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Animali e Loro Tracce » Uccelli » Cacciabili

 

ALLODOLA                                                                 

                                                       

                                                                                                                                             Ascolta il canto

Alauda Arvensis

L'Allodola appartiene all'ordine Passeriformes, famiglia Alaudidae; si tratta di uccelli legati soprattutto ad ambienti aperti, terricoli e primariamente insettivori. L'allodola è un uccello di piccola taglia, lungo circa 17 cm. Le parti superiori sono di colore bruno, fittamente striate di nero; inferiormente è bianco-fulva con larghe strie sul petto. La coda, piuttosto lunga, ha le timoniere esterne biancastre. L'allodola può mostrare una cresta sul capo, ma notevolmente più corta smussata rispetto a quella della Cappellaccia, specie simile nell’aspetto. Non presenta differenze di piumaggio tra i sessi. L'Allodola cammina in posizione leggermente accucciata, mentre il volo è forte e dolcemente ondulante, con alternanza di battiti e periodi ad ali chiuse; durante il volo nuziale volteggia e fa il cosiddetto "spirito santo": è in grado di volare stando sul posto, anche a molti metri dal suolo, cantando molto insistentemente. L'allodola presenta una notevole varietà di richiami, mentre il canto è in tono piuttosto acuto e potente, eseguito perlopiù in volo e solo occasionalmente a terra o su un appoggio.

L'Allodola frequenta anche aree con climi più freddi rispetto agli altri Alaudidi, che vanno dalle fasce temperate a quelle boreali, costruendo nidi sia in zone aride sia in quelle più umide; pertanto in questo gruppo è la specie a maggiore diffusione. In genere l'allodola nidifica a livello del terreno in habitat aperti naturali ma non disdegna anche coltivazioni basse, persino in presenza di superfici artificiali legate alla presenza antropica. La dieta dell'allodola, durante la stagione riproduttiva, è composta in prevalenza da Coleotteri, mentre i nidiacei sono alimentati con larve di Lepidotteri o ragni. L'Allodola nidifica in Europa, Asia e nord-Africa. I contingenti dell’Europa centro-occidentale e meridionale sono perlopiù residenti, con erratismi verticali; sono invece migratrici le popolazioni settentrionali e quelle centro e nord-asiatiche. L'Allodola sverna nelle regioni dell’Europa meridionale (Italia compresa) e in Africa; anche nei quartieri di svernamento la si incontra soprattutto negli spazi aperti e nei coltivi. In Italia l'allodola nidifica su tutto il territorio nazionale, con vaste assenze soltanto nella zona del Tavoliere delle Puglie e in Sicilia; le popolazioni settentrionali sono prevalentemente migratrici, quelle meridionali quasi completamente sedentarie. Nei quartieri di svernamento dell’Italia settentrionale si ritrovano in particolare contingenti provenienti dai Paesi dell’Europa del nord (soprattutto Scandinavia e Paesi baltici) e dell’est; sono inoltre presenti individui che giungono dalle aree riproduttive alpine e residenti locali

 

BECCACCIA

                                    

                                                                                                                                                Ascolta il canto

 La beccaccia (Scolopax rusticola) misura fino a 34 cm. di lunghezza ed ha un piumaggio color foglia morta, con barre trasversali nere sul capo e sul collo. Gli occhi sono di grandi dimensioni e collocati molto indietro sulla testa rotonda tali da permettergli un campo visivo di quasi 360 gradi. Il becco è lungo dai 6 agli 8 cm, robusto e arrotondato all'estremità. Le zampe sono piuttosto corte e ricoperte di piumaggio sino al calcagno. L'udito è particolarmente sviluppato e le cavità auricolari sono situate anziché dietro gli occhi, come in tutti gli uccelli, sotto e un po davanti ad essi, e sono protette dal piumaggio. Ha un'andatura strisciante, in quanto cammina con passi brevi e dorso incurvato, e lenta. Se deve compiere lunghi spostamenti ricorre sempre al volo, nel quale è agilissima.La beccaccia è molto scaltra ed è dotata di sensi molto acuti, sfrutta spesso il colore mimetico del piumaggio per nascondersi, al minimo segnale di pericolo, accovacciandosi contro il suolo.Di giorno non esce mai all'aperto e solo al crepuscolo entra in attività cominciando a frugare tra le foglie alla ricerca di cibo.Temibili nemici delle beccacce, oltre ai rapaci, sono i cacciatori che ne fanno strage durante il periodo del passo, in Italia in particolare risulta tra le selvaggine più ambite.

 

BECCACCINO

                                                      

                                                                                                                                                      Ascolta il canto

 

Il Beccaccino appartiene al gruppo Charadriiformes, famiglia Scolopacidae. Di lunghezza corporea compresa tra i 25 e i 27 cm, più piccolo della Beccaccia ma più grande del Frullino (entrambe specie di morfologia assai simile); il beccaccino ha dimensione e colorazione simili al Croccolone, dal quale però si differenzia per la sagoma meno massiccia ed il becco diritto più lungo e sottile, che costituisce anche la sua caratteristica distintiva fondamentale. Il piumaggio sul dorso e sul capo è di colore marrone e crema, con striature e chiazze nere e rossastre; la striscia chiara centrale sulla testa lo differenzia dal Frullino. Le penne della coda presentano poco bianco (un altro carattere distintivo). Il beccaccino è una specie schiva, difficile da osservare a distanza ravvicinata; è più facile individuarlo quando si muove, in particolare durante il comportamento di fuga, spesso di gruppo: questo è caratterizzato da un volo lungo e radente, tipicamente a zig-zag, e da aspri richiami che il Beccaccino emette durante il decollo. In volo i beccaccini sono evidenti il ventre bianco senza barrature e due strie chiare nella superficie inferiore delle ali, e il becco è tenuto rivolto verso il basso.Durante il corteggiamento i maschi si esibiscono in voli in picchiata, producendo rapidi e forti fischi a causa dell’attrito dell’aria contro le timoniere esterne, tenute molto divaricate.Il beccaccino frequenta paludi, marcite, praterie bagnate e coltivi allagati, soprattutto durante la stagione fredda. Costruisce il nido tra erbe e giunchi, talvolta in mezzo all’Erica. Il beccaccino si alimenta in terreni soffici e umidi durante la notte, dove immerge il becco sottile alla ricerca di vermi e insetti; è importante anche la presenza di dossi erbosi o macchie di cespugli, che siano in grado di offrire rifugio e una buona visuale sulle zone aperte; per il Beccaccino è fondamentale inoltre l’accesso ad acque basse, siano esse ferme o correnti. Specie monogama, con cure parentali a carico di entrambi i genitori, si riunisce di solito in piccoli gruppi. Il beccaccino nidifica nelle tundre della fascia boreale e temperata, dal bassopiano della Siberia fino all’Islanda e alle Isole Britanniche, dove alcune popolazioni sono stanziali. Trascorre la stagione invernale nelle aree umide dell’Europa occidentale e del bacino mediterraneo, in Medio Oriente, in Asia meridionale e, in gruppi cospicui, in Africa a sud del Sahara. Durante le migrazioni è presente anche in aree antropizzate e sulle coste marine, soprattutto quando il gelo raggiunge il suo apice e le temperature sono troppo fredde. In Italia il beccaccino è migratore regolare, svernante e nidificante sporadica; le poche segnalazioni isolate di nidificazione si riferiscono alle regioni settentrionali (Pianura Padana, Delta del Po, estuari del Ticino e dell’Adda). La presenza della specie nel nostro Paese durante la migrazione è considerevole, con un gran numero di catture nelle stazioni dislocate sia in siti costieri sia in zone umide interne, nelle regioni continentali e peninsulari e in Sardegna; il picco del flusso migratorio di beccaccini si ha durante gli spostamenti post-riproduttivi, in particolare tra fine luglio e fine settembre, mentre si registra un altro picco relativo durante il mese di novembre. 

