente verso l'al­to, allo scopo di ottenere una sovrappo­sizione perfetta delle rosate a 35-40 m di distanza di tiro. Nelle canne del sovrap­posto non esistono perciò deviazioni la­terali da correggere, ma solo queste pic­cole deviazioni in senso verticale. Non può avvenire la flessione verso il basso della canna che spara, perché la superiore viene sorretta dall'inferiore, la quale si trova in stato di riposo e non soggetta ad altre sollecitazioni, la canna inferiore è in­vece vincolata alla sovrastante dalla sal­datura.I tubi di alcuni sovrapposti sono con­giunti per brevi tratti in prossimità della culatta e del vivo di volata, mancando nel­la parte centrale delle canne dei bindellini laterali di giunzione. Talvolta, forse con maggiore razionalità, i tubi vengono congiunti mediante la saldatura in culat­ta, per mezzo di un anello scorrevole in volata. In tal modo i tubi sono resi liberi di allungarsi per effetto del calore provo­cato dagli spari, senza flettere rispetto al proprio asse, inoltre possono compiere in­disturbate reazioni elastiche e vibrazioni ad opera della pressione interna.La bindella superiore, spesso anche i bindellini laterali, vengono ventilati con lunghe asole di aerazione e di alleggeri­mento.

BASCULA E CHIUSURE

La bascula del sovrapposto ha una se­zione a forma di «U», perché abbraccia le due canne disposte in sezione vertica­le. Sul fondo della bascula possiamo tro­vare il perno di cerniera, il chiavistello della chiusura, le aste o leve di armamen­to delle batterie. I piani detti «di appog­gio» delle canne sulla bascula sono costi­tuiti dalle superfici superiori delle spalle, o pareti laterali. Con tali superfici ven­gono a contatto opportune appendici, o controspalle, ricavate nel monobloc di cu­latta delle canne.Abbiamo detto che le canne del sovrap­posto possono basculare su un perno tra­sversale inferiore, che agisce su di una Tamponatura di varia altezza, oppure su semiperni laterali. La tenuta sulla bascu­la viene realizzata mediante una tampo­natura posta al di sotto delle canne o di lato, oppure con un incastro realizzato tra le alette del monobloc e le spalle di ba­scula. La vera chiusura dei moderni so­vrapposti, cioè il dispositivo meccanico che si oppone alla rotazione delle canne, viene costituita spesso da un tassello basso che si incastra sul retro della ramponatu-ra, oppure da una spina trasversale pas­sante che impegna due mensole sporgen­ti dal vivo di culatta delle canne. Esisto­no chiusure dì tipo diverso, realizzate con una testa scorrevole di bascula, oppure formate da spine coniche che fuoriesco­no dalla faccia di bascula e si incastrano nel monobloc di culatta.La forma e soprattutto l'altezza delle spalle di bascula variano molto in relazio­ne al tipo di chiusura adottato. I sovrap­posti con Tamponatura inferiore hanno bascule di superiore altezza rispetto ai so­vrapposti provvisti di semiperni, per tale motivo sono più pesanti e spesso meno eleganti.

BATTERIE

Lo spessore del piano della bascula non consente al sovrapposto di ospitare vere batterie Anson & Deeley, perciò i primi fucili di questo tipo erano solo armi finis-sime, che utilizzavano per lo più batterie lunghe montate su cartelle, simili alle Holland & Holland che venivano impiegate nelle doppiette. Tale tipo di acciarini ri­chiedeva perfetta esecuzione manuale, perciò non si prestava ad una economica lavorazione automatizzata in grande se­rie. Ciò costituiva un grave handicap per il sovrapposto, che da tempo aspirava ad una larga diffusione.La moderna tecnologia ha permesso di realizzare batterie corte, talvolta anche smontabili a mano ed intercambiabili, azionate da molle a lamina od a spirale, alloggiate nel vano che si forma tra pon­ticello, codetta e relativo tassello di giun­zione, sul retro della bascula. La straor­dinaria efficacia di queste batterie deri­va dalla potenza e dalla velocità di una percussione assiale, comunque mai trop­po obliqua sulla capsula dell'innesco. La molle a lamina od a spirale, alloggiate nel vano che si forma tra ponticello, codetta e relativo tassello di giunzione, sul retro della bascula. La straordinaria efficacia di queste batterie deriva dalla potenza e dal­la velocità di una percussione assiale, co­munque mai troppo obliqua sulla capsula dell'innesco. Le molle a lamina sono ge­neralmente robuste e veloci, ma anche soggette a possibili rotture per difetto di tempera oppure a causa di brusche vibra­zioni di temperatura. Quelle a spirale ri­chiedono un minore sforzo di armamen­to nell'apertura del fucile, hanno raggiun­to una buona resistenza a fatica, sono più econo miche e facilmente sostituibili. Ciò nonostante, per migliorare il disegno della bascula e per disporre di un doppio ag­gancio di sicurezza contro gli spari acci­dentali, i sovrapposti più fini e curati con­servano gli acciarini lunghi su cartelle la­terali.Ovvio dire che i sovrapposti possono disporre di monogrìlletto semplice o se­lettivo, di estrattori normali od automa­tici, di asta normale od a base larga, di calci di vario genere, di impugnatura di tipo anatomico, di bindelle larghe od al­tissime, etc. Esistono molti sovrapposti che possono competere con le doppiette anche per la linea armoniosa, le gradevo­li incisioni, la bascula snella ed elegante.