CESENA

                      

                                                                                                                                      Ascolta il canto

 La Cesena appartiene all’ordine Passeriformes, famiglia Turdidae. Di poco più piccola della Tordela e molto più grande del Tordo bottaccio e del Tordo sassello, la Cesena ha una grandezza corporea di 22-27 cm. Come molti altri appartenenti alla famiglia, ha il dorso castano, la testa e la schiena grigio chiaro e il petto macchiettato, ma la si può distinguere facilmente grazie al disegno delle parti superiori e ai colori appariscenti. Il becco giallo, la coda nera piuttosto lunga e la parte superiore del petto giallo-ocra macchiata di nero sono inoltre elementi preziosi ai fini dell’identificazione. In volo, meno ondulante rispetto a quello della Tordela, la Cesena è particolarmente evidente il groppone grigio, così come il sottoala argenteo. Sul terreno, invece, ha una postura eretta e un atteggiamento di costante all’erta. Specie gregaria, soprattutto durante la stagione invernale; in questo periodo la Cesena acquisisce infatti un comportamento “nomade”, spostandosi frequentemente in ampi stormi a seconda della disponibilità di cibo, spesso con spostamenti pendolari tra zone boschive di riposo e zone agricole di alimentazione. Il canto della Cesena è un insieme di note rapide e acute, che vengono emesse frequentemente durante il volo. Alle nostre latitudini la Cesena nidifica in colonie in montagna, ai margini dei boschi di abete rosso e larice o in prossimità delle radure, adattandosi anche ai frutteti e ai boschi di latifoglie alle quote più basse. La Cesena occasionalmente sfrutta anche fabbricati o covoni. Durante la stagione fredda forma gruppi misti con altre specie di tordi e la si incontra nei campi aperti, lungo le siepi e nei prati allagati di pianura, spesso anche nelle boscaglie di collina fino ai 500 m. La Cesena si ciba di semi e frutti, in particolare bacche di sorbo, di cui è molto golosa; in inverno, se la neve perdura a lungo, si nutre dei residui di frutta che rimangono sugli alberi di frutteti, vigneti e giardini. La Cesena si riproduce soprattutto nelle foreste dell’Europa centro-settentrionale, alle latitudini medio-alte, e negli stati dell’ex Unione Sovietica; nelle parti meridionali e occidentali dell’areale riproduttivo la presenza è più scarsa e frammentata, con fenomeni di espansione in epoca recente. In inverno la Cesena si sposta più a sud, svernando nell’Europa occidentale, centrale e meridionale, fino in Turchia e Iran. In Italia nidificano poche coppie, localizzate sulle Alpi, in particolare Val d’Aosta, Lombardia, Alto Adige, le prime zone colonizzate a partire dagli anni ’60. Esisterebbero due popolazioni distinte, una “di montagna”, che si è espansa in modo irregolare, e una “di pianura”, che ha seguito linearmente le vie naturali di fondovalle (Meschini & Frugis, 1993). I contingenti svernanti in Italia sono di provenienza russa e scandinava e, secondariamente, dell’Europa nord-occidentale e orientale. Durante la migrazione la Cesena ha forti tendenze invasive, concentrandosi in aree favorevoli dal punto di vista trofico. Quando le risorse si fanno via via più scarse con l’avanzare della stagione, forma stormi sempre più numerosi e mobili; durante alcuni inverni miti, l’abbondanza di cibo può però rendere le popolazioni residenti o localmente erratiche. Il flusso migratorio maggiore delle Cesene è quello autunnale tardivo (novembre-dicembre) e le catture si concentrano nelle regioni settentrionali e, in misura minore, del centro; movimenti intensi di ritorno si registrano già nel mese di gennaio.

COLOMBACCIO

                                         

                                                                                                                                              Ascolta il canto

Il Colombaccio appartiene all’ordine Columbiformes, famiglia Columbidae; si distingue dalle specie congeneri per le sue dimensioni e, in volo, per la coda e il collo più allungati ed evidenti. Il Colombaccio è il più voluminoso tra rappresentanti di questa famiglia, con una lunghezza corporea tra i 38 e i 43 cm (68-77 cm di apertura alare) e un peso che oscilla tra i 400 e i 580 grammi. Il colore del piumaggio è simile in entrambi i sessi: grigio-bluastro con le parti inferiori sfumate di color vinaccia. Ai lati del collo spiccano due piccole ma evidenti macchie bianche (assenti però nei giovani), confinanti con delle piume dai riflessi verdi metallici e purpurei. Sulle ali di colore grigio si evidenziano, soprattutto in volo, due bande bianche caratteristiche mentre una spessa banda scura è visibile all’apice della coda. Il becco, con un rigonfiamento membranoso denominato “cera”, è rosato alla base e giallognolo sulla punta. Il Colombaccio, come tutti gli altri Columbidi, beve in modo insolito: immerge il becco in acqua ed aspira senza dover alzare la testa per deglutire, come invece fanno tutti gli altri uccelli. Come gli altri appartenenti alla famiglia, il Colombaccio è rigorosamente monogamo e, all’inizio della stagione primaverile, il maschio inizia i rituali legati alla riproduzione.
Il nido del Colombaccio è poco elaborato ed è costruito con rami intrecciati; è solitamente posizionato su alberi, occasionalmente anche su edifici. L’habitat preferenziale del Colombaccio è costituito da boschi sia di latifoglie che di conifere, ma frequenta anche la città, dove nidifica nei parchi e nelle zone di verde urbano. Si ciba a terra, soprattutto di vegetali, ma non disdegna occasionalmente piccoli invertebrati; una certa quantità del cibo assunto viene immagazzinato nel gozzo e utilizzato durante la notte. Quando è in allarme, il Colombaccio decolla improvvisamente e rumorosamente dagli alberi su cui si posa. In inverno spesso si incontra errante, in grandi stormi; si mischia spesso con i consimili Piccione e Colombella. In Europa nidifica in tutte le regioni, ad esclusione di quelle dell’estremo nord. Nei paesi dell’Europa nord-orientale la specie è nettamente migratrice, con movimenti autunnali in direzione sud-ovest (che diminuiscono gradualmente verso sud e verso ovest) e popolazioni pressoché residenti più a sud. I limiti dell’areale europeo di svernamento coincidono con l’isoterma di gennaio 0° C (Fornasari et al., 1992). In Italia il Colombaccio è migratore regolare e nidificante in modo discontinuo su tutto il territorio; le eventuali lacune nella distribuzione potrebbero però essere dovute a difetti di ricerca (Meschini & Frugis, 1993). Durante l’inverno grossi contingenti di Colombacci provenienti dall’Europa del Nord giungono nella nostra penisola e qui trascorrono la cattiva stagione, frequentando soprattutto le zone aperte.

 CORNACCHIA

La Cornacchia appartiene all’ordine Passeriformes, famiglia Corvidae. Insieme alla Cornacchia grigia, è una delle due sottospecie di Cornacchia presenti in Italia. Presenta un piumaggio completamente nero, con riflessi metallizzati, il becco massiccio e nero. La cornacchia è spesso difficile distinguerla da altri Corvidi di aspetto simile; è tuttavia più piccola del Corvo imperiale (45-47 cm contro 60-64 cm), dal quale si differenzia inoltre per la forma delle ali (più corte e meno sfrangiate) e della coda (arrotondata e non a forma di cuneo), oltre che per la voce. Dal Corvo, invece, è riconoscibile soprattutto per la faccia scura e coperta di piume (non nuda come nel Corvo adulto) e per la posizione eretta e meno ciondolante che assume quando cammina. Come nella Cornacchia grigia, il volo è diritto, lento con battiti continui e regolari; talvolta, da lontano, la si può confondere con un rapace.Le due sottospecie (status attuale) di Cornacchia sembrano presentare differenze morfologiche, comportamentali e di esigenze ecologiche; secondo alcuni autori, la C. nera sarebbe dominante sull’altra forma, probabilmente per le diverse dimensioni, soprattutto del becco. Sono comunque in grado di coesistere, in quanto nelle zone di sovrapposizione prediligono habitat di alimentazione diversi, e persino di ibridarsi, seppure con successo minore.Nel nostro Paese la cornacchia vive solo nelle zone collinari e montane dell’Arco Alpino, frequentando una grande varietà di ambienti, dai boschi (evitando però formazioni forestali troppo chiuse) ai coltivi. La cornacchia nidifica preferenzialmente in boschi di conifere o misti, costruendo il nido sugli alberi, solo occasionalmente sulle rocce. Non si spinge in pianura (se non talora nella stagione invernale) né in alta montagna (dove sono presenti i gracchi e il Corvo imperiale). Come molti Corvidi, la cornacchia ha una dieta onnivora e si adatta senza troppi problemi alla presenza umana, pur di moderata entità. In Europa ha una distribuzione occidentale: nidifica infatti in Inghilterra e in tutti i Paesi ad ovest della Germania, fino al Portogallo; è invece sostituita dalla Cornacchia grigia, oltre che in Italia, in Scandinavia, in Scozia, Irlanda e in tutti gli stati orientali. Sebbene sia generalmente considerata una specie sedentaria e residente in Europa, sono noti erratismi invernali a scala continentale, con spostamenti di decine o, al massimo, di poche centinaia di chilometri (maggiori rispetto alla C. grigia). In Italia la Cornacchia nidifica solo sull’Arco Alpino e sui rilievi appenninici nord-occidentali, tra i 500 e i 2000 metri di quota. Le popolazioni delle due forme  di cornacchie (grigia e nera) coabitano e si ibridano alle basse quote della fascia pedemontana del versante italiano della catena alpina, formando ibridi fecondi.

CORNACCHIA  GRIGIA

                         

                                                   Ascolta il canto

La Cornacchia grigia appartiene all’ordine Passeriformes, famiglia Corvidae. Insieme alla Cornacchia nera, è una delle due sottospecie di cornacchia presenti in Italia. Nonostante la forma molto simile agli appartenenti alla famiglia, è facilmente distinguibile dagli altri corvidi per la livrea nettamente bicolore, con il dorso e le parti inferiori grigio chiaro, e testa, gola, ali e coda nere. Maschio e femmina sono indistinguibili all’aspetto. La lunghezza corporea si aggira tra i 44 e i 51 cm, mentre l’apertura alare varia tra 84 cm e un metro. Il volo di solito è diritto, con battiti continui; talvolta, da lontano, per le caratteristiche del volo e la sagoma, la cornacchia grigia si confondere con un rapace, sebbene la planata sia di gran lunga più instabile e insicuro di quella, ad esempio, dei Falconiformi. Gli stormi, più netti e cospicui durante la stagione fredda, hanno un aspetto più “ordinato” rispetto a quelli del Corvo comune; spesso costituiti anche da altre specie, si riuniscono per dedicarsi all’attività alimentare. I gruppi si riuniscono tra loro, ingrossandosi, verso sera, quando si dirigono verso i dormitori comuni.L’adattabilità della Cornacchia grigia, e di riflesso anche la sua complessa organizzazione sociale, dipendono dall’elevato livello delle capacità cognitive: si tratta, infatti, di una specie particolarmente intelligente, dotata di un’ingegnosità fuori dal comune e di un innato istinto di tipo esplorativo. La cornacchia grigia ha una territorialità molto accentuata, con una società basata su coppie territoriali e gruppi di individui che non si riproducono, costituiti da immaturi o adulti non appaiati (Rolando, 1995). È ancora in corso il dibattito sullo status sistematico delle due forme (Cornacchia grigia e C. nera): attualmente sono considerate come due sottospecie.Estremamente adattabile, la cornacchia grigia nidifica in quasi tutti gli ambienti aperti con la presenza di qualche albero sparso: ad esempio, campagne (anche intensamente coltivate), boschetti di pianura, parchi e giardini; nella Pianura Padana le cornacchie grigie sono spesso utilizzati anche le coltivazioni di pioppo. Entrambi i sessi partecipano alla costruzione del nido. La cornacchia grigia frequenta anche habitat fortemente antropizzati o degradati; è onnivora e mangia dai rifiuti agli insetti, dai frutti ai nidiacei di altre specie, dalle uova alle carogne, e persino ai rifiuti delle discariche; sembra però che la dieta primaverile sia costituita principalmente da sostanze vegetali (Rolando, 1995).In Europa nidifica in modo continuo nella Penisola Scandinava, in Scozia, Irlanda e in tutti i Paesi dell’Est; è invece sostituita dalla Cornacchia nera in Inghilterra e in tutti i Paesi ad ovest della Germania, fino al Portogallo. La specie è prevalentemente sedentaria, ma sono noti movimenti di una certa entità nel Nord Europa: in inverno, infatti, alcune popolazioni si spostano dalla Scandinavia al Belgio, Olanda, Inghilterra orientale (Rolando, 1995). Le migrazioni a scala ridotta portano gli individui verso aree di svernamento totalmente incluse nell’ambito dell’areale riproduttivo della specie (Macchio et al., 1999). In Italia la cornacchia grigia è ampiamente diffusa in tutto il Paese eccettuato l’arco alpino, area di competenza della Cornacchia nera; tutta la fascia prealpina o le aree di fondovalle della zona alpina costituisce l’area di ibridazione tra le due cornacchie. Sono noti movimenti occasionali, di carattere erratico, anche sul territorio nazionale .