I DIFETTI

Il sovrapposto non può avere la linea snella ed armoniosa della doppiet­ta, perché la sua bascula è più alta ed ingombrante, dovendo avvolge­re le due canne congiunte in posizione verticale. Non si presta molto ad essere costruito in versione leggera, se non ri­correndo a bascule in lega metallica di basso peso specifico. II suo gruppo canne presenta infatti tre bindelle (una superio­re di mira, due laterali di giunzione dei tubi! rispetto alle due bindelle della dop­pietta. Tale pesantezza delJe canne spo­sta spesso in avanti il baricentro dell'arma.Essendo meno maneggevole della dop­pietta, il sovrapposto risulta molto più lento nella imbracciatura, più difficolto­so negli spostamenti laterali ad arma im­pugnata. Questa superiore resistenza del­l'aria agli spostamenti laterali delle can­ne, deriva dalla maggiore superficie fron­tale di impatto che presentano le canne sovrapposte, rispetto alle affiancate che si presentano di taglio. Restando fermi sulla pedana di tiro prima di ordinare il pull, notiamo quanto sìa difficile mante­nere immobile il sovrapposto quando spi­ra un forte vento laterale.La doppietta è un'arma che favorisce l'estrema velocità di fuoco, il sovrappo­sto la superiore precisione di tiro, come è stato detto in precedenza. Tuttavia, un buon allenamento può consentire di spa­rare velocemente col sovrapposto, o con esattezza con la doppietta, nei limiti di precisione che questo tipo di arma può consentire pulì, notiamo quanto sia difficile mante­nere immobile il sovrapposto quando spi­ra un forte vento laterale.

I PREGI 

 Questo tipo di arma presenta grandi vantaggi per la partico­lare struttura meccanica, anche prescindendo dalla resistenza della bascula. Le canne sono coassiali alle chiusure ed alla calciatura, perciò in fase di sparo nel sovrapposto non sì verificano momenti torcenti delle varie parti, né scarti laterali delle canne, ;ali da richiedere una correzione del puntamento. Specialmente nei sovrapposti a semiperni laterali, la posizione della cer­niera, che si trova quasi all'altezza del­l'asse della canna inferiore, diminuisce il braccio di leva della forza tendente a fa­re ruotare le canne verso il basso, ridu­cendo le sollecitazioni sulla chiusura.E un'arma molto precisa, non essen­do soggetta a scarti laterali e dovendo unicamente correggere le deviazioni ver­ticali delle canne.Queste deviazioni sono dovute al ri­levamento, causato dall'angolo di calcia­tura e dall'altezza della canna che spara rispetto al baricentro dell'arma. Nel com­puto delle deviazioni, è indispensabileprendere anche in considerazione l'abbas­samento della rosata per effetto della for­za di gravita. Tali spostamenti di tiro, avendo senso opposto, già in parte si compensano nel sovrapposto, come ab­biamo detto, perciò le canne convergo­no in misura inferiore rispetto a quanto è necessario nella doppietta. Anche la bindella superiore forma un angolo di al­zo di più modesto valore. Questo tipo di fucile è abbastanza adatto ad essere co­struito nei calibri magnum, grazie appun­to alla precisione, alla grande robustez­za, allo scarico pressoché assiale della spinta dì rinculo sulla spalla, alla sua pos­sibilità di essere facilmente realizzato in versione pesante.La resistenza della chiusura è un pre­gio del sovrapposto, ma forse più impor­tanti risultano la sua stabilità di punta­mento dopo lo sparo, la sicurezza nella presa della mano sinistra del tiratore (per la forma dell'asta a sviluppo verticale), quindi per la possibilità di controllo del­l'arma. Altro grande vantaggio consiste nella linea di mira in asse con le canne, nell'ampia visuale libera concessa dalla canna unica superiore. La doppietta non è gradita a molti cacciatori proprio per la limitazione della visuale, causata dalle due canne affiancate,II sovrapposto è un'arma solida e du­ratura, che può sostituire la doppietta in ogni impiego, mentre questa non è altret­tanto versatile. Ad esempio, nel tiro ago­nistico del trap, in cui sono importanti una precisione estrema, ottima regolari­tà e grande resistenza, attualmente nes­sun tiratore impegnato spara con la dop­pietta, per non partire con un serio han­dicap rispetto agli altri tiratori. La diffi­coltà del controllo dell'arma dopo il pri­mo colpo, la scarsa precisione nei tiri più lunghi, il disagio che al contatto provo­ca il calore dei tubi sulla mano sinistra, la carenza di visuale libera, rendono la doppietta non adatta al piattello fossa.

 

            

                           Benelli - Energia Cinetica                                                         Beretta - Recupero Gas                                                      Browning - Canna rinculante 

L’attributo automatico è proprio di un meccanismo che segue da solo determinate operazio­ni in successione, senza inter­vento dell'uomo. Viene definita semiau­tomatica l'arma che compie in modo au­tonomo tutte le operazioni di ricarica, co­me l'estrazione del bossolo, l'armamento della batteria e l'introduzione della nuo­va cartuccia in canna, mentre necessita di una nuova pressione sul grilletto per ri­petere lo sparo. È chiamata automatica, od a raffica, l'arma che non richiede di tirare e rilasciare il grilletto tra un colpo e l'altro, potendo sparare molti colpi in rapida successione nel tempo che il gril­letto resta premuto.Nei paesi di lingua inglese le armi se­miautomatiche vengono delle «autoloading» o «self-loading», cioè «a caricamen­to automatico», mentre il termine «automatic» è riservato alle armi a raffica. Per conservare rigore di definizione, i fucili automatici a canna liscia dovrebbero es­sere chiamati semiautomatici, quanto me­no «a caricamento automatico». Riferito a tali armi a pallini, l'attributo di auto­matico è entrato ormai nell'uso comune, come automatiche sono dette anche le pi stole che non dispongono della raffica. Ne! rispetto della consuetudine, sia per non creare incertezze di interprefazione, sia per sfruttare la comoda brevità del ter­mine, chiameremo automatici i semiauto­matici a pallini.