COTURNICE

                   

                                                       Ascolta il canto

La Coturnice appartiene all’ordine Galliformes, famiglia Phasianidae, tozzi uccelli di abitudini terragnole. Ha una taglia di 32-35 cm e un peso compreso tra i 490-650 g (maschi) e i 460-500 g (femmine). I sessi hanno conformazione simile, anche se mediamente le femmine hanno una stazza corporea leggermente maggiore. La Coturnice ha il piumaggio piuttosto variopinto ed evidente: ha le parti superiori del corpo di colore marrone, il petto ed il groppone castano-grigiastri, le parti ventrali e il sottocoda color ruggine, la coda color mattone. I fianchi sono marcatamente barrati di bianco, marrone e nero. Il disegno della testa è particolarmente caratteristico, con un’ampia striscia oculare nera che si chiude sul collo, a delimitare un “bavaglino” chiaro. Il becco e le zampe sono di un rosso piuttosto intenso. Le ali della Coturnice presentano una forma corta e arrotondata. Nell’aspetto è complessivamente piuttosto simile alla Pernice rossa, dalla quale però si distingue per la striscia nera sul collo netta, non sfrangiata e sfumata verso il petto; il miglior segno di riconoscimento rimane comunque la voce. A breve distanza è distinguibile dalle congeneri per il disegno facciale. Vola poco, privilegiando la corsa per sfuggire ai pericoli. La Coturnice si ibrida con relativa facilità con la Pernice rossa, dando luogo ad una discendenza fertile, che, nelle aree di sovrapposizione degli areali, può rappresentare una quota consistente della popolazione. La Coturnice è una specie di difficile avvistamento a causa della colorazione mimetica e delle abitudini discrete. La Coturnice nidifica principalmente nelle praterie aride a prevalenza di graminacee, ben soleggiate e piuttosto ripide, caratterizzate dalla presenza di rocce, talvolta scarpate o burroni, ma povere di arbusti e alberi, limitati al più a poche boscaglie. Le deposizioni avvengono da aprile a giugno (a seconda della quota) e la covata è normalmente di 8-14 uova. Durante la stagione fredda i due sessi si alimentano nello stesso modo, limitandosi a poche specie vegetali; con il progressivo scioglimento della copertura nevosa la scelta del cibo si amplia e comprende un gran numero di specie, oltre che una componente animale (insetti), importante soprattutto per le femmine (Tosi et al., 2002). La Coturnice è una specie gregaria nella maggior parte dell’anno, all’inizio della stagione riproduttiva diventa fortemente territoriale; è tipicamente monogama e i maschi sono particolarmente aggressivi. Distribuita solo nell’Europa sud-orientale, sull’intero Arco Alpino, sugli Appennini, in Sicilia e nella Penisola Balcanica, è il corrispettivo europeo occidentale della Ciukar, diffusa in tutta l’Asia centrale. In Italia è sedentaria e nidificante; è uno degli uccelli dalla più estesa distribuzione altitudinale: nidifica, infatti, da poche decine di metri sul livello del mare fino ai 2600 m di quota.

 

 

FAGIANO

                                    

                                                                                                                                                                     Ascolta il canto

 

Fagiano è un nome generico dato ad un gruppo di uccelli appartenenti alla famiglia Phasianidae, sono i gallinacei più affini ai galli selvatici.Il loro corpo è abbastanza slanciato, breve il collo, la testa piccola, le ali corte e fortemente arrotondate, la coda lunga o lunghissima, composta di sedici o diciotto penne disposte a tetto; hanno becco snello, arcuato, debole e munito di uncino, e piedi di media altezza che nei maschi si arricchiscono della presenza di uno sperone. L'abito riveste tutto il corpo, con l'eccezione delle nude guance e dei tarsi: le sue piume sono generalmente grandi e arrotondate, solo eccezionalmente sottili e lunghe, e si allungano, ora all'occipite ora alla nuca, in cuffie e collari; qua e là sono sfilacciate, ed il loro colorito, anche se non è così risplendente come negli affini appena nominati, si compone tuttavia in gradazioni elegantissime. Le femmine sono generalmente più piccole dei maschi, hanno la coda più corta e sono tinteggiate in modo più semplice e meno distinto.Tutti i fagiani sono originari dell'Asia. Raramente penetrano all'interno delle foreste, perché hanno bisogno, per soddisfare le loro necessità vitali, di vagare nei campi, nei prati e nelle pianure fertili. Alcune specie si trattengono anche nel più rigido inverno nelle regioni montane, altre invece non si discostano dalle pianure; e tutti possono dirsi molto affezionanti alle proprie abitudini stazionarie. Non si può in nessun caso, infatti, dire che compiano veri e propri trasferimenti, soprattutto se si considera l'insufficienza dei loro organi di locomozione.Se infatti i fagiani camminano bene, e non restano dietro a nessun altro gallinaceo nella corsa, il loro volo è, però, faticosissimo, ed essi non vi ricorrono che in casi di necessità estrema.Gli spostamenti aerei richiedono loro dei robusti colpi d'ala al momento della levata, che producono dei forti e caratteristici rumori; a maggiore altezza invece scivolano con le ali allargate e la coda orizzontale, procedendo abbastanza celermente.Sul terreno si muovono adagio e con circospezione, con il collo rattratto e la bella coda sollevata in modo da evitarle ogni danno a contatto col terreno, e, se devono affrettare l'andatura, piegano il capo più in basso, alzano maggiormente la coda e si aiutano, se è necessario, con le ali; posati sugli alberi, si mantengono dritti e lasciano penzolare quasi verticalmente la lunga appendice.I sensi dei fagiani sono bene sviluppati, mediocri invece le loro facoltà: tra loro vivono in pace per gran parte dell'anno, ma l'epoca degli amori, accendendo la gelosia dei maschi, introduce anche nei loro rapporti frequenti occasioni di lotta. Di natura timida e schiva, amano tenersi, per quanto possono, nascosti tra i cespugli e le erbe, evitando attentamente i luoghi aperti e scorrendo di nascondiglio in nascondiglio; non si riuniscono mai in grandi stuoli, e la loro occupazione principale consiste nella ricerca del cibo, prolungata dal mattino alla sera con un breve intervallo nelle ore pomeridiane.I fagiani sono più esposti di tutti gli altri loro simili ai pericoli derivanti dalle vicende atmosferiche, dalla rapacità e dall'amore che l'uomo dimostra per le loro carni squisite e la ragione va cercata proprio nelle limitate risorse della loro intelligenza.Si nutrono delle sostanze vegetali più disparate, dalle sementi alle bacche ed alle foglie, nonché di diverse qualità di insetti, di ranocchie, lucertole, serpi e formiche.Come regola generale, questi uccelli sono poligami, ed ogni maschio ama farsi una piccola corte di cinque o sei femmine; spinto da una smania amorosa che non raggiunge tuttavia i limiti toccati dai tetraonidi, per conquistarle gira intorno ad esse in diversi atteggiamenti, drizza le piume del ciuffo e del collo, solleva le ali, il groppone e la coda, fischia in modo sgradevolissimo. Dopo l'accoppiamento si disinteressa della compagna, e va bighellonando in cerca di occasioni di rissa con i suoi simili; mentre la femmina si cerca un cantuccio tranquillo, vi pratica, razzolando, una leggera escavazione e, dopo averla sommariamente rivestita, vi depone le proprie uova, sei, otto o magari dodici. I piccini presentano, subito dopo sgusciati, un aspetto non diverso da quello degli altri piccoli gallinacei; sono altrettanto vispi, crescono rapidamente e nella seconda settimana di vita sono già in grado di svolazzare e di appollaiarsi sugli alberi; entro due o tre mesi il loro sviluppo è completo, ma fino all'autunno rimangono sotto la protezione dei genitori.

 

GAZZA

                                                  

                                                                                                                                      Ascolta il canto               

La gazza o gazza ladra (Pica pica, Linnaeus1758) è un uccello della famiglia dei corvidi. Il suo piumaggio è bianco e nero e ha dei riflessi che possono variare, a seconda della luce, dal grigio al verde metallico. I sessi non si distinguono esteriormente. Le gazze raggiungono un peso che va dai 200 ai 250 g e sono generalmente lunghe circa 45 cm.Le gazze covano nei loro nidi costruiti sugli alberi, e da lontano si comportano come fossero esaminati. Depongono dalle 4 alle 8 uova per volta. I genitori si curano della prole per 22-24 giorni, dopodiché i piccoli diventano atti al volo.La fama di ladre che portano le gazze è del tutto ingiustificata. Le gazze sono infatti attratte dagli oggetti luccicanti, cosa che hanno in comune con molti uccelli rapaci. La fama di ladre, la si può riscontrare anche nella famosa opera di Gioacchino Rossini, La gazza ladra (1817). Ricerche hanno dimostrato che, su 500 nidi di un parco, in nessuno è stato trovato alcun oggetto luccicante. La loro fama forse è da attribuirsi al fatto che spesso sono state osservate mentre nascondevano oggetti metallici, o forse perché per natura depredano i nidi degli altri uccelli.Tra le specie avicole le gazze si contraddistinguono per essere particolarmente intelligenti. Insieme all'uomo, ai primati e ai delfini è uno degli animali in grado di riconoscersi in uno specchio (cosiddetto autoriconoscimento).Le gazze si nutrono di carogne,frutti,ragni,insetti ma anche di uova e nidiacei di altri uccelli. La gazza è stata artisticamente immortalata dal noto pittore cinese della Dinastia SongCui Bai, che nel 1061 dipinse la famosa tela La lepre e due gazze.Nella mitologia germanica la gazza era la messaggera degli dei ed anche l’uccello della dea della morte Hel e per tale ragione venne creduta uccello del malaugurio. Nel medioevo, in Germania, veniva considerata uccello delle streghe ed anche uccello del patibolo.

GHIANDAIA

                                             

                                                                                                                              Ascolta il canto 

La ghiandaia (Garrulus glandarius), lunga circa 34 cm, ha un piumaggio bruno-rosato con coda nera, ali nere con una macchia bianca e una azzurra, e lunghe piume erettili striate di bianco e di nero sul capo. Sia il maschio che la femmina possono raggiungere un peso massimo di circa 192 grammi.E' dotata di un becco più corto della testa, piuttosto grosso e leggermente uncinato all'apice.E' un uccello irrequieto, fra i rami si muove con una notevole agilità, ha un forte timore degli uccelli rapaci, i quali non hanno difficoltà a prenderlo allorché si trova a volare in luoghi aperti.La ghiandaia ha una notevole capacità imitativa e spesso, oltre al suo normale grido che è un acuto e poco gradevole "ree ree", miagola come un gatto ed imita il verso della poiana.La ghiandaia è diffusa in tutta l'Europa e nidifica anche nell'Asia Minore ed in gran parte dell'Asia centrale e orientale. In Italia è stazionaria, talora di passo, e presente in tutta la penisola.La ghiandaia trascorre tutta la vita tra le fronde degli alberi, ed in particolare sulle querce con sottobosco e sulle conifere. Molto di rado si avventura sui terreni aperti, sempre che questi siano vicino ai boschi.Le coppie si formano in primavera e si accingono alla costruzione del nido, mai troppo in alto sugli alberi. L'interno del nido viene rivestito di piccole e morbide radici e vi vengono deposte, tra aprile e maggio, da 5 a 6 uova bianco-giallognole o verde-biancastre, macchiate di bruno.I piccoli nascono dopo sedici giorni e ne occorrono altri venti perché abbandonino il nido.La ghiandaia è onnivora e oltre a ghiande, faggiole, castagne, nocciole, frutta e bacche, divora senza pietà uova e nidiacei. Inoltre cattura tutti gli animali di piccola taglia, compresi i roditori, gli insetti e le lucertole. Nella sua dieta sono comprese nocciole selvatiche, ghiande e bacche.Anche la ghiandaia è protetta in Italia ed è vietata la detenzione e la vendita dei soggetti non anellati e sprovvisti di certificato di nascita in cattività.

 

MERLO

                                         