TIPI DI AUTOMATICO

Prima di passare ad elencare i pregi ed i difetti dell'automatico, dobbiamo distin­guere i vari sistemi di ripetizione, descri­vendone in breve il funzionamento e la diversa struttura meccanica. Alcuni tipi di automatico, come quelli a canna fissa ed otturatore di grande massa, oppure a canna fissa e camera di cartuccia mobile, dopo una brevissima e non fortunata ap­parizione sul mercato non sono stati più costruiti, a causa di alcuni difetti mecca­nici e di svantaggi nel funzionamento. Gli automatici attualmente prodotti apparten­gono a quattro sistemi di ripetizione: can­na mobile con funzionamento a lungo od a corto rinculo, canna fissa con funziona­mento a presa di gas od a massa inerziale oscillante. Ciascuno di questi sistemi ha i suoi vantaggi e svantaggi, giustificando in parte una coesistenza che si protrarrà per molti anni.Nei fucili a canna mobile l'energia del rinculo alimenta in modo diretto il cinematismo, perché la canna e l'otturatore, inizialmente uniti da vincolo meccanico, retrocedono sotto la spinta che i gas im­primono alla testa dell'otturatore. Nei fu­cili a lungo rinculo queste due parti com­piono insieme una corsa di circa mm 90 all'interno del castello, comprimendo il mollone di recupero della canna e la mol­la di recupero dell'otturatore, riarmando la batteria. Allorché la carica dei pallini è uscita dalla canna, questa si svincola dal­l'otturatore e torna nella sua posizione ini­ziale, mentre l'otturatore resta bloccato in posizione arretrata. Nel suo moto di avanzamento la canna provvede all'espul­sione del bossolo, libera dal serbatoio una nuova cartuccia e la dispone sull'elevato­re, provoca lo sgancio dell'otturatore, Questo avanza a sua volta introducendo la cartuccia in canna e poi bloccandosi in posizione di chiusura. Automatici che si basano su tale sistema di ripetizione ven­gono ancora prodotti dalla F.N.-Browning, dalla Breda Meccanica, dalla Luigi Franchi, da industrie minori nazionali o estere. Tra queste ci piace ricorda­re la Cosmi, che offre un originale e fine automatico a lungo rinculo, unico al mon­do ad avere canna basculante.Nell'automatico a corto rinculo la can­na retrocede solo per pochi millimetri ai-la partenza del colpo, liberandosi presto dall'otturatore che per inerzia continua da solo il moto di retrecessione, compiendo le descritte operazioni di sostituzione del bossolo vuoto con la nuova cartuccia e di armamento della batteria. Soltanto la bel­ga Browning, che per prima nel 1955 in­trodusse il Doublé Automatic a corto rin­culo, attualmente ha ripreso a produrre un automatico di questo tipo, dotato di chiusura con otturatore rotativo, dì un complesso di ammortizzatori, di una le­va di blocco del serbatoio.Nel fucile a canna fissa e sottrazione di gas esistono due o più fori all'interno della canna, collocati a circa cm 25-32 dal vivo di culatta, i quali convogliano una piccola parte dei gas di esplosione in un cilindro di espansione saldato sotto la can­na. Entro il cilindro scorre un pistone, collegato all'otturatore tramite manicot­to ed aste di trasmissione. La retrocessione dell'otturatore ed il suo successivo avanzamento compiono le varie fasi del cinematismo. Tutte le maggiori industrie del mondo attualmente producono auto­matici a gas, tra le quali possiamo ricor­dare la Beretta, la Breda, la Franchi, la Remington e la Winchester, tacendo su altre minori sebbene offrano prodotti di grande interesse, come la Atis, la Fabarm, etc.L'automatico a canna fissa e funziona­mento a massa inerziale è stato realizza­to per la prima volta, su scala industria­le, dalla Benelli Armi di Urbino. Nel mo­dello originario, l'otturatore è composto di due parti principali: una testina ed un corpo esterno indipendente e di notevo­le peso, che avvolge la testina. Quest'ul­tima in posizione dì chiusura è stabilmen­te collegata alla canna tramite un dente mobile, che impegna il manicotto di cu­latta della canna, mentre il corpo esterno di grande massa è libero di avanzare e di arretrare. Tra la testina ed il corpo del­l'otturatore trovasi interposta una robu­sta molla. Allo sparo, per effetto del rin­culo la canna e la testina dell'otturatore retrocedono vincolate, mentre la massa esterna dell'otturatore, che è libera, re­sta ferma per inerzia, cioè compie un «mo­to relativo» in avanti rispetto alla testi­na, comprimendo la molla interposta tra i due pezzi.L'effetto del rinculo cessa quando la ca­rica ha lasciato la canna, di conseguenza il corpo oscillante dell'otturatore viene so­spinto indietro con violenza da questa molla interna, liberando la testina trami­te l'abbassamento del dente di chiusura. In tal modo l'intero gruppo dell'ottura­tore può retrocedere sotto la spinta della molla, compiendo quelle operazioni di estrazione, armamento ed incameramen­to della successiva cartuccia, che sono co­muni a tutti gli automatici anche se rea­lizzate con diversa metodica.Negli automatici Benelli Super 90 e Raffaello, la cui meccanica è stata modi­ficata e migliorata, la chiusura viene rea­lizzata tramite la testina dell'otturatore, capace di compiere un movimento rota­torio. Le alette (o ramponcini) della te­stina impegnano le sedi del manicotto di canna quando l'otturatore avanza in po­sizione di chiusura, al contrario si svin­colano da! manicotto ruotando in senso inverso se l'otturatore arretra in apertu­ra.Oltre alla Benelli, attualmente produ­cono automatici di questo tipo la Beretta e la Breda. La Franchi recentemente ha realizzato un modello a massa inerziale con diversa struttura meccanica, anche se il sistema di ripetizione è di identico ti­po.


DIVERSITA' DI CARATTERISTICHE

 