                                                                                                          Ascolta il canto

Il merlo (Turdus merula), lungo circa 25 cm, è noto per il piumaggio di un bel nero lucente e uniforme e per il becco ed il cerchio peri-oftalmico giallo arancio vivo e le zampe brune.Il piumaggio è morbido e folto.Più rumoroso del Tordo bottaccio, il suo canto è costituito da un fischio puro e melodioso, assai vario, allegro. Nota usuale: un basso tciuc-tciuc-tciuc non molto allarmato; uno stridente, improvviso chiacchierio, se costretto a levarsi; un sottile tsii; un irritato e persistente cie-cie­cie. Il canto è forte, chiaro, molto ricco, gorgheggiante e melodioso, emesso quando è posato su alberi o costruzioni, occasionalmente sul terreno o su cespugli. I merli sono diffusi in tutta l'Europa, esclusa la Scandinava settentrionale, l'Asia, l'Africa nord-occidentale, le Canarie e le Azzorre. Dai paesi nordici migrano per svernare più a sud, mentre nelle zone più temperate sono stanziali. In Italia è presente tutto l'anno. Vive nei boschi con sottobosco, nei parchi, nei giardini, nelle siepi, nei frutteti e nelle vigne, nonché nelle zone coltivate in genere; le coppie conducono vita isolata in quanto l’uccello è realmente gregario solo in migrazione e solo in tali situazioni è possibile vederlo riunito in grossi gruppi.In quanto ghiotto di frutta può essere dannoso per i frutteti; gradisce in particolare mele, pere, fragole, ribes, mirtilli, ciliege e fichi. Completano la sua alimentazione bacche, semi, vermi di terra, insetti, coleotteri, lepidotteri, ditteri, ragni, millepiedi e piccoli molluschi. I merli sono stati cacciati con un accanimento che non è spiegato né dai limitati danni ch'essi arrecano ai frutteti (ampiamente controbilanciati del resto dalla distruzione di grandi quantità di insetti nocivi) né dal sapore della loro carne, meno che mediocre. E' questa una ulteriore prova della ottusa ignoranza di gran parte dell'umanità.  Dopo il passero, questo inconfondibile pennuto dal solenne mantello nero è l'uccello più diffuso in Italia, comune in ogni parco e giardino del nostro paese. Gli esemplari ormai abituati alla vita cittadina hanno perso in parte la naturale astuta diffidenza e non esitano ad avvicinarsi all’uomo.  Impara con facilità qualunque motivo, ripetendolo poi sino alla noia. In appartamenti cittadini la sua voce sonora, che si leva prima del sorgere del sole, può riuscire molesta.La femmina ha le parti superiori color bruno scuro uniforme, le parti inferiori bruno-fulve con striature scure più o meno distinte, gola più pallida, biancastra; becco bruno con poco giallo, raramente giallo come il maschio. I giovani sono più chiari e più fulvi della femmina, con striature delle parti inferiori più evidenti.Il maschio giovane ha il becco nerastro e il mantello più marrone con le zampe bruno-scure. I maschi anziani sono grigiastri, con il becco giallo.Non sono rari gli esemplari a colorazione anomala: rossiccia, a macchie bianche e nere o cinerina. Rari sono gli albini in cui il becco, l'iride e le zampe di un delicato color rosa completano degnamente il niveo manto.  Frequenti invece gli albini parziali che si distinguono dal Merlo dal collare per l'assenza della macchia grigia sulle ali, oltre che per la voce.Esiste una seconda specie chiamata Merlo torquato o dal collare (Turdus torquatus) che differisce dal Merlo comune per la taglia maggiore (è lungo circa 27 cm) e per una fascia bianca sul petto, ampia nel maschio, ridotta nella femmina. Il Merlo torquato, più socievole, predilige le regioni montuose, di cui sopporta bene i rigori climatici. Sul terreno corre, saltella rapidamente con brevi soste. Quando si posa sul terreno tiene la coda aperta ed eretta e le ali quasi cascanti. Se eccitato muove frequentemente le ali, si mette subito al riparo se spaventato. Volo basso e di breve durata con azione debole, diretto o solo leggermente ondulato per corte distanze.Nidifica tra le siepi, cespugli, sempreverdi, edera o su alberi a notevole altezza. Il nido viene costruito dalla femmina, talvolta aiutata dal maschio che porta materiale. Nel nido, non troppo nascosto, la femmina depone da 3 a 5 uova verdi-azzurre macchiate di bruno, che cova per 12-15 giorni. Verso il tredicesimo giorno di vita i piccoli, pur non essendo ancora in grado di volare, escono dal nido occultandosi in terra nei cespugli dove, mentre la madre inizia a costruire un secondo nido, il padre continuerà ad assisterli per un paio di settimane.  Di frequente le coppie portano a termine nell'anno tre covate .

 
QUAGLIA
 
                       
                                                 Ascolta il canto 
 
La Quaglia appartiene all’ordine Galliformes, famiglia Phasianidae. La Quaglia il più piccolo galliforme europeo, ha una lunghezza di 16-18 cm e presenta una sagoma tozza, sia a terra sia in volo, tanto da assomigliare a una piccola Starna. La Quaglia è molto difficile da vedere, più facile da sentire grazie alla voce caratteristica del maschio udibile sia di giorno sia di notte. Il colore del piumaggio garantisce un perfetto mimetismo nella vegetazione bassa: è uniformemente giallo sabbia, fortemente striato di bianco, fulvo e nero sulle parti superiori. Le parti inferiori sono più chiare, sui fianchi sono presenti striature nerastre e biancastre alternate, senza barrature, e la femmina mostra una fine macchiettatura. Il vertice è bruno scuro con tre strie color crema: una mediana e una su ogni sopracciglio. Il maschio ha la gola nera, la femmina più chiara, fulviccia. Se involata la Quaglia mostra ali lunghe e appuntite, al contrario degli altri galliformi, e un volo che appare più lento e potente di quello della Starna, con battiti rapidi e frequenti. La Quaglia è una specie solitaria, che si aggrega soltanto durante le migrazioni.
 La Quaglia nidifica nei campi coltivati (erba medica, trifoglio, cereali), nelle aree aperte con vegetazione erbacea e cespugli, negli incolti. Estremamente adattabile, la Quaglia si può trovare dal livello del mare ai più alti pascoli montani (2200 m circa), in tutti gli ambienti con copertura erbacea sufficiente a garantire adeguata protezione. La Quaglia costruisce il nido a terra, nel fitto della vegetazione, al riparo di cespugli o al limite del bosco, dove depone da 8 a 13 uova. L’areale di distribuzione comprende tutta l’Europa a sud del Circolo polare artico, ed esclude la Gran Bretagna settentrionale, la Scandinavia e l’Islanda. Verso est, l’areale si estende dalla Cina meridionale all’India, Pakistan, Iran, Turchia e Africa, includendo l’area mediterranea e le vicine isole atlantiche. A differenza degli altri Fasianidi del Paleartico, la Quaglia è una specie migratrice. Pochi individui svernano al Nord, in Irlanda, Inghilterra e Germania, qualche contingente utilizza come area di svernamento il bacino del Mediterraneo, ma la maggior parte delle popolazioni è migratrice su lunga distanza, ovvero passa la cattiva stagione nelle aree di savana a sud del Sahara dal Senegal al Sudan. In Italia la Quaglia è ampiamente diffusa come nidificante in tutte le zone idonee, e sono presenti contingenti svernanti al Sud e nelle Isole.  
STARNA 
                                                                                                                                                                       
                                                                                                                         Ascolta il canto
 
 
La starna (Perdix perdix, (Linnaeus1758) è un uccello galliforme appartenente alla famiglia dei FASIANIDI.
 