Ciascun tipo di cinematismo presenta vantaggi e limiti legati alla struttura mec­canica ed al diverso impiego dell'energia prodotta dallo sparo. Tutti questi siste­mi dì ripetizione opportunamente realiz­zano un'apertura ritardata dell'otturato­re, in modo che essa non avvenga quan­do la pressione in canna ancora raggiun­ge altissimi valori. Tutti sono dotati di chiusura di tipo stabile, quindi possono tollerare alte pressioni e variazioni note­voli del peso delle cariche, senza accusa­re precoce usura delle pani meccaniche maggiormente sollecitate,II fucile a lungo rinculo, pure essendo in netto tramonto, trova ancora fedeli so­stenitori. Presenta il grande vantaggio di estrarre il bossolo vuoto dopo la comple­ta retrocessione di canna ed otturatore, quando in canna si è ristabilita la pressio­ne atmosferica normale. Questo rende più difficili gli inceppamenti per rottura del bossolo, o la fuoriuscita di vampa e de­triti di combustione dalla finestra di espulsione. Tollera infatti cartucce con tempi di canna molto lunghi, che in altri automatici di apertura più pronta provo­cano rottura del bossolo ed inceppamen­to. Non richiede frequente pulizia ed è robusto.Il lungo rinculo necessita di preventi­va regolazione del freno in dipendenza della potenza della cartuccia, ma tale esi­genza è più teorica che pratica, essendo avvertita unicamente sparando cariche con caratteristiche molto diverse. Impri­me a tutta l'arma delle vibrazioni note­voli per la grande massa delle parti in mo­vimento, aventi un peso complessivo mol­to supcroirc al chilogrammo. Risulta mol­to rumoroso per gli attriti e gli urti tra i pezzi. Il rinculo non è secco e risoluto co­me quello della doppietta, perché frazio­nato in tre tempi diversi, tuttavia appare superiore a quello di un automatico a presa-gas. L'automatico a corto rinculo ha un'a­pertura di canna anticipala nei confronti del lungo rinculo, perciò non offre identiche garanzie contro gli inceppamenti de­rivanti da improprie caratteristiche di car­tuccia. Il rinculo che ma la ripetizione del colpo è più veloce, le vibrazioni e la rumorosità meccanica so­no inferiori.L'arma a sottrazione di gas è quella che meglio assorbe la spinta elei rinculo e ne riduce gli effetti negativi. Questo ne rap­presenta il pregio più sostanziale ed evi­dente, insieme alla possibilità di usare ca­riche deboli e forti senza regolazione pre­ventiva di organi frenanti. L'arma è qua­si sempre provvista di organi di presa-gas che compensano i diversi valori di pres­sione in canna. Richiede però una fre­quente pulizia della meccanica, soprattut­to del pistone e del cilindro, che sono rea­lizzati in acciaio inox, cromati e di for­ma autopulente, ma comunque appaiono soggetti ad erosioni ed ossidazioni.Scarsa in questo automatico la presen­za di vibrazioni parassite, minimo il ru­more delle parti meccaniche in moto, bas­so il numero dei pezzi che lo formano. Gli unici veri difetti sono costituiti dall'usu­ra piuttosto rapida delle parti addette al prelievo dei gas, o che ne sono a contat­to, dal celere accumulo dei depositi car-boniosi di combustione, che possono bloc­carne il funzionamento. I tipi migliori hanno ridotto moltissimo questi difetti, perciò hanno avuto grande diffusione.L'automatico con funzionamento a massa inerziale regola l'apertura dell'ot­turatore autonomamente, in base alla po­tenza della cartuccia sparata: maggiore è l'energia del rinculo e la sua durata, tan­to più ritardata è l'apertura. Non richie­de regolazione preventiva secondo le ca­ratteristiche delle cartucce, non esige la frequente pulizia delle parti interne, la canna fissa riduce l'entità delle vibrazio­ni ed il rumore del cinematismo. Il rin­culo è invece più sensibile rispetto a quello di un fucile a gas, anche se frazionato in tre tempi diversi, ma estremamente bre­vi.Questo fucile può non riarmare con cartucce che generano un basso rinculo, proprio perché tale energia alimenta il funzionamento. Anche munizioni con lungo tempo di canna possono creare dei problemi, come la fuoriuscita di vampa e detriti dalla finestra di espulsione dei bos­soli, oppure l'incollamento del bossolo vuoto all'interno della canna. Il suo ve­loce ciclo di ripetizione, la scarsa neces­sità di manutenzione, il disegno snello ed elegante, l'ottimo equilibrio e la leggerez­za, sono qualità che rendono moderno e funzionale il suo sistema di ripetizione.

VANTAGGI E DIFETTI

La superiore capacità di fuoco, an­che se limitata a soli tre colpi, rende l'automatico l'arma da cac­cia per eccellenza. II terzo colpo non tanto serve sparando contro uccelli in branco, quanto per recuperare un sel­vatico ferito o per rimediare una padella vergognosa. A proposito di padelle, rac­conteremo poi un episodio venatorio real­mente vissuto, con il fine di dimostrare che non bisogna confidare troppo nel nu­mero dei colpi a disposizione, che non possono raddrizzare una mira non preci­sa. I veri grandi vantaggi dell'automati­co consistono nella canna unica e nel suo rendimento al tiro, nella intercambiabi­lità della meccanica, nell'ampia visuale li­bera, nella disponibilità dì canne con di­verse caratteristiche, nella versatilità ac­centuata da semplice ed economica sosti­tuzione degli strozzatori, ne! conveniente prezzo di vendita. La canna unica per­mette grande precisione di tiro a tutte le distanze, essendo in asse con la linea dì mira. Assicura anche ottimo rendimen­to balistico, risultando libera di vibrare, di allungarsi e dilatarsi per effetto del ca­lore, non essendo unita ad un'altra canna da lunghe saldature che la vincolereb­bero in modo asimmetrico per lungo trat­to. Specialmente se priva di bindella, la canna dell'automatico offre rosate di di­stribuzione regolare e costante, precisio­ne ottima anche nel tiro a palla unica. L'estrema robustezza, la lavorazione ese­guita con esattezza tramite macchine completamente automatizzate, il rincu­lo attenuato rispetto alle doppiette ed ai sovrapposti di pari peso, la possibilità di essere costruito in versione leggera, co­stituiscono altrettante qualità positive di questo fucile.Gli inceppamenti, anche oggi possibi­li sebbene poco frequenti, un tempo rap­presentavano il principale difetto. Attual­mente gli svantaggi si riassumono nella necessità di sparare le cartucce nella suc­cessione predisposta, nell'unico valore della strozzatura, nella lunghezza del ca­stello, nel baricentro troppo avanzato e quindi nello sbilanciamento in avanti dei fucile, nella scarsa maneggevolezza. Con­frontando però i molti prò con i pochi contro che possiamo attribuire all'auto­matico, non è difficile comprendere i mo­tivi della sua enorme diffusione. Resta al cacciatore, alle sue abitudini e preferen­ze, stabilire la scelta del sistema di ripe­tizione.

 

 

 

L’acquisizione di nuove conoscenze, l'evoluzione delle for­me di caccia, il progresso tec­nologico che ha modificato e migliorato tutte le caratteristiche mecca­niche e di rendimento dei fucili a pallini, ci obbliga spesso ad una pausa di rifles­sione, a fare nuovamente il punto sul fu­cile e sulle munizioni che meglio possono corrispondere alle nostre reali necessità venatorie. E stato scritto che il cacciato­re finisce sempre per servirsi dell'arma che gli è più congeniale, adatta al suo fisico, conforme alle sue abitudini. Siamo poco fiduciosi che questo avvenga regolarmen­te, sapendo che esiste sul tema della scel­ta del fucile poca informazione, che sul suo impiego sì sono formate buone e cat­tive abitudini.

Non consigliamo di passare di punto in bianco, dopo anni di continuo esercizio, da un'arma ad un'altra con caratteristi­che strutturali e funzionali molto diver­se, anche se più appropriate. La sostitu­zione può richiedere un periodo abbastan­za lungo di assuefazione al nuovo fucile, onde evitare iniziali demoralizzanti insuc­cessi. Dopo un necessario allenamento da compiere in cacce poco impegnative, superate tutte le difficoltà conseguenti dal­l'abitudine al vecchio fucile, anche il cac­ciatore più legato alla tradizione si accor­gerà dei vantaggi che un'arma più speci­fica concede al suo rendimento persona­le.

 

PERCHE' LA SCELTA E' IMPORTANTE 

 

Tante armi particolari e specifiche, od un solo fucile generico e polivalente? Non è facile rispondere, per il motivo che en­trambe le soluzioni presentano vantaggi e svantaggi, in parte derivanti dalle carat­teristiche individuali del cacciatore e dalla diversità dei suoi interessi venatori. E ve­ro che è ormai lontano il tempo in cui un unico schioppo ad avancarica costituiva l'arma di una intera famiglia patriarcale, passando per le mani di almeno tre gene­razioni. Ma risulta veramente indispen­sabile avere a disposizione tante armi?Il fucile specifico è un'arma con carat­teristiche particolari, che sono perfetta­mente adatte ad una determinata condi­zione di tiro. Al contrario, il fucile gene­rico e versatile meglio di altri può soppe­rire alla maggior parte delle circostanze venatorie, ma richiede sempre al caccia­tore un notevole spirito di adattamento. Ad esempio, la caccia agli anatidi da ap­postamento esige un fucile ben diverso dal tiro in bosco folto alla beccaccia, od alla quaglia sotto ferma del cane.Usare in ogni caccia un solo fucile con caratteristiche intermedie è decisione salomonica a tutti nota, ma non sempre le vie più battute sono le migliori. L'arma polivalente costringe ad un adattamento, ad un compromesso tra l'esigenza di ot­tenere il migliore rendimento balistico specifico, e la indiscussa comodità e l'e­conomia che ricaviamo dall'uso di un fu­cile unico. Compromesso significa però accettazione, parziale rinunzia a sentite esigenze. Dobbiamo quindi mettere sui due piatti della bilancia queste opposte convenienze: da un lato il risparmio, la co­modità, il migliore rendimento personale che deriva dall'abitudine a sparare con una sola arma, dall'altro la possibilità di avere sempre un'arma di particolare e dif­ferente rendimento balistico.II vero ago della bilancia è questa va-lutazione personale dei prò e dei contro, che mai nessun consiglio estraneo potrà rimpiazzare. Non abbiamo quindi la pre­tesa di sostituire col nostro giudizio una scelta che deve rimanere soggettiva. Non speriamo neppure, sarebbe chiedere trop­po, che tutti i lettori concordino col no­stro modo di vedere e dì impostare la que­stione. Ci auguriamo che quest'analisi aiu­ti a rendere chiare le premesse del pro­blema, ossia il semplice enunciato, in mo­do che ciascuno possa ricavare la perso­nale soluzione.

 

LA SCELTA DEL CALIBRO

In questa occasione non parleremo del­la scelta de! tipo di arma in relazione alla sua natura e struttura meccanica, limitan­doci invece ad una verifica delle diverse qualità esistenti tra arma generica ed ar­ma specifica. Facciamo l'ipotesi del fuci­le unico: la prima difficoltà si presenta nella scelta del calibro. Se il cacciatore si dedica unicamente alla selvaggina stanzia­le od agli acquatici, il cal. 12 è quasi di rigore e si presta pure a quella caccia va­gante nella quale, probabilmente, il cal. 20 risulta più indicato per la sua leggerez­za.Le possibilità balistiche del cal. 20 so­no in parte da scoprire, perché la sua uti­lizzazione è ancora poco diffusa, anzi in costante regresso: grave errore, perché la superiore maneggevolezza dei fucili in questo calibro compensa largamente la piccola riduzione di portata.Se il cacciatore si dedica, magari alter­nativamente, alla caccia di appostamen­to alla minuta selvaggina, ecco che il ge­nerico cal. 12, od il 20, non sono più suf­ficienti e devono essere affiancati da un calibro inferiore, magari da un fuciletto monocanna per non rovinare le prede nei tiri corti. I calibri 32 e 36 sono impiegati unicamente per tiri a distanza ravvicina­ta. Il cal. 410 con camera da 3", il 28 e meglio ancora il 24, possono invece esse­re utilizzati anche in cacce vaganti alla piccola migratoria, sebbene mostrino Ì lo­ro limiti naturali nei tiri a selvatici di mag gior mole.Desiderando impiegare quale arma uni­ca un fucile del cai. 12, sorge il problema della scelta della lunghezza e strozzatura delle canne. Anche in questo caso, tale scelta resta subordinata al tipo di caccia che maggiormente costituisce l'attività ve-natoria dell'individuo. Un buon paio di canne della lunghezza di cm 67-71, con strozzature di tre ed una stella, possono rendere un buon servizio in molte situa­zioni di caccia, opportunamente sceglien­do il tipo di cartuccia più opportuno. Troppo spesso ci dimentichiamo che og­gi esistono munizioni specifiche per tiri lunghi, corti e cortissimi, che in parte pos­sono compensare, adattando secondo ne­cessità, le caratteristiche di canna non in­dicate ad un incontro non previsto con selvaggina di diversa natura.Sempre nel cal. 12, le canne lunghe cm 65 od anche qualcosa di meno, provviste di quattro e due stelle di strozzatura, so­no le più adatte per la caccia generica o per quella con il cane da ferma in zone molto aperte. Per cacce in bosco folto al fagiano od alla beccaccia, senza scendere nella lunghezza al di sotto dei cm 60, pos­siamo accettare una prima canna cilindrica ed una seconda di quattro o tre stelle. Nei tiri a distanza inferiore ai 15-18 m, oltre ad una cartuccia disperdente può risulta­re utile una prima canna con strozzatura rigata.Ilcal.12magnum serve esclusivamente nelle cacce di appostamento a selvatici di peso uguale o superiore al chilogram­mo, in  particolare agli acquatici, per gua­dagnare alcuni metri di portata utile ri­spetto al cal.12 standard. Il cal.20 ma­gnum trova invece una giustificazione mi­gliore quale arma «tuttofare», consenten­do una variazione di cariche da circa g21 a g 36, quindi permettendo di cacciare con profitto tutta la selvaggina nobile con munizioni di potenza pari a quella del cal.12 standard.