La starna è una specie politipica. La sua distribuzione è prevalentemente euroasiatica anche se nei primi del Novecento è stata introdotta in Canada e negli Stati Uniti settentrionali per scopi venatori. Nella zona eurasiatica si riconoscono tre specie del genere Perdix ognuna tipica di un distinto areale geografico: P.durice si trova nelle steppe mongole e in Russia; P.hodgsoniae è tipica di Nepal, Cina e India; e in Europa si trova la specie P.perdix. All’ interno della specie P.perdix sono generalmente riconosciute 7 sottospecie anch’esse tipiche di specifiche zone geografiche.
P.p.hispaniensis (Pirenei e porzione settentrionale della penisola iberica)
P.p.sphagnetorum (Olanda e Germania nord occidentale)
P.p.lucida (Finlandia ed Europa orientale)
P.p.armoricana (Bretagna, Normandia e Francia centrale)
P.p.canescens (Turchia, Caucaso, Iran e zona transcaucasica)
P.p.perdix (Scandinavia, isole britanniche ed Europa centrale fino ai balcani)
P.p.robusta (dal fiume Ural alla Siberia nord occidentale)
Alcuni autori riconoscono anche una sottospecie italica più piccola delle popolazioni centroeuropee.
 Nel gruppo dei fasianidi la si può descrivere come di medie dimensioni. Il corpo ha una lunghezza tra 29 e 33 cm, l’apertura alare è di circa 45-48cm. Il peso medio è di poco superioe a 400 gr, con lievi differenze tra maschi e femmine a seconda della fase del ciclo annuale. Il dimorfismo sessuale è relativo soprattutto ad alcune caratteristiche della livrea. Il maschio infatti ha una macchia bruno scura sul petto a forma di ferro di cavallo comune comunque anche al 50% delle femmine anche se in quest’ultime la macchia è più chiara e solitamente incompleta. Per poter stabilire il sesso con sicurezza si devono osservare le la colorazione e la striatura delle penne scapolari, le femmine presentano una striatura a forma di croce lorenese. Oppure durante il periodo riproduttivo la striscia periorbitale arancione dei maschi. Il piumaggio è principalmente di color grigio azzurro e castano rossiccio, i giovani sono più chiari degli aduti. I pulcini hanno una colorazione fulva con punteggiature e strisce nere.La starna è un uccello originario di steppe fredde, l’Italia centrale e i balcani sono l’ areale più meridionale in cui vive. Studi condotti su starne centroeuropee dimostrano infatti che una temperatura media superiore a 22 °C durante il periodo estivo fa aumentare la mortalità dei pulcini fino all’80%. In Italia la starna si trova in uno stato di decremento continuo perdurante da mezzo secolo. I motivi del declino della specie sono riscontabili nell’aumento di superficie agricola coltivata a monocoltura intensiva nelle zone di pianura, nell’abbandono dei terreni agricoli collinari e montani. Le popolazioni di starna più cospicue si trovano nel nord e lungo l’Appennino centro settentrionale . Un censimento di una ventina di anni fa ne stima una quantità tra 15000 e 16000 esemplari divisa in 14 sottopopolazioni. La maggior parte delle sottopopolazioni sono mantenute in equilibrio dai continui ripopolamenti per scopi cinofili.La starna è un animale stanziale e gregario, le dimensioni del gruppo hanno andamento stagionale, in inverno infatti per razionalizzare lo sfruttamento delle scarse risorse alimentari si possono fondere più gruppi familiari per formare brigate composte da più di 30 individui. Il volo è radete, veloce alterna rapidi battiti a brevi planate. Le ali durante il volo sono arcuate. Intorno al mese di febbraio comincia la fase preriproduttiva con la formazione delle coppie e la disgregazione delle brigate invernali. In questo momento comincia un’intensa attività di canto e una forte territorialità. La voce è tipica, una nota bassa metallica stridente e ritmica. Nel mese di aprile comincia l’attività riproduttiva vera e propria con la costruzione del nido che solitamente è una depressione del terreno tappezzata di foglie. La deposizione avviene ad intervalli regolari di uno due giorni e il totale di uova deposte è varia da 4 a 30 con una media di circa 15 a stagione riproduttiva. Le uova sono covate principalmente dalla femmina e schiudono in 23-25 gg, le nascite sono concentrate in giugno ma le schiuse possono andare avanti fino ad agosto. I pulcini sono nidifughi ed il gruppo familiare rimane omogeneo fino a 60 gg dalla schiusa dopo tende ad includere adulti soli o coppie che non si sono riprodotte. Per quanto riguarda l’alimentazione le starne si nutrono principalmente di semi e germogli, ma la componente animale (piccoli invertebrati) ha un’importanza notevole nelle prime tre settimane di vita dei pulcini e durante la fase riproduttiva. Le preferenze ambientali della starna sono solitamente spazi aperti in cui colture tradizionali di cereali e foraggere sono intervallati da piccoli frutteti e vigneti, molto importante è che vicino alle aree di foraggiamento vi siano degli incolti erbosi o cespugliati con siepi basse e piccoli boschi che non superino un terzo della grandezza del territorio.
 TORDO BOTTACCIO
 
                                                                                                                                                                                                                                        
                                                                                                                                        Ascolta il canto
 
 Il tordo bottaccio e’ il volatile piu’ apprezzato dai cacciatori da appostamento, lungo 23 cm, dal peso di circa 80 grammi.Migratore, specie oggetto di caccia specifica ha  piumaggio della testa e del dorso color castano-olivastro con sfumature grigiastre sul groppone, gola color crema con rare macchie castane, petto e ventre di un color bianco-giallastro con macchie ovali brune, dal piumaggio e’ praticamente impossibile riconoscere i due sessi.I giovani si riconoscono per la parte superiore della livrea giallastra.E’ il tipico uccello silvano; intendendo pero’ per  “selva” non il bosco d’alto fusto che ha scarsissimo sottobosco, ma il bosco ceduo molto cespugliato, poche’ il tordo e’ piu’ uccello da cespuglio che di albero.Ama l’umidita’ e la luce attenuata, piu’ il bosco e’ umido e scarsamente illuminato e piu’ gli piace. Scende spesso per terra a ricercare vermi, lombrichi, chiocciole, insetti, bacche.
Durante il periodo di migrazione si muove soltanto di prima mattina presumendosi giunto durante la notte, e sembra scomparire durante il giorno.
In Italia abbiamo qualche zona di riproduzione limitata alla fascia prealpina ed in alcuni grandi boschi appenninici.
Il nido e’ usualmente posto nel punto d’attacco tra il ramo ed il tronco per ragioni prudenziali, ma non a molta altezza dal suolo, dal diametro di circa 15 cm, costruito con fango, fili d’erba, erbe, foglie e rivestito di piume, muschio e piccoli legni marci che il tordo frantuma ed impasta con la saliva tanto da farne sembrare l’interno intonacato. Vi depone 4 o 5 uova di color azzurro punteggiato di nero. Le cova per quindici giorni ed i piccoli dopo circa venti lasciano il nido. La seconda covata avviene solitamente a meta’ giugno. I piccoli vengono alimentati con “picchiate” in volo dei genitori sul punto dove e’ posto il nido ed il cibo è composto da insetti e vermi in genere.
Il tordo è un insettivoro-frugivoro ma mostra una spiccata predilezione per le bacche di ginepro, di olive, e numerosi altri frutti, non disdegnando pero’ insetti ed in particolare lombrichi. Una delle caratteristiche del tordo e’ di riuscire a mangiare le chiocciole dopo avergli spezzato il guscio contro una pietra.
Il tordo è un uccello di passo, nella zona delle prealpi il medesimo inizia precocemente, addirittura nella prima meta’ di settembre, si ritiene pero’, che questi primi avvistamenti siano piu’ che altro dovuti a spostamenti di tordi nidificanti nella zona che all’approssimarsi dell’autunno tendono a diffondersi nei territori prospicenti la val padana.
Il passo vero e proprio inizia ai primi di ottobre e termina una ventina di giorni dopo (questo dato si riferisce alla migrazione del nord Italia, logicamente nel centro-sud si verifica con qualche giorno di ritardo).
Vi sono pero’ numerosi contingenti di tordi che si trattengono a lungo in zone favorevoli del centro-sud Italia.
I tordi che giungono in Italia attraversano i valichi delle Alpi provenendo dalla Germania e dalle regioni Carpatico-danubiane, hanno un comportamento migratorio individuale, vi sono esemplari che si attardano in determinati territori dove trovano pastura, mentre altri proseguono in fretta il viaggio, solitamente compiuto, per lunghi spostamenti, di notte ma anche caratterizzato da tragitti piu’ brevi durante la mattina.
Vi sono due importanti correnti migratorie, una , attraverso le Alpi Giulie porta i tordi in Piemonte ed in Liguria verso la Corsica, la Sardegna e la Tunisia. Un’altra importatnte rotta migratoria e’ quella adriatico-mediana che e’ percorsa dai volatili che giungono nel nord-est e nell’Italia centrale.
Il ripasso comincia a fine gennaio e percorre a ritroso quello invernale, proprio come e’ stato dimostrato dagli inanellamenti, gli stessi hanno anche consentito di stabilire quale puo’ essere la longevita’ del tordo.
Alcuni soggetti sono vissuti in cattivita’ per una quindicina d’anni, logicamente gli esemplari selvatici hanno un arco viatale inferiore.
Nel 1961 fu catturato a Cagliari un tordo inanellato a Castel Fusano il 31/10/1936. Il soggetto aveva un anello con la scritta Federcaccia-Coni-Roma 26664.