ARMI VERSATILI O SPECIFICHE?

Tante armi particolari e specifiche, od un solo fucile generico e polivalente? Non è facile rispondere, per il motivo che en­trambe le soluzioni presentano vantaggi e svantaggi, in parte derivanti dalle carat­teristiche individuali del cacciatore e dalla diversità dei suoi interessi venatori. E ve­ro che è ormai lontano il tempo in cui un unico schioppo ad avancarica costituiva l'arma di una intera famiglia patriarcale, passando per le mani di almeno tre gene­razioni. Ma risulta veramente indispen­sabile avere a disposizione tante armi?Il fucile specifico è un'arma con carat­teristiche particolari, che sono perfetta­mente adatte ad una determinata condi­zione di tiro. Al contrario, il fucile gene­rico e versatile meglio di altri può soppe­rire alla maggior parte delle circostanze venatorie, ma richiede sempre al caccia­tore un notevole spirito di adattamento. Ad esempio, la caccia agli anatidi da ap­postamento esige un fucile ben diverso dal tiro in bosco folto alla beccaccia, od alla quaglia sotto ferma del cane.Usare in ogni caccia un solo fucile con caratteristiche intermedie è decisione salomonica a tutti nota, ma non sempre le vie più battute sono le migliori. L'arma polivalente costringe ad un adattamento, ad un compromesso tra l'esigenza di ot­tenere il migliore rendimento balistico specifico, e la indiscussa comodità e l'e­conomia che ricaviamo dall'uso di un fu­cile unico. Compromesso significa però accettazione, parziale rinunzia a sentite esigenze. Dobbiamo quindi mettere sui due piatti della bilancia queste opposte convenienze: da un lato il risparmio, la co­modità, il migliore rendimento personale che deriva dall'abitudine a sparare con una sola arma, dall'altro la possibilità di avere sempre un'arma di particolare e dif­ferente rendimento balistico.II vero ago della bilancia è questa va-lutazione personale dei prò e dei contro, che mai nessun consiglio estraneo potrà rimpiazzare. Non abbiamo quindi la pre­tesa di sostituire col nostro giudizio una scelta che deve rimanere soggettiva. Non speriamo neppure, sarebbe chiedere trop­po, che tutti i lettori concordino col no­stro modo di vedere e dì impostare la que­stione. Ci auguriamo che quest'analisi aiu­ti a rendere chiare le premesse del pro­blema, ossia il semplice enunciato, in mo­do che ciascuno possa ricavare la perso­nale soluzione.

UN ARMA POLIVALENTE

Un fucile versatile del cal. 12 standard, destinato alternativa­mente a sparare cariche legge­re, medie e pesanti, talvolta ba­by magnum, non può essere leggero, tan­to meno un «piuma». Un peso variante da kg 3,1 a kg 3,3 può metterci in grado di affrontare molteplici impegni, sia ve-natori che di tiro non agonistico in pe­dana. Un peso di kg 2,9 o di kg 3, può essere invece adottato di chi non ha in­tenzione di superare nelle cartucce la ca­rica di g 32-33 di pallini. Le cartucce con g 28 di piombo, sempre del cal. 12 stan­dard, se la loro velocità non risulta altis­sima possono essere sparate al limite an­che da fucili del peso di kg 2,6, ma in realtà tali armi sono tutt'altro che versa­tili. Non ha senso portare a passeggio un cal. 12, per sparare le dosi di un cal. 20. Con un cal. 20 standard, del peso dì kg 2,7-2,8, possiamo dedicarci a tutte le abituali forme di caccia, senza risultare troppo penalizzati rispetto a chi usa il 12. Il 20 non è il fucile di elezione per cacce agli acquatici, alla lepre od al colombac­cio, ma consente con la sua leggerezza e l'ottimo bilanciamento di effettuare tanti tiri veloci ed improvvisi a corta e media distanza, che armi più pesanti non pos­sono permettere. Richiede rispetto al cal. 12 una mira più precisa, perché la sua ro­sata risulta di minore diametro e poco guarnita di pallini alla periferia. Costitui­sce però un'ottima scuola di tiro soprat­tutto per i giovani ed è meno affaticante per Ì cacciatori con molte licenze sulle spalle. Il 20 standard tuttavia rappresenta il minimo calibro che può essere accet­tato in arma polivalente.La notevole varietà dei pesi di carica di piombo, che i moderni materiali di ca­ricamento permettono dì impiegare in ogni calibro, ha contribuito all'abbando­no quasi totale dì alcuni calibri interme­di dì tradizione europea. GÌ stiamo rife­rendo al 16, al 24 ed al 32, quasi scono­sciuti sul mercato U.S.A., che trovano nel nostro continente una modesta utilizza­zione, limitata a zone regionali. L'aboli­zione della caccia a! piccoli uccelli non può farci rimpiangere i piccoli calibri, ma il «revival» delle cariche di g 28 dì piom­bo pone in discussione le ragioni della scomparsa del glorioso 16, forse il cali­bro medio per eccellenza, di cui le dosi di g 28 costituivano la carica «naturale».

LE ARMI SPECIFICHE 

 

Molti cacciatori pongono nella fuciliera personale un discre­to numero di armi seleziona­te e specifiche, per disporre del rendimento balistico migliore in cia­scuna situazione venatoria. La legge n. 110 del 18.4.75 impone, quale limite in­dividuale d'impiego, solo sei armi da cac­cia. Escludendo il caso dei collezionisti, tale numero di sei fucili può essere suffi­ciente anche per il cacciatore che eserci­ta tutte le forme di caccia, sia con armi lisce che rigate.Non è utile consigliare il fucile adatto per ogni selvatico, perché, ad esempio, il fagiano che parte sotto tiro in bosco folto richiede un fucile leggero con can­ne corte e cìlindriche, mentre quello che sorvola in battuta le poste a grande al­tezza esige invece un fucile pesante con canne lunghe e strozzate per sparare gros­se cariche di piombo. La lepre può schiz­zare a pochi metri dal battitore, come passare in zona aperta a grande distanza dalla posta. Tutto questo ci impone di di­videre le diverse forme di caccia in teo­rici raggruppamenti con simili condizioni di tiro, ed a elencare in categorie, di particolare tipo e rendimento balistico, quei fucili che a detti raggruppamenti si adattano per le loro caratteristiche.L'armeria personale del cacciatore dai molti interessi venatori deve essere prov­vista di buon cal. 12 magnum, oppure di un cai. 12 pesante con canne di cm 70 di lunghezza e strozzature accentuate, da usare nei tiri lunghi contro selvaggina re­sistente. Consigliamo poi un cal. 12 del peso di kg 2,9-3,0, con canne di cm 65-67 e strozzature di 4/2 o CL/3 stelle, da im­piegare nelle cacce in bosco col cane. Quest'ultimo fucile può essere-sostitui­to da un cal. 20 magnum, o normale, avente identico peso di kg 2,8-3,0, an­che allo scopo di sparare cariche legge-rissime in caccia vagante contro minuta selvaggina. Un piccolo calibro monocan­na è utile per cacce di appostamento al tordo, se ha due canne anche nel tiro a volo alle allodole.Nelle cacce in battuta ai cinghiali, dai­ni e caprioli, qualsiasi fucile del cal. 12 o 20 caricato a palla può rendere un buon servizio entro i m 50 di distanza, meglio se è di tipo slug con appositi organi di mira. Poiché questo tipo di caccia richie­de la celere ripetizione del colpo, tra le armi rigate sono preferibili gli express o le varie carabine semiautomatiche, pur­ché di calibro adeguato. Le carabine a ri­petizione manuale, dotate dì ottica di puntamento, servono per le cacce mon­tane e per i tiri di precisione su lunga di­stanza.

 

 

 

 

 A - Foratura normale choke. B - Foratura a nicchia. C - Foratura Skeet nr. 2
D - Foratura ad arco acuto. E - Foratura a campana. F - Foratura Skeet nr. 1
Un tempo le canne lisce per il tiro a pallini erano tutte cilindriche ed avevano il difetto di produrre rosate irregolari con pallini molto dispersi.
La scoperta che si poteva migliorare il tiro con un restringimento della parte finale della canna (strozzatura) sembra sia da ascrivere agli americani F. Kimball e C. Askins (1870), anche se gli inglesi si vantano di un brevetto anteriore. Ad ogni modo il primo a mettere in commercio un fucile con strozzatura è stato l'inglese W. W. Greener.
Più propriamente si dovrebbe parlare di diversi metodi di foratura della canna al fine di ottenere forature cilindriche o forature strozzate o forature allargate o inverse (figura, lett. E ed F).

Le canne così forate hanno lo stesso diametro per tutta la loro lunghezza, dalla fine della camera di cartuccia fino alla volata. La copertura a 35 metri su di un cerchio di 75 cm di diametro è del 35-40%, insufficiente per usi venatori.

Foratura cilindrica migliorata o "concentrica"
La canna ha per tutta la sua lunghezza un andamento conico e si restringe appena solo in volata. A distanza normale si ha una copertura del 45-50%.
 

Foratura choke o strozzata
È la più comune; in essa la canna è cilindrica fino a circa 5-8 cm dalla volata, poi è conica per un breve tratto e continua cilindrica fino alla volata. La borra viene rallentata dal restringimento e non interferisce con la rosata e i pallini esterni vengono trattenuti uniti a quelli centrali con un miglioramento generale della rosata.
La differenza tra i diametri dei due tratti di canna, prima e dopo il tratto conico, dànno la misura della strozzatura così che per il calibro 12 si avranno:
- Full-choke (strozzatura piena, un asterisco) con un restringimento da 0,75 ad un massimo di 1,0 mm. (in genere 0,875 mm);
- Tre quarti-choke (improved modified choke, due asterischi) con un restringimento da 0,55 ad un massimo di 0,875 mm (di solito 0,76 mm);
- Mezzo-choke (half-choke o modified choke, tre asterischi) con un restringimento da 0,38 ad un massimo di 0,5 mm (di solito 0,45 mm);
- Un quarto-choke (quarter-choke o skeet nr. 2, quattro asterischi) con un restringimento, di solito, di 0,25 mm.
Attenzione: i valori in decimi di millimetro indicati variano a seconda del calibro; in una canna cal 20 il restringimento per il full-choke sarà di 7-8 decimi di millimetro.
Questi dati sono però solo orientativi per i costruttori, ciascuno dei quali usa sue proprie misure in modo da ottenere la copertura che ci si attende da quel grado di strozzatura; quindi al produttore non bisogna mai richiedere una strozzatura di tanti decimi di millimetro, ma solo il grado di strozzatura desiderato.
La copertura sul bersaglio, inoltre, non continua ad aumentare quanto più si restringe la canna e per ogni canna vi è un valore oltre il quale un aumento della strozzatura peggiora solamente la rosata. Vi sono numerosi tipi di forature strozzate.
La più diffusa è ovviamente la strozzatura normale. In Germania sono state sperimentate la foratura ad arco acuto, senza alcun tratto finale cilindrico, e la foratura a nicchia, però senza successo commerciale. Quest'ultima però trova applicazione quando si debba ricreare la strozzatura in una canna accorciata, o modificare una canna cilindrica, sempre che vi sia a disposizione uno spessore sufficiente.