 

TORDO SASSELLO

                                                                                

                                                                                                                     Ascolta il canto

 Di poco inferiore al bottaccio come dimensioni (lunghezza totale 21-22 cm, peso 65 gr. Circa) ha costumi nettamente diversi dal medesimo.
Si distingue per il sopracciglio giallastro molto accentuato, ha tinte piu’ marcate bruno olivastre sul dorso e penne ascellari del sottoala color arancio, il petto è color biancastro tendente al ruggine.
Uccello dei paesi nordici, diffuso sin in Islanda, Scandinavia ed in tutta la Siberia, nonché in gran parte dell’asia.il sassello non nidifica in Italia, salvo rare coppie segnalate nella parte piu’ a nord del nostro paese.
La nidificazione del sassello avviene in maniera pressochè identica di quella del bottaccio,con l’unica differenza che il nido fabbricato con muschi ed erbe è di dimensioni leggermente inferiori.
Le uova vanno da quattro a sei ed hanno guscio azzurro-verdognolo con macchie rossicce, le cova per quindici giorni ed i piccoli abbandonano il nido dopo una ventina.
Neel’arco della stagione riproduttiva si hanno due covate,particolare molto significativo,sia gli adulti che i giovani d’annata si uniscono in branchi che potremmo definire”famigliari”per affrontare la migrazione.
Uccello di doppio passo, compie lunghe migrazioni per svernare nei paesi del sud europa, dai dati d’inanellamento si desume che i sasselli catturati in italia giungono da nord est, particolarmente dalla finlandia (circa il 35%) ed il rimanente dai paesi nord europei quali Inghilterra,Germania.
Durante il passo invernale, frequenta zone alberate ma pascola in campi aperti,è uccello meno arbusticolo del tordo, ama posarsi sulle punte dei rami piu’ alti, dove domina il territorio circostante, ha abitudini molto gregarie, migra in branchi numerosi, dove tutti i soggetti si comportano allo stesso modo, a differenza del bottaccio che potremmo definire piu’prudente, timido, silenzioso piu’ portato a nascondersi, il sassello è piu’ rumoroso, zirla in continuazione durante il volo per tenersi in contatto con i congeneri e paga a caro prezzo la sua gregarieta’ che lo porta a curare molto i richiami.il soggetto isolato è piu’ portato a nascondersi nel mezzo degli alberi, piu’ raramente del bottaccio si posa per terra.
Il passo in Italia coincide con il terminare della migrazione del bottaccio, inizia verso il venti d’ottobre e si protrae per circa un mese, le date sono puramente indicative inquanto il sassello non è soggetto da passo regolare, ed un po’ come la cesena si contraddistingue per annate caratterizzate da invasioni ed annate ove la sua presenza è praticamente nulla. Molto dipende dalle condizioni metereologiche, certi anni si ricordano massicci arrivi di sasselli ai primi giorni di dicembre e questo è dovuto a repentini cambiamenti climatici che impongono partenze immediate.
Raggiunge difficilmente la parte meridionale del nostro paese, amando il bosco d’alto fusto,non gradisce la macchia mediterranea.
Il sassello, migra come il bottaccio durante la notte, è frequente nelle notti di passo udire il suo “zii-zii” sibilo prolungato ripetuto a brevi intervalli.dopo le prime ore del mattino la migrazione si ferma. 
 
TORTORA
 
                 
                                                                                   Ascolta il canto 
 
 

La Tortora appartiene all’ordine Columbiformes, famiglia Columbidae, la stessa che comprende Colombaccio e Piccione.  La Tortora si differenzia da essi per le dimensioni ridotte (circa 27 cm), per la figura più snella e elegante, e per i caratteristici colori delle parti superiori. Le penne copritrici delle ali e del dorso sono color rossastro con il centro nero, le penne timoniere hanno il vessillo nero con parte terminale bianca, le zampe e i piedi sono rosso vivo e il becco è scuro con apice giallo. La gola e il petto, negli adulti, sono rosato tenue e sono presenti ai lati del collo due macchie bianche con strisce nere. I giovani esemplari di tortora non possiedono le macchie ai lati del collo e il petto è grigiastro. La tortora possiede un volo veloce e dritto, in cui si notano i battiti d’ala frequenti e nervosi, più a scatti che negli altri Columbidi. La Tortora si incontra isolata o in piccoli gruppi.La tortora frequenta zone aperte e cespugliose, in cui siano presenti aree boscate e siepi incolte, ma la si  incontra anche nei boschi riparali e nei boschi a Roverella. Gli ambienti preferiti per la nidificazione della tortora sono associati ad aree coltivate, che questa specie frequenta per cercare i semi e le granaglie di cui si nutre. Nelle regioni mediterranee la Tortora nidifica fino a 1300 m di altitudine, nelle parti più basse di alberi e cespugli. L’areale di nidificazione della Tortora comprende tutta l’Europa, ad esclusione di Islanda, Irlanda, Inghilterra del Nord e Scandinavia a Nord, e arriva ad Est fino al Mar Caspio. Specie completamente migratrice (unico Columbide), la Tortora sverna a sud del Sahara, sia nella regione del Sahel sia nella fascia a savana compresa tra Senegal e Etiopia. Nei quartieri di svernamento i gruppi di tortore si radunano in aperta savana, dove trovano sia semi di graminacee sia campi coltivati a riso, mais o sorgo (Tucker & Heath, 1994). In Italia la tortora è migratrice regolare, nidificante e svernante irregolare; nidifica su tutto il territorio nazionale, ad eccezione delle zone alpine.  

 
 

 

 

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La Smorfia della Regina  La Smorfia della Regina

La beccaccia porta fortuna anche in sogno. Purchè se ne sappiano interpretare le diverse situazioni traducendole poi in numeri da giocare al lotto. Anche questa è caccia......alla fortuna.

Se si sogna:

Una beccaccia: 73

Beccaccia in volo : 39

Beccaccia ferita: 42

Beccaccia morta : 70

Beccaccia mentre cova: 6

Beccaccia cucinata: 31

Beccaccia in gabbia : 13

Beccaccia mentre si spiuma : 60

Beccaccia catturata : 38

Beccaccia venduta : 82

Beccaccia comprata : 75

 


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