Strozzature skeet
Queste sono state studiate per il tiro skeet in cui si richiede maggior dispersione a breve distanza.
La foratura skeet nr. 1 è una foratura normale choke in cui il tratto finale si allarga verso la volata tanto da avere alla fine un diametro maggiore di quello della parte cilindrica  della canna.
La foratura skeet nr. 2 è la strozzatura di "un quarto-choke".
La strozzatura ha effetto diverso a seconda del diametro dei pallini fino a quelli di 3,5 mm. Oltre tale misura l'effetto quasi sparisce e conviene usare strozzature minine.
Con una buona strozzatura si ottengono coperture sul bersaglio del 70-75% e talvolta fino allo 80%. Le strozzature per fucili da tiro devono essere particolarmente curate.
In via approssimativa si può ritenere che a seconda della strozzatura si abbiano le seguenti coperture a 35 metri di distanza:

 

 
Full choke
70%
Tre quarti
65%
Mezza
60%
Un quarto - Skeet nr. 2
55%
Cilindrica migliorata
50%
Cilindrica
35-40%
Skeet nr. 1
40-45%
Fermo restando, si ripete, che ciò che conta non è la misura della strozzatura, ma il risultato concreto sul bersaglio; poco importa come il costruttore ha ottenuto il buon risultato e se la strozzatura è di 8 decimi o di 3 decimi!
In una doppietta da caccia la strozzatura va scelta in relazione alle prevedibili distanze di tiro. Un tempo era dimostrato statisticamente che il primo colpo veniva sparato sui 25 metri ed il secondo sui 35 metri; si consigliava quindi una canna da 4 asterischi (o stellette o cerchietti o +) a destra e una da tre o da due asterischi a sinistra. Se si prevede di sparare a 35-40 metri la seconda canna potrà anche essere full-choke. Per tiri a distanze minori o maggiori non è sufficiente lavorare sulla strozzatura della canna ma occorre far ricorso a munizioni speciali con dispersore o concentratore dei pallini.
Per il tiro a palla asciutta gli esperimenti compiuti da Brenneke hanno dimostrato che la miglior precisione si ottiene con la foratura normale.
A ciascuno il suo: il contenuto di quanto sopra esposto è stato preso dal Waffenlexikon di Lampel-Marhold.
La Foratura Paradox
La foratura della canna denominata Paradox è stata inventata in Inghilterra nel 1884 dal colonnello Fosbery e realizzata dalla H&H nel 1886 al fine di migliorare la precisione delle palle singole sparate in fucili a canna liscia. L'invenzione consisteva nel munire di rigatura la parte della canna in prossimità della volata per imprimere al proiettile, ovviamente non sferico, un moto rotatorio e così stabilizzarlo.
Furono eseguiti degli esperimenti a cura della H&H, riportati nel giornale Land and Water del 1986, e poi ripresi dal giornale The Field nel novembre 1905. In questi articoli si afferma che: Gli appositi proiettili a 45 metri consentirono una rosata di 8,9 cm.; alla distanza di 90 metri i colpi vennero piazzati in un rettangolo di 14,6 x 9,5 cm.; con altre munizioni in un rettangolo di 9 x 10,7 cm. Per quanto concerne le munizioni con pallini il giornale riferisce che a 36 metri e in un cerchio di 76 cm, il numero di pallini sul bersaglio era maggiore che sparando con un normale fucile.
Va detto che queste prove erano organizzate dallo stesso produttore e quindi lasciano il tempo che trovano come affidabilità e completezza.
Altre prove più convincenti vennero effettuate in Germania nel 1934 dal noto balistico W. Lampel e sono riportate nel giornale Kugel und Schrot nr. 14/1934.
Le sue conclusioni furono che a 70, massimo 80 metri, la palla appositamente costruita per l'arma Paradox ha la stessa precisione di una normale palla asciutta a 40-50 metri.
Poi spiega perché la canna Paradox è stata ben presto abbandonata, già verso il 1915: il proiettile arriva ad imboccare la rigatura con una velocità elevata che produce torsioni e vibrazioni notevoli che disturbano e fanno variare la precisione da colpo a colpo. Per ottenere risultati decenti bisognerebbe usare canne molto pesanti e ben vincolate. Inoltre tutti gli esperimenti hanno confermato che la foratura paradox influisce negativamente sulla rosata dei pallini (molto danneggiati dalla rigatura) che rimane vuota al centro; è vero che la rosata è più nutrita, come riferito negli esperimenti del 1896, ma la H&H aveva trascurato di dire che il centro del bersaglio era del tutto sguarnito! Invece di una rosata si ottiene una corona di pallini.
Lampel conclude quindi che i vantaggi sulla precisione della palla sono trascurabili sul piano pratico, che occorrono proiettili appositamente studiati e che l'arma è inutilizzabile per il tiro a pallini.
 
 

 

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La beccaccia porta fortuna anche in sogno. Purchè se ne sappiano interpretare le diverse situazioni traducendole poi in numeri da giocare al lotto. Anche questa è caccia......alla fortuna.

Se si sogna:

Una beccaccia: 73

Beccaccia in volo : 39

Beccaccia ferita: 42

Beccaccia morta : 70

Beccaccia mentre cova: 6

Beccaccia cucinata: 31

Beccaccia in gabbia : 13

Beccaccia mentre si spiuma : 60

Beccaccia catturata : 38

Beccaccia venduta : 82

Beccaccia comprata : 75

 


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